Dossier segreti e superlobbisti l’ultima sfida di Big Tobacco all’Europa no smoking

Il fumo ha reso all’improvviso irrespirabile l’aria di Bruxelles. Il Parlamento Europeo voterà oggi il giro di vite contro le sigarette. E la lobby del tabacco («un esercito pronto a tutto per sabotare la legge», copyright di Margaret Chang, numero uno dell’Oms) ha deciso di vendere cara la pelle: solo la Philip Morris, accusano i Verdi, ha sguinzagliato da tempo 161 lobbisti nei corridoi della Commissione. Dietro le quinte — dice il Corporate Europe Observatory — lavorano da mesi 24 ore su 24 pattuglie di guastatori in rappresentanza di nove aziende produttrici, 22 associazioni di settore e 12 aziende di pr. Armati di un budget — «largamente sottostimato dal Transparency register », ammoniscono i ben informati — da 5,3 milioni di euro.
I risultati si vedono: volano dossier al vetriolo, si moltiplicano i meeting carbonari e le voci di “gole profonde” foraggiate da Big Tobacco nel cuore dell’Europarlamento. L’obiettivo dei “crociati delle bionde” è chiaro: ritardare il più possibile l’ok alla direttiva dei “pacchetti-shock”. Ovvero, il provvedimento che obbligherà i produttori a pubblicare immagini dei danni da fumo sul 75% della superficie delle confezioni e metterà al bando le sigarette “slim” e quelle al mentolo, assieme a un po’ di varietà di tabacco tra cui — purtroppo per l’Italia — quel “Burley” che dà lavoro a migliaia di persone nel nostro Paese.
La posta in gioco è altissima. Il mercato vale 126 miliardi e «il via libera alla direttiva farà saltare 175 mila posti e 5 miliardi di entrate fiscali nel Vecchio continente», assicura uno studio di Roland Berger che profuma di fumo lontano un miglio. Solo Roma, per dire, ha incassato dalle accise 6,9 miliardi nei primi otto mesi del 2013. La potenza di fuoco messa in campo da Big Tobacco per difendersi dallo tsunami Ue è all’altezza delle cifre in ballo: gli uomini della Philip Morris, secondo un documento interno finito in mano alla rappresentanza verde di Bruxelles, hanno incontrato tête-à-tête 233 europarlamentari, un terzo del totale, tra cui metà della delegazione del partito Popolare, da sempre il più attento alle loro ragioni. «Siamo sottoposti a pressioni senza precedenti nella storia della Commissione », ha confidato alla
Reuters un funzionario irlandese. Un esempio? «I produttori di sigarette sanno dopo 24 ore ciò di cui abbiamo discusso a porte chiuse impegnandoci alla riservatezza». Il governo inglese è rimasto di sasso quando ha ricevuto una lettera di protesta dalla Imperial Tobacco per la posizione espressa a Bruxelles poche ore prima da un suo rappresentante in un meeting (in teoria) segretissimo.
Le associazioni per la lotta al cancro — il fumo fa 700mila vittime l’anno in Europa — hanno deciso di dire basta. Due giorni fa hanno preso carta e penna e scritto una missiva di fuoco al presidente del Parlamento Martin Schulz. «Siamo impressionati dal livello d’intrusione raggiunto dai lobbisti nelle istituzioni comunitarie », hanno messo nero su bianco, minacciando cause contro i politici che si sono incontrati in segreto con i pasdaran della sigaretta. «Io sono stato contattato da almeno 40 di loro in sei mesi», ha ammesso candido candido Karl Heinz Florenz, del Partito popolare.
La pressione di Big Tobacco ha dato i suoi frutti. L’ok alla legge anti- fumo è stato posticipato già una volta il mese scorso «per il pressing dei produttori», ha spiegato senza giri di parole Vytenis Andriukaitis, ministro della salute della Lituania che in qualità di presidente di turno dell’Unione ha il pallino in mano. La lobby pro-fumo è riuscita pure a convincere David Cameron a congelare l’introduzione in Gran Bretagna del pacchetto “no-logo”, quello senza il nome del produttore, in attesa che arrivino i primi dati (serviranno anni) dell’esperimento avviato in Australia. Sarà un caso, dicono a Bruxelles, ma la Marlboro ha tra i suoi consulenti la Crosby Textor Fullbrook, azienda di pr dove ha una quota importante Lynton Crosby, lo spin-doctor del leader inglese.
Un giallo mai risolto è quello dell’addio di John Dalli, ex commissario alla salute dimessosi un
anno fa dopo che un mediatore aveva chiesto una mazzetta a Swedish Match, produttrice di tabacco da fiuto (a rischio di bando), per farle incontrare Dalli. Lui ha sempre smentito, sostenendo di essere vittima di un complotto della Tabacco Spa per farlo fuori. La giustizia maltese l’ha scagionato. Ma la stampa Usa, riaprendo le polemiche, ha raccontato di recente di alcuni suoi misteriosi appuntamenti nella banche delle Bahamas proprio all’inizio dell’inchiesta.
L’obiettivo numero uno di Philip Morris & C. è quello di riuscire già nel voto di oggi a guadagnare altro tempo. Magari congelando i negoziati con i singoli paesi membri fino all’ok di tutti gli emendamenti. In questo caso il dossier traghetterebbe nelle mani della Grecia — da sempre sensibilissima ai loro diktat — che sarà alla guida della comunità da gennaio. I superlobbisti stanno lavorando sodo. E ogni giorno di rinvio sono 24 ore guadagnate prima di veder andare in fumo, come temono i big del tabacco, un bel po’ dei loro super-profitti.


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