«Io palestinese oltre quel muro»

Oggi nella sede delle distillerie Nonino, a Ronchi di Percoto, verranno consegnati i Premi Nonino 2014 all’architetta palestinese Suad Amiry, allo scrittore portoghese Antonio Lobo Antunes, allo psichiatra Giuseppe Dell’Acqua e al filosofo francese Michel Serres. In questa pagina pubblichiamo il discorso che Suad Amiry terrà oggi alla cerimonia («La cultura dirà Adonis, consegnandole il Premio è l’arma più incisiva e efficace per uscire dalla catastrofe umana e civile dell’Oriente. È l’arma scelta da molti artisti, sulle rive di questa unica terra della profezia, per uscire in Palestina dall’orrore della guerra e della distruzione verso la serenità della pace e della libertà») e un breve saluto del filosofo francese Michel Serres.QUANDO ERO UNA RAGAZZINA MIA MADRE MI FECE UN BEL VESTITO A MAGLIA. Ero così ansiosa di indossarlo che ho fatto impazzire mia madre tormentandola: «Quando sarà pronto il mio vestito? Ci stai ancora lavorando? Perché ci vuole tanto tempo?» fin da piccola ho anche imparato quanti sforzi, tempo e concentrazione ci sono voluti a mia madre per farmi quel vestito: e che, dopo tutto, era solo un vestito da bambina. E mi chiedo quanti sforzi, quanto tempo e quanta gente ha dovuto lavorare giorno e notte per permettermi di essere qui di fronte a voi oggi: perché la strada fra la Nonino Distillatori a Percoto – Italia e i piccoli villaggi Palestinesi dove lavoro non è proprio la strada fra la scintillante New York e Milano. Perché i villaggi in cui io e Riwaq lavoriamo a malapena hanno la luce! Ma questi due posti hanno una cosa in comune: in entrambi c’è gente che lavora con amore e passione e potrei aggiungere con ossessione.
La Famiglia Nonino
Sono veramente onorata e grata di essere di fronte a voi tutti oggi. Prima di spiegare perché questo premio significa moltissimo per me, permettetemi di dire un grande grazie a tutti i membri della Famiglia Nonino. Le donne sono certamente capaci di costruire un Impero ma quello che più mi sorprende è come siano riuscite a farlo restare una famiglia: una famiglia grande e inclusiva. E per tutti noi, in particolare per un Palestinese non c’è sensazione migliore e più calda che sentirsi a casa. Mi sento già parte della Famiglia Nonino. Grazie per aver notato il piccolo barlume di speranza che viene dall’oscurità della Palestina. A Giannola, Benito, Cristina, Antonella ed Elisabetta dico che non sono proprio la viticoltrice che ha recuperato i vitigni ma faccio parte di un’organizzazione: Riwaq, che ha restaurato molti edifici storici e molti centri storici nella Palestina rurale!
All’illustre Giuria del Premio Nonino dico: grazie per tutto il duro lavoro e la ricerca che dovete aver fatto per scoprirmi! Ma posso anche scherzosamente dire che avete fatto un eccellente lavoro assegnando a me il premio.
Vorrei ringraziare la prima famiglia che mi ha adottato in Italia: la mia Famiglia Feltrinelli e in particolare i miei cari Inga e Carlo Feltrinelli, ma un grazie molto speciale va anche ad Alberto Rollo che è stato fonte di ispirazione per i miei scritti e anche alla mia cara amica Sonia Folin, e alla mia traduttrice e curatrice Maria Nadotti. Voglio ringraziare la mia amica Laila Shahid che mi ha incoraggiato in ogni aspetto della mia vita, e ultimo, ma non meno importante, il mio caro marito Salim Tamari.
Amo l’Italia, e con il Premio Nonino l’Italia mi ricambia
Questo Premio significa moltissimo per me perché è un Premio italiano. Perché è vero che sono nata Palestinese, ma ho arbitrariamente deciso che sono italiana: amo tantissimo l’Italia e con questo Premio l’Italia mi ricambia!
Se mi chiedete che cos’è l’Occupazione vi dirò che riguarda l’isolamento. Se c’è qualcosa di cui i Palestinesi soffrono è l’essere isolati dal mondo e circondati da un insensato muro di cemento alto otto metri.
Questo Premio, quindi, non è un riconoscimento per Suad Amiry, questo Premio è un riconoscimento per la Palestina. È dire ai Palestinesi sì, nonostante l’oscurità di questo mondo vi vediamo ancora, e sì, possiamo sentire le vostre sofferenze.
Colloqui di pace, Riwaq e i miei scritti su Pace, Architettura e Letteratura
Dopo aver superato il primo piacevole shock per aver ricevuto il Premio Nonino Risit D’Âur, nonostante non abbia mai prodotto uva, mi sono resa conto che il premio mi veniva assegnato per il mio lavoro per la Pace, il mio lavoro a Riwaq e i miei scritti.
Quando ho partecipato per la prima volta ai Colloqui di Pace Israelo-Palestinesi a Washington Dc (fra il 1991 e il 1993), avevo in programma di restare incinta, ma ho dato la priorità ai negoziati perché credevo che fare pace fra Israeliani e Palestinesi fosse più importante che mettere al mondo una o più persone! Ero piena si speranze, allora, che il processo di Pace avrebbe portato a uno stato Palestinese. Naturalmente il fatto di essere l’unica donna al tavolo dei negoziati (sia da parte Palestinese che da parte Israeliana) mi ha dato molta visibilità, mi ha messo al centro dell’attenzione con tutta la notorietà che ne consegue. Ma quando mi sono resa conto quanto poco seri fossero gli Israeliani sul dividere la terra con i suoi proprietari, ho deciso di abbandonare la vita pubblica. Ho deciso che mi mancava la mia solitudine, la natura e lavorare nel mio giardino! Perciò sono andata a lavorare in giardino e ho piantato alcuni alberi da frutta. Desidero che sappiate che mentre i negoziati con Israele finora sono durati 23 anni (1991 – 2014) e non hanno dato alcun frutto (al contrario sono diventati una scusa per Israele per prendersi sempre più terra, costruire insediamenti e prendersi la Gerusalemme Esa Araba), nel frattempo i limoni e le rose che ho piantato, dal 1993 hanno dato molti frutti e mazzi di fiori!
Il Centro per la Conservazione Architettonica (www.Riwaq.org), è un’organizzazione non governativa ong che ho fondato nel 1991 per documentare, restaurare edifici storici e ridare vita a circa 50 centri storici abbandonati nella Palestina Rurale.
Ho lasciato la sua direzione per due anni allo scopo di far pace con Israele. Tuttavia, nel corso degli ultimi 23 anni di negoziati con Israele, Riwaq ha documentato, restaurato e rinnovato centinaia di centri culturali, centri femminili e di comunità e molte aree di gioco per bambini. Riwaq finora ha creato migliaia e migliaia di posti di lavoro per Palestinesi e restaurato circa 50 centri storici in piccoli villaggi.
Da quando ho scritto il mio primo libro Sharon e mia suocera, e fino al mio ultimo libro Golda ha dormito qui (Feltrinelli), ho usato humour e ironia come modo di resistere all’occupazione israeliana, ma anche per dare nomi e volti ai Palestinesi, da qui la mia propensione a scrivere della vita di ogni giorno e della gente comune in Palestina: la gente che è stata demonizzata e stereotipata: la gente che ingiustamente è stata associata con la morte quando in realtà è gente che ama la vita e vuole vivere.
I miei scritti riguardano la vita mondana e quotidiana in Palestina e questo è il motivo per cui questo premio è per gli Eroi dei miei libri: per Murad, l’operaio Palestinese che con un grande sorriso mi dice: «Anche costruendo un muro alto otto metri nessuno mi potrà impedire di trovare un lavoro».
Per Umm Salim: la mia defunta suocera che insisteva a vestirsi come se stesse andando a una festa e ad abbellire la tavola con dei fiori anche quando eravamo sotto coprifuoco da 42 giorni! Per il mio cane Nura il cui passaporto della Gerusalemme Israeliana mi ha aiutata a entrare nella vietata Gerusalemme Araba. E per Huda Imam e George Bisharat nella cui casa visse il primo ministro israeliano Golda Meir, da cui il mio ultimo libro Golda ha dormito qui. Insisto a conservare i miei valori umani nonostante tutta la follia e la rudezza che ci sono intorno a me.


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