Fastweb: 15 anni a Mokbel, assolto Scaglia

ROMA — Diciotto condanne e sette assoluzioni. Finisce così, dopo tre anni, 56 arresti e una camera di consiglio durata dieci ore, il processo di primo grado per la megafrode fiscale da circa 365 milioni di euro che aveva coinvolto anche Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Aziende che, però, ieri sono state assolte simbolicamente insieme ai loro vecchi vertici: il fondatore e presidente di Fastweb, Silvio Scaglia, e l’ex ad di Tis, Stefano Mazzitelli.
Secondo i giudici della prima sezione penale del tribunale di Roma, i manager non sapevano quello che stava succedendo attraverso un giro di schede telefoniche. Non sapevano di quella che l’accusa ha definito come «la più grande truffa mai messa in piedi in Italia». Non sapevano. Anche se per quelle accuse hanno fatto mesi di carcere. Sapeva invece bene come stavano le cose, anzi le aveva create, il faccendiere napoletano con una passata militanza ed attuali amicizie nell’estrema destra Gennaro Mokbel: condannato a 15 anni. Era lui, secondo una ricostruzione che ha retto in aula, l’ideatore di un sistema di megariciclaggio da due miliardi di euro, la mente di tutta l’operazione. E poteva contare su una schiera piuttosto folta di collaboratori, prima fra tutti la moglie, Giorgia Ricci, alla quale è stata inflitta una pena di 8 anni, e il suo consulente Carlo Focarelli (11 anni).
Ma dalla manovalanza criminale alle stanze dei bottoni il passo era impegnativo. E l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei pm Francesca Passaniti e Giovanni Bombardieri che voleva che anche i vertici aziendali avessero dato l’ok alla frode non ha convinto i giudici. Con Scaglia e a Mazzitelli sono stati assolti altri colletti bianchi: gli ex funzionari di Telecom Italia Sparkle Antonio Catanzariti e Massimo Comito e gli ex dirigenti di Fastweb Mario Rossetti e Roberto Contin. Tutti innocenti per «non aver commesso il fatto» o perché «il fatto non costituisce reato».
«Sono contento di aver combattuto questa battaglia. Dovevo farlo e per questo sono rientrato dall’Italia: era l’unico modo per dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti», ha spiegato Silvio Scaglia, visibilmente commosso
dopo la lettura del dispositivo (per lui la procura aveva chiesto una pena di 7 anni). Estraneità che, però, è stata certificata solo ieri, dopo che l’ingegnere ha scontato più di un anno di detenzione tra carcere e domiciliari. «Il mondo è un posto imperfetto — ha continuato — Quando succedono cose di questo tipo, ti senti una vittima. Poi, però, ti guardi intorno e scopri che non sei solo: in Italia ci sono decine di migliaia di innocenti che stanno dietro alle sbarre. E in fondo, la prigione è il meno. La cosa più terribile è stata la tensione che questa cosa ha scaricato sulle spalle delle famiglie e delle imprese che garantiscono migliaia di posti di lavoro. Aziende che oggi sono state assolte con noi», ha detto. Così anche l’ex manager di Telecom Italia Sparkle, Stefano Mazzitelli (anche per lui l’accusa chiedeva 7 anni): «È la fine di un incubo. Ora qualcuno dovrà riflettere: ci sono persone che hanno fatto un anno di carcere. E oggi si sa che quella detenzione è stata ingiusta».


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