New York, addio alla Mecca dei graffiti

NEW YORK. DI SOLITO, sono gli artisti di strada a lavorare al buio, sperando di evitare la polizia mentre abbozzano graffiti su palazzi non di loro proprietà. Ma ieri, prima dell’alba, è stato il proprietario di un edificio del quartiere Queens a chiamare alcuni imbianchini. per ricoprire dei graffiti di un magazzino a Long Island City.
HA CANCEL LATO così opere con le quali migliaia di artisti avevano trasformato un anonimo e abbandonato edificio di mattoni, sito in un quartiere di operai, in “5Pointz”, una mecca per gli artisti di strada di tutto il mondo. Quando è spuntato il sole, si è scoperto che il lavoro di circa 1500 artisti era stato rimosso: le enormi lettere e i disegni colorati dell’edificio erano stati ricoperti da un fresco manto di vernice bianca.
«Di solito, siamo noi i vandali. Invece, abbiamo subito la più grande umiliazione della storia dei graffiti», dice Marie Cecile Flageul, una curatrice non ufficiale del 5Pointz. Il piano per convertire questo sito di oltre 10mila metri quadrati in un progetto da 400 milioni di
dollari prevede due torri a vetri, un migliaio di appartamenti di lusso e ha scatenato la rivolta degli artisti e dei loro fan. Ma dopo mesi di dibattito, procedimenti giudiziari e manovre politiche, gli oppositori al progetto hanno poche cartucce a disposizione. «Non capisco come si facciano a cancellare così 12 anni di arte straordinaria », ha detto Hans Von Rittern, una guida con molti turisti al seguito che agognavano di vedere 5Pointz. «È crudele». Persino il ricchissimo artista di strada britannico Banksy, nel congedarsi da New York dove ha recentemente trascorso un mese, ha scritto «Salvate 5Pointz». Tuttavia, l’edificio dovrebbe essere demolito entro la fine dell’anno. Il sito, da oltre quarant’anni, è di proprietà della famiglia Wolkoff, che per la maggior parte del tempo ha permesso agli artisti di esprimersi su quei muri.
Ora, però, i Wolkoff sostengono che ci sono le giuste condizioni finanziarie per il progetto che hanno in mente da molto tempo.
Come concessione agli artisti, David Wolkoff, il figlio del capofamiglia Jerry, aveva proposto di voler includere nel complesso anche uno studio di oltre mille metri quadri per agli artisti. Di fronte alla cancellazione delle opere, ieri Jerry ha dichiarato di essere rimasto molto colpito: «Ho pianto, ve lo giuro». Ma questo non ha evitato rabbia e sconcerto. «Siamo scioccati», dice Jeff Carrol, 33 anni, che lo scorso settembre, da Seattle, si è trasferito in zona. Ogni tanto, Jeff andava a vedere se c’era qualche nuova opera sull’edificio. Ieri mattina, invece, è stato avvicinato da un poliziotto che ha minacciato di arrestarlo se avesse creato problemi.
©The New York Times La Repubblica


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