È rivolta a Burgos, la città «tranquilla» della speculazione

by Sergio Segio | 15 Gennaio 2014 11:51

Lo scorso fine set­ti­mana, in uno dei suoi quar­tieri più den­sa­mente popo­lati, Gamo­nal — un tempo paese sepa­rato — è esplosa la rab­bia. I gior­nali tra­di­zio­nali solo ieri hanno ini­ziato a capire: improv­vi­sa­mente un lungo via­lone, la calle Vito­ria, ex strada sta­tale che attra­versa il quar­tiere, si è tra­sfor­mato in una piazza Tak­sim. Anche nella pic­cola Bur­gos la scin­tilla si è accesa su un pro­getto urba­ni­stico di «riqua­li­fi­ca­zione» che pre­vede di tra­sfor­mare l’invivibile arte­ria in un bou­le­vard, una cor­sia per senso di mar­cia (oggi ce ne sono 4),con tanto di pre­fe­ren­ziale per le bici­clette. Con la costru­zione di 200 posti mac­china — 20mila euro cia­scuno — in una zona con una cro­nica man­canza di par­cheggi (gli abi­tanti la notte lasciano l’auto in dop­pia fila senza il freno a mano). Il pro­getto vale 8 milioni di euro — men­tre per 13mila euro di debito sta per chiu­dere l’unico asilo del quar­tiere e le tasse comu­nali sono aumen­tate due volte nell’ultimo anno.

Ma Bur­gos non è una città qual­siasi. È lo spec­chio fedele della Spa­gna dro­gata dalla spe­cu­la­zione immo­bi­liare. Era la città dove le case erano più care, dopo Madrid e Bar­cel­lona. E dove il costrut­tore Anto­nio Miguel Mén­dez Pozo, già con­dan­nato per cor­ru­zione negli anni 90, fa il bello e il cat­tivo tempo. Evi­den­te­mente, die­tro il nuovo pro­getto c’è ancora lui.

La testar­dag­gine del sin­daco, che vuole con­ti­nuare i lavori nono­stante le pro­te­ste e i bloc­chi, fa scop­piare il fini­mondo. Decine di arre­sti, i soliti cas­so­netti bru­ciati, attac­chi a ban­che e negozi. Guer­ri­glia urbana insomma, non abi­tuale da que­ste parti. «Tutta colpa del turi­smo tep­pi­sta», ha detto subito il mini­stro degli interni, par­lando di vio­lenti che sareb­bero andati a Bur­gos per cer­care guai. Pec­cato che solo due dei 40 fer­mati (quasi la metà minori) veni­vano da fuori, e nes­suno aveva pre­ce­denti per scon­tri analoghi.

Non pago di que­sta let­tura, il vice del mini­stro ha colto la palla al balzo per difen­dere la nuova «legge di sicu­rezza cit­ta­dina», in discus­sione in par­la­mento, che ina­spri­sce le pene deten­tive e restringe il diritto di mani­fe­sta­zione. Il tutto in un paese che si tra­scina da 5 anni nella crisi e, nono­stante la disoc­cu­pa­zione sopra il 25%, con un diva­rio sociale che cre­sce sem­pre di più (di ieri la noti­zia che i salari dei diri­genti negli anni della crisi sono cre­sciuti del 7%, men­tre quelli delle classi medio basse sono scesi del 3%), non ha (ancora) mostrato segnali di rivolta violenta.

Bur­gos è ancora una volta una copia in pic­colo di quello che sta suc­ce­dendo nel paese. Le asso­cia­zioni di quar­tiere — eredi poli­ti­che del movi­mento del 15M — si lamen­tano per tre motivi. Il primo è la scelta delle prio­rità. Prima di avere la strada ele­gante, chie­dono ser­vizi e lotta alla disoc­cu­pa­zione. Il secondo è un pro­blema di ugua­glianza: oggi, anche se male, la mac­china la pos­sono par­cheg­giare tutti. Domani solo chi avrà i soldi potrà farlo. E infine, la man­canza di dia­logo. Il sin­daco è arroc­cato, non vuole par­lare con nes­suno, dice che l’ha votato la mag­gio­ranza e chiama la poli­zia dalla capi­tale Val­la­do­lid per risol­vere la questione.

Pro­prio come fa il governo a Madrid. Il cri­ti­ca­tis­simo dise­gno di legge sull’aborto per la prima volta in 3 anni ha fatto crol­lare il Pp sotto un debo­lis­simo Psoe nelle inten­zioni di voto. Lunedì Mariano Rajoy si è van­tato con Barack Obama che per la prima volta dal 2008 nel 2013 la Spa­gna è cre­sciuta di ben 0.3% a forza di tagli. Come ha scritto l’attivissimo depu­tato di Izquierda Unida Alberto Gar­zón su face­book, «le pro­te­ste a Gamo­nal sono la punta dell’iceberg di un con­flitto latente nella società». Lo scrit­tore Javier Marías sul País sostiene che il governo ha rotto il con­tratto sociale e dun­que «la disob­be­dienza civile è giu­sti­fi­cata». Le euro­pee si avvi­ci­nano e il Pp comin­cia a tremare.

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