UNA PROPOSTA RAGIONEVOLE

E il «cosa»? E la sostanza delle nuove regole del gioco? Vattelappesca.
Eppure la lezione è semplice, o forse siamo noi un po’ sempliciotti: la zuffa sulle procedure impedisce di procedere. Ma loro no, continuano imperterriti. S’almanaccano sul metodo perché non h a n n o i d e e s u l m e r i to . E quando trovano un accordo di metodo, va a ramengo prima d’abbordare il merito. Anche qui, c’è un’esperienza fresca: la riforma della Costituzione. Per accorciare i tempi, la maggioranza delle larghe intese aveva messo in pista un veicolo speciale, un procedimento in deroga all’articolo 138. Risultato? Tempi più lunghi, abbiamo sprecato sette mesi. Perché nel frattempo si è sfilato Berlusconi, dunque in Parlamento mancano i due terzi necessari per evitare il referendum, che ci spedirebbe alle calende greche. E allora punto e a capo, con un gran mal di capo. La medicina? Non un proporzionale puro, da cui sboccerebbe un altro esecutivo impuro. Del resto questo sistema ce l’abbiamo già, dopo la sentenza costituzionale sul Porcellum. Quindi un maggioritario, dove però ci tocca scegliere tra un farmaco in commercio e un farmaco sperimentale. Il primo è il Mattarellum, somministrato agli italiani durante tre ele- zioni (1994, 1996, 2001), nonché invocato a furor di popolo (un milione e 200 mila firme) in un referendum del 2011 su cui la Consulta disse niet. Magari con qualche aggiustamento, per impedire il trucco delle liste civetta e per eleggere più donne in Parlamento (nel 2001 furono 88, il 9,2% del totale). Vantaggi: i partiti non dovrebbero spremersi le meningi per invent a r e n u ove s o l u z i o n i , r i schiando (loro e noi) la meningite. Svantaggi: con tre forze politiche pressoché alla p a r i , u n a s i m u l a z i o n e d i D’Alimonte attesta che non avremmo vincitori. Però non è detto. L’ultima volta non conoscevamo neppure la fotografia dei candidati, sicché abbiamo votato Grillo, Bersani, Berlusconi. Con il Mattarellum li guarderemmo in faccia, lasciando a casa gli sfacciati.
Ma la governabilità verrebbe garantita in ogni caso attraverso la ricetta cucinata dai 35 cuochi assunti quest’estate dall’esecutivo Letta.
Come? Con un doppio turno eventuale, chiamiamolo così. Premio di maggioranza (55% dei seggi) a chi guadagna almeno il 40% dei consensi. Tuttavia, per evitare coalizioni di nani e ballerine (Prodi docet), non concorrono a raggiungere la soglia i partiti sotto il 5%. E se nessuno vi riesce? Secondo turno tra le due forze maggiori, col divieto d’imbarcare nuovi commensali. Chi vince, vince il premio, e lo vince grazie a una scelta esplicita del corpo elettorale. Dopotutto il compito in classe non è così difficile, per i nostri scolaretti ripetenti. Ma c’è voluta la bacchettata d’un supplente (la Consulta), per avvisarli che la ricreazione è finita.


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