Trovato il tesoro segreto di Hitler 1500 opere da Picasso a Matisse

BERLINO — Era il tesoro segreto del Terzo Reich, quasi un’eventuale seconda riserva aurea della tirannide dopo quella della Reichsbank sperperata fino all’orlo della bancarotta per finanziare guerre e crimini contro l’umanità: oltre millecinquecento opere d’arte, dipinti dei massimi maestri dell’arte moderna, confiscati dai nazisti come “arte degenerata” o semplicemente rubata agli ebrei prima perseguitati costretti a lasciare la Germania dopo la “Notte dei cristalli”, poi finiti vittima della Shoah, il loro genocidio organizzato su base industriale. E solo adesso si viene a sapere che il tesoro è riemerso per caso, in un blitz del febbraio 2011 della dogana bavarese a casa di un anziano signore, ambiguo ma inosservato. È un evento sensazionale: l’arte e la cultura del mondo riprendono possesso di quelle opere, dal valore stimato di oltre un miliardo di euro, che dal 1945 erano state classificate come disperse per sempre.
Quadri di Pablo Picasso e Henri Matisse, Marc Chagall e Emil Nolde, Franz Marc, Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Ernst Ludwig Kirchner e Max Liebermann. Per decenni e decenni, dopo l’8 maggio 1945 quando il Reich fu costretto dagli Alleati alla resa incondizionata, del Tesoro di Hitler non si era saputo più nulla. Molti sopravvissuti alla Shoah, o i loro discendenti, per decenni chiesero ai governi del mondo ogni sforzo per ritrovarli, ma invano. Tutti si erano ormai rassegnati, tutti pensavano che i millecinquecento quadri fossero andati distrutti nei bombardamenti dei Lancaster e dei B-17 alleati, o a Berlino nei combattimenti tra tank, “carri armati volanti” e soldati di Zhukov e vecchi donne e bimbi arruolati a forza dal Fuehrer nel Volkssturm.
Solo ora si viene a sapere che tutto è stato ritrovato due anni fa.
Millecinquecento quadri di grandi autori sono una parte davvero non piccola del patrimonio culturale mondiale. Tutto era nascosto nell’appartamento lussuoso ma polveroso e decaduto di un anziano abitante di Schwabing, uno dei quartieri più chic della ricca capitale bavarese. Sotto il letto o negli armadi, li teneva nascosti il taciturno, schivo Herr Cornelius Gurlitt. Suo padre, il mercante d’arte Hildebrand Gurlitt, fu uno dei tanti “ariani doc” che seppero profittare del nazismo. Negli anni Trenta e Quaranta aveva acquistato quelle opere dai nazisti. Non si sa bene se doveva custodirle per loro come accadde a opere d’arte rubate e celate dai gerarchi nei forzieri di compiacenti banche elvetiche, o se ne fosse divenuto proprietario a pieno titolo. In ogni caso, sia lui sia il regime avevano fatto un buon affare. Herr Gurlitt senior nascose subito il tesoro nella bella casa di Schwabing, e per sua fortuna Monaco fu ben meno bombardata rispetto ad altre città del Reich.
«Almeno trecento dei millecinquecento quadri appartengono all’arte condannata e vietata dai nazisti come “degenerata” (astratta, surrealista ecc). Altre furono confiscate semplicemente per il loro valore», dice a Focus, il giornale tedesco che rivela la storia nel numero in edicola oggi, la storica dell’arte berlinese Meike Hoffmann. Dopo la guerra, tutto restò in mano a Cornelius Gurlitt, appunto figlio di Hildebrand. Cornelius ereditò almeno un po’ di quadri in più dei 1.500 ritrovati. A lungo visse vendendo ora una tela ora un’altra, senza mai dichiarare nulla al fisco. Per questo finì indagato dalla magistratura, col sospetto di evasione fiscale. Riuscì a farla franca finché un giorno di settembre del 2010 si fece cogliere in flagrante dai doganieri, su un treno tra Monaco e la Svizzera, con in tasca forti somme di denaro contante. Fu ordinata una perquisizione nella casa di Schwabing, e venne effettuata nella primavera del 2011. Da allora, la dogana bavarese è in possesso del tesoro, custodito nel bunker di massima sicurezza a Garching, non lontano dal reattore atomico sperimentale.
Finora, le autorità avevano tenuto tutto sotto segreto. Anche il fatto che, dopo la perquisizione, Cornelius Gurlitt riuscì a intascare 864mila euro vendendo con l’aiuto di complici un quadro di Max Beckmann.
La memoria d’Europa, schiacciata in quei decenni dalle dittature, si risveglia. Nel tesoro di Herr Gurlitt c’era anche un quadro di Matisse, proprietà del collezionista ebreo francese Paul Rosenberg. Il quale fuggendo prima dell’occupazione nazista di Parigi lasciò là la sua collezione. Sua nipote Anne Sinclair (sì, proprio lei, l’ex moglie del controverso Dominique Strauss-Kahn) lottava da anni per ottenere la restituzione dei quadri del nonno. Ma di quel ritratto di donna di Matisse non sapeva nulla.


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