Maxi-piano Ue per salvare i profughi

ROMA — La tragedia di Lampedusa smuove le coscienze dei governi europei e qualcosa a livello di Unione si muove. Nella richiesta di aiuto per evitare nuovi drammi l’Italia è appoggiata dalla Commissione europea. Una sponda politica che di per sé non è però sufficiente, visto che in tema di immigrazione sono le cancellerie ad avere l’ultima parola. Ma il dato che arriva dal Consiglio dei ministri dell’Interno dell’Unione è confortante, con l’apertura del fronte dei nordici, Germania inclusa. Questa è la lettura di Angelino Alfano che ha partecipato alla riunione nel Granducato. Che qualcosa stia cambiando lo dimostra anche la visita di oggi a Lampedusa del presidente della Commissione Barroso (che sta cercando fondi per annunciare un aiuto europeo all’isola) e del responsabile agli Affari Interni Cecilia Malmstrom accompagnati da Letta e Alfano. E Letta, insieme al ministro Enzo Moavero, sta lavorando per far inserire all’ordine del giorno del summit europeo del 24 ottobre l’immigrazione con l’obiettivo di ottenere una dichiarazione dei leader per l’inizio di un percorso che porti a una «politica organica» dell’Unione sull’immigrazione, la cui realizzazione sarà al centro delle presidenze Ue di Grecia e Italia del prossimo anno.
Ieri a Lussemburgo la giornata si è aperta bene, con la Malmstrom che ha annunciato la richiesta ai ministri dei 28 di «una grande operazione Frontex per il “salvataggio sicuro” dei migranti da Cipro alla Spagna». Un impegno politico in aiuto di Alfano, che entrando al vertice parla di «bel segnale». Già, perché rafforzare la dotazione di navi e aerei in pattuglia nel Mediterraneo per assistere (non respingere) i barconi in arrivo dal Nord Africa è una delle priorità italiane. Con Alfano che chiede «un piano d’azione europeo per il salvataggio di vite umane» e un aumento dei mezzi di fronte alle nostre coste, visto che al momento la Spagna gode di un aiuto superiore al nostro. Al termine della riunione la Malmstrom annuncia la creazione di una «task force tra l’Italia e la Commissione» per mettere a punto la lista di quanto serve a Roma per far fronte all’arrivo dei migranti. Alfano dà una lettura politica della riunione ed esulta perché «per la prima volta ho visto aprirsi un varco di consapevolezza di fronte a questo dramma da parte dei paesi del Nord Europa, compresa la Germania». La Malmstrom però spiega che «è presto per potersi esprimere» su quanto si potrà ottenere. Il punto è che Frontex lavora con mezzi dei governi, non di Bruxelles e quindi serve un accordo tra capitali (al summit di fine mese Letta insisterà proprio su Frontex).
Alfano non ha voluto affrontare il tema dell’abolizione della Bossi-Fini, limitandosi a dire che non era al centro della riunione di ieri: «Non indeboliamo il fronte nazionale dividendoci in polemiche interne». Il vicepremier ha però riconosciuto che c’è stato «un mutamento delle cause delle migrazioni che oggi in prevalenza non hanno più ragioni economiche, si tratta di gente che fugge dalle guerre». La Malmstrom, pur non potendo intromettersi in un dibattito interno, ha fatto capire cosa ne pensa: «È una questione politica italiana e non sta a me commentare, ma ho sempre sostenuto l’apertura verso l’immigrazione e quindi spero che il dibattito porti a un buon risultato». Come dire, non ho poteri per imporlo, ma la Bossi-Fini va abolita.
Ieri ad Alfano non è invece andata bene sull’aggiornamento delle regole Ue sui rifugiati. La Germania ha bocciato la richiesta di modificare il regolamento di Dublino, ovvero ha detto di no a una distribuzione obbligatoria dei rifugiati tra i paesi europei. Il ministro dell’Interno Friedrich ha parlato di richiesta «incomprensibile » visto che «la Germania è il Paese che ne riceve di più, più di 100mila con un rapporto di 946 per un milione di abitanti,
in Italia sono 260 per milione ». La Germania è stata appoggiata da Svezia e Danimarca. Alfano ha insistito affermando che l’Italia porterà avanti «una grande battaglia culturale per cambiare le regole». Non si tratta solo di collocare i rifugiati, ma anche di avere assistenza Ue (fondi e mezzi) nella loro gestione dopo gli sbarchi. Altro tema centrale è quello di accordi con i paesi di partenza per limitare le partenze: l’Italia chiede che siano stipulati a livello Ue per avere maggiori fondi per l’assistenza e più capacità contrattuale, ma tra Egitto e Libia è difficile trovare governi in grado di chiudere accordi e garantirne il rispetto. Proprio ieri però c’è stata una prima intesa tra Roma e Tripoli: i guardacoste libici, formati dalle forze di polizia italiane, pattuglieranno le proprie coste entro tre miglia.


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