Permessi di soggiorno più lunghi per i migranti

ROMA — Allungare i permessi di soggiorno, ridurre a due mesi il tempo di trattenimento nei Cie, liberare subito il centro di Lampedusa. Dopo le immagini shock dei “disinfettati” e le labbra cucite di Ponte Galeria, il Viminale lavora a un pacchetto di interventi urgenti. Ma sull’onda dell’emergenza si muove pure il premier Enrico Letta: «La discussione della Bossi-Fini sarà uno dei temi di gennaio e il governo ha intenzione di mettersi al lavoro subito per una revisione degli standard dei Cie». Non solo: «Lavorerò perché una riforma della cittadinanza e dello ius soli faccia parte del contratto di governo che scriveremo a gennaio».
L’impegno del presidente del Consiglio arriva all’indomani della presa di posizione del segretario Pd, Matteo Renzi, a favore di un cambiamento della Bossi- Fini e il giorno stesso della lettera aperta speditagli da Gianni Cuperlo. Il presidente dell’assemblea nazionale del Pd scrive che «è necessario procedere al superamento della legge Bossi-Fini a fronte del fallimento evidente degli stessi presupposti che ne avevano ispirato le norme ». Quanto ai Cie, «vanno chiusi ». E mentre il deputato Pd, Khalid Chaouki, annuncia di voler restare barricato a oltranza nel centro di accoglienza di Lampedusa, anche la Cgil chiede la chiusura dei Cie: «Va fatto un piano nazionale accoglienza, va abrogata la Bossi-Fini e va riformata la cittadinanza». Sulla stessa linea, l’Unione delle Camere Penali: «L’unica misura che risulta adeguata per ricondurre i Cie allo standard di un Paese civile è semplicemente la loro chiusura ». Pure l’Anci chiede riforma dei centri e revisione della legge.
Riforme su cui il consenso politico non è però scontato. Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, rispondendo a distanza a Renzi sul cambiamento della Bossi-Fini, frena: «Ricordo a Renzi che non è il governo del Pd, ma è il governo del Pd e del Ncd e di altri partiti che sono alternativi al Pd». Mentre per la portavoce Forza Italia alla Camera, Mara Carfagna, «è indubbio che l’attuale legislazione si è rivelata inadatta, innanzitutto per le inconcludenti procedure, ma è altrettanto evidente che abolirla, tanto per abolirla, sarebbe percepito come un via libera indegno di un Paese serio, che attua politiche responsabili».
Intanto qualcosa, seppure lentamente, si muove. Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, che a ottobre scorso aveva già lavorato a un bozza di modifica della Bossi-Fini col ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge e il sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, ha avviato ieri un lavoro istruttorio al Viminale. I punti in discussione? Tagliare con decreto (o emendamento da inserire già nel dl svuota- carceri) i tempi di reclusione nei Cie: il trattenimento infatti è stato portato a 18 mesi (dai precedenti sei) con un decreto del 2011 dell’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Allungamento che non ha accelerato la macchina delle espulsioni. E ancora: i tecnici del Viminale stanno lavorando al prolungamento dei permessi di soggiorno, dalla cui durata dipende la regolarità della permanenza dei migranti in Italia. Si prevede inoltre la rapida “liberazione” degli oltre 200 migranti trattenuti a Lampedusa. Infine si vuole dare concretezza alla possibilità di identificare gli irregolari già in carcere senza farli passare per i Cie.
«Bisogna affrontare in maniera efficace la questione dei migranti che dopo aver scontato una pena in carcere vengono trasferiti nei Cie, al solo fine di procedere a un’identificazione mai eseguita in prigione — chiede l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni — più della metà dei migranti trattenuti nei Cie proviene infatti direttamente dalle carceri». Già nel 2007 una direttiva del ministro dell’Interno, Giuliano Amato e del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, aveva previsto che le procedure di identificazione dei migranti detenuti fossero espletate all’interno degli istituti penitenziari. Direttiva mai efficacemente applicata. Ora toccherà al decreto svuota-carceri, approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei ministri, provare a spezzare questo circuito perverso.


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