Scandalo in Regione, Cota insiste E il Pd prepara Chiamparino

O, qualche mese dopo, ad abbuffarsi in un ristorante dei Parioli, così tanto da farsi emettere 5 ricevute per un totale di 22 coperti (950 euro in tutto). No, ieri, era proprio a Tokyo al teatro Bunka Kaikan, e per chi non l’avesse ancora capito – nonostante lo scandalo «Rimborsopoli» in Piemonte si allarghi ogni giorno di più – non ha cambiato idea. «Quella delle dimissioni è una scelta sbagliata per chi occupa ruoli istituzionali. Quando uno vuole, le dà subito, non tra tre mesi» ha detto a margine della Tosca allestita dal Regio di Torino nella capitale giapponese, dove il presidente è in visita istituzionale, insieme al sindaco Fassino. Giovedì, sempre da Tokyo, aveva tuonato contro la sinistra che lo demonizza. Succedeva poco ore prima che gli hacker di Anonymous colpissero il suo sito con un comunicato sulle «spese pazze» del presidente e l’hastag «No Tav».
A Torino la misura è colma. Le 115 bugie di Cota (secondo i pm, non vi è corrispondenza tra la localizzazione del cellulare e quella dell’esercizio commerciale che aveva emesso la fattura) hanno le gambe corte. Nemmeno la colpa data alla sua segretaria, figlia del capogruppo regionale del Carroccio Mario Carossa, ha retto molto. Al centro dell’indagine, emerge un’ipotesi: l’abitudine di mettere a rimborso ricevute non solo personali, ma quelle della «grande famiglia leghista», che dai tempi del cappio in Parlamento è passata all’uso disinvolto dei fondi pubblici. Ieri, da via Bellerio, il maroniano Matteo Salvini ha detto di stimare Cota ma di non sentirsi di mettere le mani sul fuoco. Un distinguo, non da poco. Intanto, il governatore vuole andare ancora a chiarire la sua posizione dai magistrati.
Ma la rissa di martedì in un consiglio regionale, dove gli indagati sono ben 42, consiglieri di diverso colore politico accusati di peculato e truffa, su 60 totali, è lo specchio di un quadro irreversibile. La fine sembra vicina. Non immediata. Il Pd ha deciso di far dimettere immediatamente le proprie cariche istituzionali (vicepresidenza del consiglio e delle commissioni, presidenza della giunta per le elezioni), mentre i consiglieri si dimetteranno entro il 28 febbraio. Perché non subito? «Un atto di responsabilità» dicono i democratici, in tempo per approvare la legge di bilancio, modificare la legge elettorale ed elaborare il piano per i fondi strutturali europei. Si dimetteranno anche Sel, Fds e Udc. Il M5S punta ancora sulla mozione di sfiducia e prepara una manifestazione per il 7 dicembre. Rimborsopoli potrebbe allargarsi alle spese precedenti il 2010, ma la spallata decisiva, forse, arriverà a gennaio, quando il Tar si esprimerà sulla validità delle firme raccolte per Cota dalla lista Pensionati, che portarono in dote al presidente i 27 mila voti che gli valsero la vittoria.
Infine, in vista delle ormai probabili elezioni anticipate, si fa avanti la figura non poco ingombrante dell’ex sindaco Sergio Chiamparino, lanciata da 170 esponenti del Pd (primi firmatari Stefano Esposito, Andrea Giorgis e Pino Catizone), che lo vogliono candidato alla Regione, senza nemmeno passare dalle primarie. L’uomo forte – dicono – è lui.


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