Scelta civica si avvia alla scissione Monti: non fatevi svendere

ROMA — Monti va via dal vertice di Scelta civica, non partecipa alla riunione notturna del direttivo del partito che ha fondato, però detta una linea di grande durezza. La sua uscita di scena, scrive al vicepresidente, Alberto Bombassei, contribuirà «ad isolare quei pochi che, ottenuto il loro seggio in Parlamento o al governo col nostro simbolo, oggi vogliono superare Scelta civica in nome di nuovi progetti che appaiono non coerenti con i nostri valori costitutivi. Chi vuole “superare” Scelta civica dopo essersene servito, merita una vostra reazione».
Il dibattito al direttivo in via Poli, a due passi da Montecitorio e da Palazzo Chigi, si è concentrato sulla separazione dei gruppi parlamentari: Scelta civica da una parte e Udc dall’altra assieme al ministro Mario Mauro, ex Pdl. A volere la separazione Della Vedova, ex finiano, Andrea Romano e Carlo Calenda, che vengono dal movimento di Montezemolo, Linda Lanzillotta, ex Pd. A cercare una ricucitura i cattolici Dellai (ex margherita), Olivero (Acli), Giro e Santerini (Sant’Egidio). Spiega Mario Marazziti, anche lui della Comunità di Sant’Egidio: «La frammentazione è un suicidio, la strada verso l’irrilevanza. Monti, Mauro e Casini hanno tutti come obiettivo ideologico il Partito popolare europeo. Per questo litigano?».
I cattolici propongono un congresso che definisca programmi e identità del partito. Ma anche i montiani (i seguaci dell’ultimo, duro, Monti) come Romano vogliono un congresso: dopo però la fine del «fidanzamento» nei gruppi parlamentari con Casini e l’Udc. Perché la convinzione è che Mauro abbia «strappato» da Monti, giovedì, avendo all’orizzonte — più o meno lontano — l’accordo con Casini e soprattutto con Alfano e i moderati Pdl, ammesso che mai dovessero lasciare Berlusconi. Un’operazione che vedrebbe un passaggio intermedio, in una formazione «Popolari per l’Italia», in attesa che le situazioni evolvano. Un centro allargato, che da tempo è nella mente di Pier Ferdinando Casini.
Ma dentro Scelta civica i numeri quali sono? Alla Camera la linea di Monti contro Casini è largamente prevalente fra i 47 deputati. Il Senato invece è il luogo dove è nato lo scontro: undici senatori più uno (Mario Mauro) hanno firmato la lettera di appoggio incondizionato al governo e di bocciatura delle critiche di Monti alla legge di Stabilità. Lettera che ha provocato le dimissioni di Monti. Al Senato Mauro è in maggioranza e ci sono anche i numeri (dodici, appunto) per formare un gruppo autonomo, fuori da Scelta civica. Alla Camera i numeri mancano: ci sarebbero soltanto gli 8 Udc e una manciata di ex Scelta civica (servono venti deputati). I deputati si riuniranno oggi, i senatori domani.
Al direttivo ieri sera non c’era Monti, non c’era Mauro, impegnato a Bruxelles come ministro della Difesa e non c’era neanche Maria Paola Merloni, che ieri si è dimessa da vicepresidente di Scelta civica. Merloni è una delle undici firmatarie della lettera «anti-Monti». Il filo conduttore della lettera era l’appoggio al governo Letta. Monti nel suo messaggio a Bombassei nega che Scelta civica abbia dato scarso appoggio a Letta: «A volte qualche strattone può essere utile e necessario, senza dover essere accusati di oscure trame volte a mettere a repentaglio la vita del governo. In questi mesi le turbolenze, le minacce e i diktat al governo sono venuti piuttosto dal Pd e soprattutto dal Pdl che ha cercato di usare il governo, a volte riuscendoci, per adempiere a carico dello Stato alle sue promesse elettorali». Mauro dice invece di lavorare per «un centro popolare liberale, che collabori, rimanendo distinto e competitivo, con una sinistra riformatrice». Chiede che non si «cacci» dai gruppi l’Udc e chiede il congresso. La frattura sembra ormai troppo larga.
Andrea Garibaldi


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