Malumori tra i 5 Stelle sul ricordo del kamikaze La deputata si scusa

La deputata del Movimento che martedì alla Camera, nel giorno dell’omaggio alle vittime di Nassiriya, ha voluto ricordare il kamikaze, «anch’egli vittima» della strage. Suscitando un coro di polemiche. Qualcuna anche interna ai Cinque Stelle. «Chi sceglie di assassinare non può mai essere accomunato con le vittime. Mai», ha concluso perentorio il senatore siciliano.
Non era il solo a ritenere inopportune quelle parole, che hanno acceso la discussione interna tra i parlamentari pentastellati. Fino alle scuse in Aula della diretta interessata. Anche perché, per utilizzare le parole di Alessandro Di Battista, «quando sbaglia lei sbagliamo tutti noi». Sul suo blog il deputato spiega comunque di condividere «gran parte del discorso di Emanuela»: «Soprattutto il fatto che siano state le scelte dell’Occidente a creare il fenomeno becero del terrorismo». Però per il deputato martedì «occorreva soltanto piangere i nostri morti». Anche Giarrusso, pur d’accordo con il «ragionamento sul contesto», spiega: «Noi siamo contro le missioni militari all’estero, e condanniamo la guerra in Iraq, ma questo non ci impedisce di comprendere chi è stato vittima e chi è stato carnefice. Corda comunque si è scusata. Ha esposto male il concetto».
Scusandosi in Aula con i familiari delle vittime, la diretta interessata ha precisato: «Non ho fatto l’elogio del kamikaze ma ho denunciato l’ideologia ignobile che sfrutta la disperazione e l’ignoranza, portandolo a trasformarsi in bomba umana». Parole che hanno messo d’accordo il Movimento («Si è scusata, ora stop alle polemiche», così Luigi Di Maio). Ma che non sono bastate al Cocer, il Consiglio centrale di rappresentanza dei carabinieri, che ha espresso «sdegno e indignazione»: «Scuse strumentali e demagogiche».
E il dibattito in Rete è stato animato anche dalla gaffe, rimbalzata tra siti e social network, della senatrice grillina Sara Paglini. Che ha biasimato le parole della collega Corda, spiegando che allora si potrebbero giustificare anche «le stragi naziste, i morti in Siberia, i regimi violenti come quello di Pino Chet ». Il nome mal scritto del dittatore cileno Augusto Pinochet ha scatenato l’ironia in Rete (qualcuno ha citato «i grandi miti della senatrice» come «Chet Guevara, Bracco Bama, Napo Lee Tano, Al Mirante»).
Renato Benedetto


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