Dall’eskimo al ribelle inglese del ‘600, il look della protesta

Una volta erano l’eskimo, la keffiah o la felpa con cappuccio da calare sugli occhi. Simboli superati, ormai. O, quantomeno, passati in secondo, terzo piano. Perché la «contestazione 3.0» passa attraverso il web ma anche, e soprattutto, per questa faccina di plastica tutta bianca, le guance rosate, un sorriso indecifrabile, i baffi sottili e il pizzetto curato.

È la maschera di Guy Fawkes. O, meglio, del protagonista del film «V per Vendetta». Il nuovo simbolo, mondiale, della contestazione al potere politico, economico, culturale e religioso.
Da New York a Rio de Janeiro, da Londra a Madrid, da Tunisi a Istanbul passando per Atene. Dagli hacker di Anonymous agli Indignados spagnoli, dagli anticapitalisti di «Occupy Wall Street» ai giovani della Primavera araba, dai turchi di Gezi Park ai manifestanti che due giorni fa sono scesi per le strade di Roma. Migliaia di facce, tutte uguali. E guai a usare quel volto per altri scopi. Ne sa qualcosa Justin Bieber, il cantante idolo delle ragazzine. L’estate scorsa s’è fatto vedere con quell’oggetto in faccia. Il giorno dopo gli hacker di Anonymous gli si sono scagliati contro, inondando i suoi profili Facebook e Twitter con un minaccioso «Noi non perdoniamo. Non non dimentichiamo».
Arriva dal diciassettesimo secolo questa maschera-simbolo. Raffigura un ribelle — Guy Fawkes, appunto — che nel 1605 tentò di far saltare il Palazzo di Westminster, a Londra, con dentro re Giacomo I d’Inghilterra e tutti i membri del Parlamento. Fawkes fu scoperto poco prima. Si beccò la pena di morte. E ogni 5 novembre — nel Regno Unito e in Nuova Zelanda — festeggiano quel fallimento. Poi la vicenda è diventata lo spunto, nel 1982, per un fumetto («V per Vendetta») scritto da Alan Moore e disegnato da David Lloyd: in una Gran Bretagna «futuristica e distopica» — governata da una dittatura totalitaria — si muove V, un anarchico che va in giro con la maschera di Guy Fawkes e fa di tutto per far cadere il regime. Nel 2005 arriva il film, che prende lo stesso nome delle strisce, diretto da James McTeigue, sceneggiato dai fratelli Andy e Larry (poi diventata Lana) Wachowski. Quelli della trilogia «Matrix».
Tre anni dopo, la prima apparizione nel mondo reale. Con migliaia di attivisti di Anonymous — tutti nascosti dietro il viso plastificato di Guy Fawkes — in strada per denunciare gli abusi di Scientology. Da lì il boom. Tanto da spingere il Canada ad approvare una legge ad hoc: niente maschere durante le manifestazioni, pena la galera (fino a dieci anni).
Su Amazon il volto di «V per Vendetta» costa 1,99 dollari. Due anni fa, ha scritto il New York Times , quell’oggetto era tra i più venduti. La «Rubie’s Costume», l’azienda americana che la distribuisce, sta facendo affari. Così come Time Warner che detiene i diritti del film. «Ma noi non stiamo dando nemmeno un soldo ai capitalisti, perché le nostre sono realizzate altrove», ha precisato Anonymous alla Cnn .
«Sono molto contento che il volto di Guy Fawkes sia diventato il simbolo della battaglia contro la tirannia», ha detto alla Bbc Alan Moore, l’autore del fumetto. E chissà quanto sarà emozionato per quello che succederà il 5 novembre a Washington e in altre 351 città. Gli organizzatori di una marcia di protesta mondiale vogliono portare nelle strade un milione di persone. E tutte con quella maschera addosso.
Leonard Berberi



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