Renzi -Letta, pranzo con accordo Il sindaco: tifo per un governo solido

ROMA — Una giornata nel guado, cercando di capire quali mosse preparare nella partita a scacchi con Silvio Berlusconi. Sulla prima, quella che farà questa mattina Enrico Letta, il partito è ufficialmente unanime: sostegno pieno al tentativo del premier di andare avanti seriamente, con una maggioranza ancora a larghe intese, ma deberlusconizzata. La mossa successiva dipenderà da quel che farà il Cavaliere ma anche dalla reazione dei «diversamente berlusconiani». In questa complicata partita, il premier ha incontrato alcuni dei principali esponenti del Pd, a cominciare da Matteo Renzi. Che ha confermato il suo sostegno al tentativo di Letta di andare avanti.
Ma è in serata, alla riunione dei gruppi, che Guglielmo Epifani tira le fila della situazione: «Domani è il giorno della verità. Letta mi ha detto che il suo sarà un discorso molto fermo, senza sconti, netto, approfondito e inequivoco». Il segretario non nasconde la soddisfazione per le mosse del Cavaliere: «Berlusconi ha sbagliato tutto. È una crisi sbagliata nei motivi, nei tempi, nei modi. Berlusconi perde politicamente prima di tutto nel Paese, perché tutti chiedono il contrario di ciò che sta facendo». A questo punto l’auspicio di Epifani è che Letta riesca a ripartire con «una traiettoria netta»: «Auspico che la fiducia venga data anche dalla parte del Pdl sensibile al Paese. È la nostra fermezza che ha favorito la divisione del Pdl». Poi la battuta finale: «Qualcuno vuole parlare? Non offro cene a nessuno». Come invece aveva fatto il giorno prima Berlusconi con Fabrizio Cicchitto. Ma l’assemblea si è chiusa così, all’unanimità.
In poche ore ieri si è passati da un’ipotesi di crisi immediata a una di prosecuzione della legislatura con l’esecutivo Letta fino al 2015. Anche per questo si è reso necessario l’incontro tra Letta e Renzi. Il premier gli ha chiesto garanzie di fedeltà, anche perché nel caso di prosecuzione, il congresso con le primarie si terrà regolarmente l’8 dicembre e il sindaco di Firenze potrebbe insediarsi alla guida del partito. Non è un segreto per nessuno che il suo arrivo potrebbe destabilizzare il governo. E un’azione ai fianchi del segretario potrebbe logorare il premier. Ma Renzi ha voluto sgombrare il campo da ogni illazione e ha scelto di incontrare Letta: «Nel momento di maggiore difficoltà del governo Letta, anche se qualcuno mi dice che mi converrebbe fare diversamente, gli ho voluto assicurare che non porrò alcun ostacolo. In un Paese serio, in momenti come questi ci si comporta con responsabilità».
Alla buvette, Rosy Bindi, che non si è schierata per nessun candidato, riflette su Renzi: «Ora deve pensare bene a cosa vuole fare. Non deve avere fretta, anche perché i veri leader si scoprono alla distanza». E il sindaco di Firenze sembra aver scelto questa strada, a leggere il suo messaggio sui social network: «Ho detto oggi al premier Letta che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino, spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia. Il resto lo lascio ai professionisti della chiacchiera».
Bisognerà vedere come sarà, se sarà, il nuovo esecutivo. Se sarà libero dal gravame berlusconiano, Letta potrebbe ripulirsi l’immagine agli occhi degli elettori di centrosinistra e il suo governo potrebbe avere una navigazione più fluida, marginalizzando il Pd. Ipotesi questa decisamente poco gradita dal possibile neosegretario Renzi.
Per tutto il giorno il Pd ha temuto un passo indietro di Berlusconi, un suo ritorno sulla scena. «Se fanno così è chiaro che ci inguaiano – ragiona Marina Sereni — noi dovremmo andare avanti sapendo che hanno la lingua biforcuta». «Rischiamo la palude», dice il renziano Lorenzo Guerini. Ma molti puntavano e puntano su un discorso duro, durissimo, di Letta, pieno di paletti che rendano irricevibile l’offerta di fiducia al Cavaliere. Fabrizio Barca ne vorrebbe innanzitutto due: «Sta al partito subordinare il sì alla legge elettorale subito e a una legge di stabilità che spinga lavoro e consumi». Gianni Cuperlo insiste sul no a Berlusconi: «Non può esserci più alcuna interlocuzione con chi calpesta le regole. Letta farà un discorso forte, di ampio respiro».
Alessandro Trocino

 


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