Egitto Dal Palazzo al terrorismo la parabola dei Fratelli islamici

by Sergio Segio | 27 Dicembre 2013 17:27

La decisione di inserirli nell’elenco dei gruppi terroristici rappresenta l’escalation del conflitto tra il governo e l’organizzazione appoggiata dall’ex presidente Mohammed Morsi deposto il 3 luglio.
L’ORGANIZZAZIONE era già stata messa fuori legge a settembre a seguito di una decisione della magistratura. Hossam Eissa, ministro dell’Istruzione superiore, ha spiegato che la decisione è stata presa in risposta all’attentato dinamitardo di martedì contro una stazione di polizia nella zona del delta del Nilo. Nell’attentato sono morte sedici persone. Al cospetto della stampa egiziana e internazionale, Eissa ha dato lettura della dichiarazione del governo adottata dopo un lunghissimo consiglio dei ministri: “Il governo ha dichiarato che la Fratellanza Musulmana e la sua organizzazione sono una cellula terroristica.
L’intero Egitto, dal nord al sud del Paese, è inorridito dai sanguinosi crimini commessi dalla Fratellanza Musulmana. Questi crimini hanno avuto luogo nel quadro di una pericolosa escalation di violenza contro l’Egitto e gli egiziani e sono la prova che i Fratelli Musulmani non conoscono altra strada se non quella della violenza”. La Fratellanza Musulmana ha negato ogni responsabilità nell’attentato contro la stazione di polizia di Mansoura che è stato rivendicato da un gruppo che si ritiene vicino ad Al Qaeda. Si tratta del gruppo militante più noto, Ansar Beit al-Maqdis, che ha confermato di aver organizzato e realizzato l’attentato per evitare “lo spargimento di sangue musulmano innocente” per mano del “regime apostata” che governa l’Egitto e che ha ordinato alle forze di sicurezza e ai servizi segreti di soffocare ogni forma di dissenso da parte degli islamisti dopo il colpo di Stato.
LA DECISIONE del governo arriva dopo che la settimana scorsa la Procura della repubblica egiziana aveva notificato all’ex presidente Morsi il terzo rinvio a giudizio con l’accusa di aver organizzato evasioni dalle prigioni durante la rivolta del 2011 e di aver fatto arrestare agenti di polizia con la collaborazione di militanti stranieri. Queste ultime accuse vanno ad aggiungersi a quelle che gli sono state mosse in precedenza e che sono al momento oggetto di due processi nei quali Morsi deve rispondere di incitamento alla violenza contro i nemici politici e di cospirazione con gruppi stranieri per destabilizzare l’Egitto. Per alcune delle incriminazione è prevista la pena di morte. Come temuto e previsto, la reazione non si è fatta attendere. Il ministro degli Interni ha confermato che 5 persone sono rimaste ferite nell’esplosione avvenuta ieri al passaggio di un autobus nel quartiere di Nasr City, Cairo, ad appena 48 ore dall’attentato contro la stazione di polizia nel delta del Nilo che aveva fatto 16 vittime e un centinaio di feriti L’ordigno di fabbricazione artigianale era stato piazzato su uno spartitraffico ed è esploso mentre transitava il bus con diversi passeggeri a bordo. Un secondo ordigno è stato fatto esplodere dagli artificieri.
Le immagini del bus sono state trasmesse dalla tv di Stato. Il portavoce del ministero dell’Interno, Abdel-Fatah Osman, ha dichiarato che la bomba aveva lo scopo di “terrorizzare la gente e seminare il caos”. Resta il fatto che gli attentati degli ultimi giorni hanno suscitato il giustificato timore di una spirale di violenze con l’avvicinarsi del referendum costituzionale di gennaio, il tutto mentre il governo favorisce apertamente una transizione a guida militare. Il governo ha invitato gli egiziani a battersi contro il “terrorismo nero” e sembra intenzionato a portare il conflitto fino al totale annientamento della Fratellanza Musulmana ritenendo che con questa organizzazione sia impossibile qualsiasi forma di trattativa e di compromesso. Da quando l’esercito ha deposto il presidente islamista Mohammed Morsi dopo giorni e giorni di manifestazioni di protesta contro la sua gestione del potere, gli attentati suicidi, gli attentati dinamitardi e le sparatorie sono divenuti quasi ordinaria amministrazione nella penisola del Sinai.
© The Independent Traduzione di Carlo Biscotto

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