Indulto subito, poi la riforma

La situazione in Italia è grave. Basterà ricordare quanti detenuti si suicidano in carcere. Lo ha detto la Corte europea dei diritti dell’uomo. Da tempo lo dice forte e chiaro il Presidente della Repubblica. Lo hanno detto le due ultime ministre della Giustizia. Lo ha ribadito recentemente la Corte Costituzionale.
Nessuna discussione è più possibile sull’esistenza e sulla gravità del fenomeno in Italia. Le misure negli scorsi anni assunte hanno avuto effetti limitati. Ma la natura della violazione che commette l’Italia impone di eliminarla, non di ridurla. Già troppo tempo è passato. Il Presidente della Repubblica nel suo recente messaggio al Parlamento ha detto che la situazione carceraria rappresenta un «inammissibile allontanamento dai principi e dall’ordinamento su cui si fonda quell’integrazione europea cui il nostro Paese ha legato i suoi destini». Tollerare il perdurare di questa situazione significa abbandonare quei valori e isolare l’Italia.
Tutti dicono che occorrono riforme che affrontino il problema alla radice. E’ vero, ma elusivo poiché serve a occultare il rifiuto delle misure urgenti, che sole sono in grado di eliminare il problema. Ecco allora presentarsi ineludibile la necessità di rimedi straordinari. Senza attendere le riforme di sistema, se mai verranno.
Un provvedimento d’indulto produrrebbe subito la scarcerazione dei detenuti che sono comunque prossimi alla liberazione per aver già scontato una parte spesso rilevante della pena e dei condannati a pene brevi. Solo l’indulto risolve – certo temporaneamente, ma efficacemente il problema del sovraffollamento.
Un’amnistia potrebbe essere opportuna o addirittura necessaria, ma come conseguenza delle auspicabili riforme del diritto penale sostanziale (es. leggi penali in materia di stupefacenti, con almeno la riduzione di certe pene). Un’amnistia dunque mirata e selettiva, a seguito e insieme alle riforme penali, quando verranno.
L’indulto invece è prioritario e, nella scelta delle pene da estinguere, andrebbe finalizzato al solo scopo della riduzione del numero dei detenuti. Occorrerebbe cioè prendere in considerazione i reati per cui vi sono ora in carcere gran numero di detenuti.
Certo in luogo dell’indulto sarebbe meglio teoricamente una riforma che utilizzi un istituto come la liberazione anticipata, valutata e applicata caso per caso dal giudice. Ma ora non si tratta di scarcerare chi «se lo merita», ma di scarcerare subito chi no “si merita” di essere trattato in modo inumano. In ogni caso, stupisce in questa situazione la sordità del Parlamento e, non ostante la diversità delle originarie radici ideali, quella della quasi totalità delle forze politiche, omologatesi e resesi indistinguibili.


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