Tramonta il sogno della Catalogna “Illegittimo il voto sull’indipendenza”

LO STRAPPO catalano è servito. Ieri a Barcellona il presidente della Generalitat, il governo della comunità autonoma, ha annunciato l’accordo per convocare un referendum sulla secessione della Catalogna dal resto della Spagna. La data è il 9 novembre dell’anno prossimo. Due le domande che saranno sottoposte ai cittadini: «Vuole che la Catalogna sia uno Stato?» e, se la risposta è «Sì», c’è la seconda domanda, «Vuole che la Catalogna sia uno Stato indipendente? ». L’accordo è stato sottoscritto da quattro partiti: Convergencia y Uniò di Artur Mas, il presidente della Genera-litat, che è il grande partito catalano moderato; Esquerra Repubblicana, la sinistra nazionalista e anti monarchica; Iniciativa per Catalunya, ex comunisti e verdi; e la Cup, una formazione vicina all’esperienza degli “Indignados”. In tutto rappresentano 88 deputati, quasi il 65% del totale (135) del parlamento regionale. Socialisti e Popolari, le due maggiori formazioni spagnole, in minoranza in Catalogna, non hanno invece appoggiato la convocazione del referendum.
La risposta del governo centrale, da Madrid, non si è fatta attendere. Pochi minuti l’annuncio in tv di Artur Mas al termine della riunione fra i quattro gruppi catalani il ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, ha escluso che possa tenersi il referendum. «E’ impossibile perché sarebbe illegale», ha detto il ministro del governo di Mariano Rajoy. Una posizione simile ha espresso anche il segretario del partito socialista (Psoe), Alfredo Perez Rubalcaba. Il leader socialista ha aggiunto che in questo modo «il presidente della Generalitat catalana ha scelto di portare i propri cittadini su una strada senza vie d’uscita». Per svolgersi legalmente il referendum catalano dovrebbe essere approvato dalla Camera dei deputati di Madrid. Ma i voti contrari dei popolari di Rajoy e dei socia-listi, che si appellano «all’integrità territoriale della Nazione» riconosciuta nella Costituzione, rendono impossibile l’autorizzazione.
Prima di qualsiasi ulteriore “strappo”, come potrebbe essere la minaccia di far svolgere la consultazione in Catalogna anche senza il permesso di Madrid, Artur Mas ha invitato «lo Stato spagnolo» a tenere presente «la volontà del popolo che vuole votare ». E in questo Mas ha ragione. Il «diritto a decidere», «a scegliere » sulla sovranità è riconosciuto da una maggioranza molto ampia di catalani che comprende anche tutti quelli che voterebbero contro l’indipendenza. Negarlo può avere conseguenze molto negative nel futuro delle relazioni fra una regione con una forte identità storica, culturale e linguistica, come la Catalogna, e il resto del paese. Ma anche concederlo ha le sue complicazioni. Non solo perché, vista la Costituzione e la Monarchia, è giuridicamente complesso. Ma perché potrebbe scatenare un effetto domino in altre “nazioni” di Spagna, come ad esempio nei Paesi baschi. In Catalogna, secondo i sondaggi, il 75% è a favore del «diritto a votare » sulla sovranità mentre una risicata maggioranza (46 contro 42) vuole anche l’indipendenza.


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