Governo Merkel, la sfida di Aydan “la turca” “Da Berlino segnale forte per tutti i migranti”

BERLINO — «Non penso al mio successo personale, ma al segnale per tutti i migranti in Europa». Elegante in giacca grigia e pantaloni neri, Aydan Özoguz trattiene l’emozione del momento. 46 anni, figlia di turchi emigrati qui nel 1958 che mantennero la famiglia lavorando sodo nella loro bottega di alimentari, da domani sarà ministro per i migranti, lavorerà alla Cancelleria a pochi passi dall’ufficio di Angela Merkel. Laureata in letteratura anglosassone, Spd come il marito, una figlia, è la novità del momento: prima donna di origine turca chiamata nell’esecutivo.
Ministro Özoguz, da chi ha ricevuto le prime felicitazioni?
«Da molti politici tedeschi. E da un solo ministro turco, il titolare dei rapporti con l’Unione europea ».
Vede la nomina come un balzo in carriera?
«No. È un chiaro segnale a migranti e cittadini d’origine straniera. Hanno salito altri gradini nella scala verso il sentirsi a casa. Significa che un migrante che voglia impegnarsi, anche in politica, perché si sente parte di questo paese, può farlo, fino a entrare nel governo».
E per i molti giovani tedeschi d’origine turca?
«È l’incoraggiamento a sentirsi accettati anche con un nome difficile. Proprio loro sono stati i più calorosi con me: da ieri mattina ricevo sms e e-mail di congratulazioni a valanga da giovani d’origine straniera seguaci d’ogni partito. Divisi in politica, si sentono uniti dalla storia d’immigrazione loro o dei genitori, perché significa non vivere ancora la piena normalità».
Perché ha scelto di darsi alla politica?
«L’ho scelto dodici anni fa, il tema dell’integrazione era già vivo. Sono felice di potermi concentrare nel governo sul tema: è la sfida di decidere insieme che cosa tiene unita questa società. La sfida di evitare spaccature, di chiarire malintesi — quando si parlano lingue diverse, quando emergono insicurezze — per un vera distensione interna».
Lavorerà a un passo dalla cancelliera, che rapporto ha con lei?
«Nei negoziati per il governo abbiamo cominciato a conoscerci, ci siamo sempre strette la mano, ora lavorerò là accanto a lei, al massimo livello in cui si possa sedere in Germania. È una sfida che accetto volentieri».
Molti migranti criticano il compromesso Spd-Cdu/Csu sulla doppia cittadinanza. Che ne dice?
«È un compromesso, ma toglie un’ansia soprattutto ai più giovani e ai più piccoli: non dovranno più, da maggiorenni, scegliere se essere cittadini di questo o quest’altro Stato, quando invece si sentono appartenenti a entrambi ».
Lei è simbolo d’un doppio successo: per le donne e per i migranti. Come si sente, sul piano delle emozioni?
«È molto bello, è molto importante. Proprio per molte donne che sperano nell’integrazione per una vita migliore. Se non parlano tedesco si sentono molto insicure. Ho lavorato molto con le Ong che aiutano queste donne a emanciparsi. Da donna il tema integrazione lo vivi in modo speciale. Per questo impegno vale la pena anche di lavorare a Berlino con marito e figlia ad Amburgo, mio marito è al mio fianco. Saprò essere sia ministro a tempo pieno sia mamma, col suo aiuto».
È ottimista sul lavoro con Angela Merkel, donna ma conservatrice?
«La signora Merkel è aperta su molti temi. Proviamo. Ma ricordi: è stata la cancelliera a creare in passato il ministero per i migranti. Perciò sono molto ottimista che andremo avanti».
Ovunque in Europa il populismo xenofobo avanza. Quanto lo teme?
«È un problema che prendo molto sul serio. Prima di tutto pensando alle elezioni europee ho chiesto di fare del confronto col populismo xenofobo una priorità. Situazione meno acuta in Germania per via del passato, però c’è stata la Nsu (il partito armato neonazista che ha assassinato per anni migranti, ndr).
Ovunque ci sono tendenze molto pericolose. Perciò è importantissimo che una società sappia mostrarsi unita e forte con tanti diversi volti, nomi e origini. Il nuovo governo aumenterà di molto gli aiuti alle organizzazioni antirazziste, anche questo è un segnale chiaro».


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