L’economia marcia da sola

BUCAREST. Dei 28 stati dell’Unione europea, la Romania è quello che, nell’ultimo trimestre, ha registrato la crescita economica più marcata. I dati sono stati forniti da Eurostat e indicano una crescita dell’1,6% a fronte di una crescita media della zona euro dello 0,1%.
Malgrado la crisi e tagli alla spesa pubblica che nel corso degli ultimi anni hanno fortemente colpito la popolazione romena, sembra che i motori dell’economia stiano ancora girando e lasciano ancora un po’ di speranze ai romeni che ciononostante, sempre secondo Eurostat, restano i cittadini più poveri d’Europa, con un quarto della popolazione che vive sotto la soglia di povertà.
Oltre alle aspettative
Quello della crescita nell’ultimo trimestre è un dato importante, sottolineano dall’Ins (Istituto nazionale di statistica) rimarcando come quest’ultima sia stata del 4,1% superiore rispetto a quella del periodo luglio-settembre del 2012. L’1,6% supera anche le stime degli analisti economici che avevano previsto una crescita attorno all’1,1%.
La stampa di Bucarest ricorda inoltre che secondo il governo, la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale la crescita complessiva del paese per l’anno in corso sarà del 2,2% mentre per l’anno prossimo secondo le stime si dovrebbe attestare tra il 2,1 e il 2,2%. La stessa stampa sottolinea come la finanziaria 2014 si basa proprio su un aumento del Pil del 2,2%. I principali fattori che hanno dato quest’impulso all’economia romena sarebbero agricoltura e la crescita delle esportazioni.
2014, un anno difficile
L’anno prossimo si preannuncia comunque difficile. La Finanziaria del 2014, già varata dall’esecutivo e ora nelle mani dei parlamentari, prevede un aumento delle pensioni del 3,76% e la crescita dello stipendio minimo a 200 euro. Il tutto in due successive tappe. Previsto inoltre che medici e farmacisti all’inizio della carriera abbiano diritto a una borsa di studio di 150 euro mensili e inserito in finanziaria un aumento del 10% degli stipendi degli insegnanti ai primi anni di insegnamento e degli assistenti universitari. Ma con quali costi?
A chiederlo pubblicamente è stato il presidente Traian Basescu, in un perpetuo conflitto con l’attuale governo. Basescu ha minacciato di rimandare al parlamento la finanziaria se il governo non rinuncerà all’aumento delle imposte sul carburante. Basescu si è detto pronto, se necessario, anche a ricorrere contro la finanziaria presso la Corte costituzionale per evitare che l’aumento del prezzo della benzina abbia l’impatto catastrofico sull’economia del paese. Da sottolineare come il presidente romeno non si è mai tirato indietro quando si è trattato di entrare nell’arena politica e commentare le misure adottate dai vari governi, non solo quello attuale di Ponta ma anche dei precedenti a guida liberal-democratica, che gli erano politicamente molto più vicini.
L’esecutivo ha dato forma alla sua finanziaria prevedendo, sul 2014, un’inflazione del 2,4%. Per il capo dello stato la crescita media dei prezzi sarà invece ben superiore, attestandosi attorno al 3,5% e quindi, a suo avviso «tutto ciò che si darà in più con l’aumento delle pensioni e degli stipendi verrà inghiottito dall’inflazione».
Il premier Victor Ponta ha ribattuto affermando che la battaglia politica ha determinati limiti e se li si oltrepassa a pagarla sono poi i cittadini: «Se la finanziaria verrà bloccata e ritardata da Basescu voglio che i cittadini romeni siano consapevoli degli effetti: mancata indicizzazione delle pensioni, niente aumenti del 10% per gli insegnanti, nessuna crescita dello stipendio minimo».
Ponta ha inoltre ricordato che senza una finanziaria varata nei tempi previsti vengono messi a rischio gli accordi in corso con le istituzioni finanziarie ed economiche internazionali e che, in merito alla tassa sulla benzina, è impossibile rinunciarvi in quanto già negoziata e decisa nell’accordo con il Fondo monetario internazionale.
Una questione di benzina
Nella querelle politica è entrato anche l’analista economico Ionel Blanculescu, consigliere del primo ministro Ponta che ha dichiarato che dal 1 gennaio 2014 il prezzo del carburante aumenterà, ma metà del potenziale aumento verrà assorbito dalle compagnie petrolifere, per sostenere il consumo. È intervenuto subito Manfred Leitner, capo della divisione Marketing della Omv. Leitner, citato dalla stampa di Bucarest, si chiede: «Perché dovremmo dividere noi questo peso? In nessun paese del mondo copriamo noi questi costi. Si tratta di un aumento degli incassi al budget di stato, mentre il consumo crollerà. Per noi è meglio che i prezzi siano più bassi». Come dire: noi siamo già vittime, non lo saremo certo doppiamente. Dal suo canto, Florin Pogonaru – a capo dell’associazione degli imprenditori romeni – ha dichiarato all’agenzia di stampa Mediafax che «l’aumento delle imposte inciderà sul tenore di vita e non porterà a un aumento dell’inflazione», aggiungendo però che molte delle iniziative adottate in finanziaria dal governo l’hanno colto di sorpresa.
Attualmente in Romania il litro di benzina ha il costo più basso dell’Unione europea (1,26 euro), ma occorre anche tener conto che i romeni rientrano hanno anche tra gli stipendi più bassi dell’Ue.
Tassazione ed elezioni
Per l’introduzione di nuove tasse e imposte, il governo di Bucarest ha raccolto molte critiche non solo nel mondo imprenditoriale ma anche dall’opposizione, secondo la quale sarebbero solo misure intraprese per raccogliere fondi per il 2014, anno in cui si voterà in Romania per eleggere il Presidente. Sarà inoltre l’anno delle europee. Rappresentanti del Partito Democratico-liberale – all’opposizione – hanno accusato il governo di aver aumentato in finanziaria le somme destinate ai comuni proprio per raccogliere consenso locale in vista delle elezioni europarlamentari di giugno e le presidenziali di dicembre dell’anno prossimo.
* Osservatorio Balcani e Caucaso


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