Gli Sos dalle celle dei prigionieri in Russia

Messaggi inviati a parenti, amici, sostenitori, oltre che, ovviamente, a Greenpeace. Il settimanale britannico The Observer ieri ne ha pubblicato una parte, insieme a foto e a disegni, ripercorrendo la storia del gruppo di ambientalisti-pacifisti provenienti da 18 Paesi, tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro. Si parte così dai primi tweet del 18 settembre, quando due di loro avevano tentato di scalare la piattaforma petrolifera della Gazprom per appendere uno striscione, ma sono fermati dalla guardia costiera russa. E si segue poi tutta l’escalation: il giorno dopo la nave di Greenpeace «Arctic Sunrise» viene abbordata sempre dalle autorità russe che arrestano gli altri 28 del gruppo. Il 24 la nave arriva al porto di Murmasnk e agli «Arctic 30» vengono contestati i reati di «pirateria» e «teppismo», poi la prima accusa decade. Ma anche il solo «teppismo» può costare una condanna a sette anni. In attesa del processo, mentre il mondo intero preme su Mosca finora senza risultati, gli «Arctic 30» restano in carcere. Separati tra loro, increduli, disperati: domani saranno 50 giorni dal loro arresto.


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