Il percorso a ostacoli per l’adozione in Italia

ROMA — Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è chiaro, diretto: «Poter essere accolto e crescere all’interno di un ambiente familiare sereno rappresenta un fondamentale diritto del minore, un bene sociale irrinunciabile». Per questo nella Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia il capo dello Stato approfitta per lanciare un monito al Parlamento.
«Il Parlamento — dice Napolitano — deve intervenire su affidi e adozioni. Già nella scorsa legislatura la Commissione parlamentare per l’infanzia aveva svolto accurate indagini da dove erano emersi rilevanti cambiamenti intervenuti nelle scelte delle famiglie sulle adozioni. Altre risposte alle emergenze sono arrivate dalla magistratura, ma spetta al legislatore il compito di affrontare in modo organico i seri problemi finora individuati».
Anche Pietro Grasso, presidente del Senato, lancia un appello in favore dell’infanzia: «Basta torpore, svegliamoci. Servono misure contro disagio e povertà».
Nella Giornata dell’infanzia si scopre che in Italia quasi un bambino su 5 (il 17 per cento per la precisione) vive sotto la soglia della povertà e oltre il 10 per cento dei ragazzi non è iscritto a scuola e non lavora.
Dati che Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia, conosce benissimo, lei che presidente della Commissione bicamerale dell’infanzia lo è diventata da poco, e anche per queste cifre ha voluto organizzare la Giornata puntando l’indice su quella che in Italia sta diventando una vera piaga: le adozioni.
È sempre più difficile adottare un bambino qui da noi. I numeri della Cai, la Commissione internazionale delle adozioni ci dicono che siamo tornati indietro di dieci anni, sia per le adozioni nazionali sia per le adozioni internazionali.
Per capire: tra il 2007 e il 2011, le domande di adozione nazionale sono calate del 33 per cento, quelle internazionali del 22 per cento, dell’affido del 14 per cento. Non è certo perché sia calato il desiderio di adottare bambini. Sono le difficoltà interminabili, burocratiche e non, che scoraggiano i possibili genitori.
Dice Michela Vittoria Brambilla: «Bisogna cambiare le regole. Non può passare l’idea che per generare un figlio basta essere normali, mentre per adottarne uno occorrono qualità eccezionali. C’è un atteggiamento a volte troppo sospettoso verso gli aspiranti genitori».
Dall’indagine fatta dalla Commissione adozioni sono venute fuori davvero molte difficoltà per chi chiede di avere un bimbo in casa. Spiega Brambilla: «Oltre all’incidenza della crisi economica, uno dei deterrenti principali nella scelta di adottare è costituito proprio dalla complessità delle procedure».


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