L’identikit e il Dna: a Parigi continua la caccia all’uomo

by Sergio Segio | 20 Novembre 2013 9:02

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Venerdì — il movente è ancora sconosciuto — il ricercato ha puntato un fucile calibro 12 contro un caporedattore di Bfmtv , lunedì ha sparato a bruciapelo al 23enne assistente fotografo di Libération , poi ha esploso alcuni colpi contro la sede della banca Société Générale alla Défense, ha costretto un automobilista a riportarlo a Parigi, sugli Champs Elysées, ed è riuscito a fare perdere le sue tracce, inseguito da centinaia di agenti.
«Non saremo tranquilli finché non gli avremo messo le mani addosso», ha detto ieri il ministro dell’Interno, Manuel Valls, chiedendo ancora una volta a tutti i cittadini di «collaborare per dare alla polizia qualsiasi informazione utile». E i parigini stanno collaborando, ieri mattina le segnalazioni dello sparatore erano già oltre 500, un terzo delle quali giudicate credibili e utili all’indagine. Solo che il clima di paura rischia di fare commettere errori. Intorno alle 14 di ieri si è diffusa la notizia che gli agenti lo avevano preso: ed è vero che i poliziotti, sulla base dell’indicazione di un cittadino, hanno arrestato qualcuno nel VII arrondissement credendo che fosse l’uomo che stavano cercando, ma si sbagliavano. Una somiglianza con il vago identikit — «Uomo di tipo europeo, età tra i 35 e i 45 anni, altezza tra 1,70 e 1,80» — ha fatto arrestare in mezzo alla strada e portare al commissariato una persona che non c’entrava nulla. Gli inquirenti della brigata criminale hanno trovato ben presto conferma che lo sventurato si trovava dal suo medico al momento della sparatoria nella hall del quotidiano Libération , lunedì alle 10 e 15, e lo hanno subito rilasciato. Dopo il falso allarme l’inseguimento è ripreso, le autorità si basano sulla nuova immagine scattata lunedì nella stazione del métro Concorde, quando l’uomo stava andando da Libération alla Défense per l’azione successiva. Stavolta l’immagine è netta, in primo piano: berretto beige, occhiali, una giacca rossa. Quella foto viene confrontata — in molti casi in tempo reale — con le immagini riprese dalle circa 30 mila telecamere di videosorveglianza di tutta la regione Île-de-France, nella speranza di catturare il ricercato prima che torni a colpire, eventualità data per molto probabile dai criminologi che collaborano con le autorità. La buona notizia della giornata è che la vittima degli spari a Libération , César, è giudicato fuori pericolo: arrivato all’ospedale in condizioni disperate per le ferite al torace e all’addome, è uscito dal coma artificiale e i medici confidano che possa riprendersi. Resta l’inquietudine per un uomo che voleva uccidere, e che è ancora in circolazione. All’automobilista pensionato della Ratp (trasporti pubblici di Parigi) preso in ostaggio lunedì, lo sparatore ha detto di essere uscito dal carcere e di avere «abbastanza esplosivo per fare saltare in aria la macchina». Se davvero è un ex detenuto, la polizia ha già il suo Dna, può confrontarlo con quello raccolto nell’auto, e risalire alla sua identità.
Stefano Montefiori

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