I 5+1 a Ginevra, in ballo la fine delle sanzioni Usa

Alla vigilia degli incontri gli Stati uniti hanno assicurato che i nuovi negoziati potrebbero determinare la fine delle sanzioni. Ieri, il vice ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha dichiarato che il piano presentato a Ginevra è stato accolto positivamente. La presentazione in Powerpoint, di cui non sono noti tutti i dettagli, del ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha raccolto l’immediato ottimismo dei negoziatori internazionali. «Come chiudere una crisi non necessaria, aprendo nuovi orizzonti»: è il titolo ad effetto scelto dai negoziatori iraniani. Con l’avvio dei negoziati, sul proprio account Facebook, Zarif ha annunciato: «Vogliamo cambiare l’approccio degli ultimi sei anni, che non ha dato risultati». 
A tuonare contro un alleggerimento delle sanzioni all’Iran sono state le autorità israeliane. In un documento del Gabinetto di sicurezza si sostiene che Israele non si oppone ad un programma nucleare iraniano «pacifico», ma «come è stato mostrato in molti paesi, programmi pacifici non richiedono l’arricchimento di uranio o la produzione del plutonio». Ma a calmare gli entusiasmi ci pensano anche gli ultra-conservatori iraniani che hanno accolto il presidente Rohani di ritorno dagli Usa con diffuse contestazioni. Così Ali Akbar Salehi, ex ministro degli Esteri ha spiegato che la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei ha l’ultima parola per le nuove iniziative sul programma nucleare. Mentre il quotidiano ultraconservatore Kayhan scrive «l’atmosfera di Ginevra non corrisponde alla realtà. L’America non cerca una riconciliazione ma vuole distruggere l’orgoglio e la dignità iraniana».
Le sanzioni all’Iran colpiscono direttamente la popolazione. Ma prevedono restrizioni anche per i leader iraniani: dal divieto di espatrio per gli scienziati nucleari di Tehran ai limiti al commercio di beni che possono essere utilizzati per fini militari. Nel 2010, il Consiglio di sicurezza ha anche adottato alcune sanzioni contro i pasdaran, sospettati di avere un ruolo chiave nel programma nucleare. Inoltre, l’Unione europea ha bloccato l’import e l’export di armi, di tecnologia che può essere usata a fini militari o nucleari e di telecomunicazioni. Ha poi bandito ogni forma di finanziamento al settore petrolifero, del gas e ha messo sotto stretta osservazione le transazioni finanziarie da e verso l’Iran. Nel 2013 l’Agenzia per l’energia atomica internazionale (Aiea) ha denunciato l’incremento della capacità di arricchire l’uranio dopo l’installazione di centinaia di nuove centrifughe nella centrale di Natanz. E così, i cinque componenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite insieme alla Germania hanno chiesto alle autorità iraniane di sospendere al 20% l’arricchimento dell’uranio e di spedire le riserve all’estero. Tuttavia, prima dell’elezione di Hassan Rohani a presidente della Repubblica iraniana, Washington ha inserito altre 20 aziende (incluse industrie energetiche e navali) e personalità politiche (incluso l’ex vice-ministro alla difesa Reza Mozaffarina) nella lista nera delle sanzioni all’Iran.


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