Appoggio «pieno» o dimissioni Il ministro prepara il discorso

ROMA — È appesa alle decisioni del Partito democratico e ne è consapevole. Per questo Annamaria Cancellieri prepara il discorso che dovrà pronunciare domani alla Camera lasciando in sospeso la conclusione. La decisione è presa: se prima dell’arrivo a Montecitorio non avrà la garanzia di un appoggio pieno da parte del Pd, presenterà le dimissioni. E i motivi li spiegherà proprio nell’aula, sottolineando come «nel caso che mi riguarda non c’è alcuna questione giudiziaria, ma soltanto un accanimento politico che mi ha portato sino a qui».
La linea è questa, condivisa con il presidente del Consiglio Enrico Letta e con il capo dello Stato Giorgio Napolitano che continuano a sostenerla e lo faranno fino al dibattito parlamentare. Affrancati dalla scelta della Procura di Torino «che ha mostrato grande correttezza e autonomia». Tanto che in serata proprio dal Quirinale si fa filtrare l’apprezzamento «per la correttezza e il rigore della Procura di Torino», rendendo così esplicite le preoccupazioni che avevano segnato le ultime ore.
Comincia presto la giornata del ministro della Giustizia, perché la lettura dei giornali conferma che a breve i titolari dell’inchiesta decideranno se iscrivere il suo nome sul registro degli indagati per il reato di «false dichiarazioni al pm». Più volte negli ultimi giorni la Guardasigilli ha evidenziato di essere stata lei a rivelare – durante l’ormai famoso interrogatorio del 22 agosto scorso – le telefonate con Antonino Ligresti, «dunque non si capisce perché avrei dovuto mentire sul fatto che fossero due o tre visto che i magistrati non ne avevano ancora contezza». Però di questo discutono gli inquirenti e l’inquietudine si scioglie soltanto quando un comunicato diramato dal procuratore Giancarlo Caselli esclude la possibilità di procedere, pur precisando che gli atti saranno inviati a Roma per «eventuali approfondimenti».
Il primo contatto è con il Quirinale, arriva la conferma – semmai ce ne fosse stato bisogno – di un appoggio pieno. Poi c’è la telefonata con Angelino Alfano. Il titolare del Viminale le manifesta «sostegno incondizionato». Del resto non è un mistero che l’eventuale «caduta» della Cancellieri metterebbe a rischio la tenuta dell’intero governo e il vicepremier – che ha appena guidato la scissione interna al Pdl scommettendo proprio sulla necessità di andare avanti con questo esecutivo – teme contraccolpi anche rispetto al proprio ruolo e al proprio futuro politico.
Molti altri ministri in questi giorni l’hanno invitata a rimanere, ma le pressioni affinché lasci l’incarico continuano a essere forti e arrivano da svariate parti politiche. Ed è proprio questo a rendere ancora impossibile prevedere l’esito del voto sulla mozione di sfiducia presentata dal Movimento cinque Stelle. Soprattutto tenendo conto dell’annuncio di Pippo Civati, candidato alla segreteria pd, sul deposito di un’analoga richiesta. Ma anche analizzando le dichiarazioni di alcuni esponenti politici che si credeva l’avrebbero sostenuta sino alla fine e invece adesso non danno nulla per scontato.
La posizione che maggiormente sembra sorprendere e amareggiare Cancellieri è quella di Mario Monti che la volle nel governo da lui guidato affidandole un incarico di primo livello come il Viminale e adesso non si sbilancia sul voto in Parlamento e ci tiene anzi a sottolineare «l’inopportunità di certe telefonate». Si dà invece per scontato che tra gli esponenti di Sel e della Lega non ci sarà alcun appoggio. Dunque si rimane puntati sul Pd.
I contatti tra lo staff del ministro e quelli del responsabile dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini sono continui, la linea è sempre aperta proprio per decidere insieme come procedere. E fin dove spingersi. L’ipotesi, ventilata in mattinata, sulla partecipazione di Letta all’assemblea del Pd per sostenere la fiducia al suo ministro, è ancora aperta. Intanto ci si affida però agli altri leader, quindi si mostra apprezzamento per la posizione di Massimo D’Alema che parla di «correttezza del ministro» ed evidenzia «l’inopportunità di rimanere, soltanto se risultasse indagata». In attesa della conta finale ci si concentra sulla stesura del discorso che pronuncerà alla Camera.
Secondo le indiscrezioni della vigilia il «caso Ligresti» sarà affrontato soltanto per ribadire «la correttezza del mio operato, perché mai ho travalicato i miei compiti e soprattutto mai ho mentito né ai magistrati né al Parlamento». Il resto riguarderà il programma, le cose da fare in futuro «la necessità di avere tutti come unico obiettivo gli interventi sull’emergenza carceri e su tutti gli altri problemi legati al processo civile e a quello penale». Ma una parte ampia sarà dedicata «alla questione politica, dunque alla necessità di poter rimanere soltanto con la consapevolezza di aver fugato ogni dubbio affinché non si possa in futuro dubitare della mia correttezza e trasparenza».
Prima del dibattito parlamentare di due settimane fa Cancellieri aveva dichiarato: «Non sarò mai un ministro dimezzato». Lo ripeterà domani chiedendo «un sostegno pieno e convinto perché il lavoro da fare è tanto e senza la coesione non si può andare avanti». Consapevole che questa storia ha comunque segnato il suo mandato.
Fiorenza Sarzanini


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