Ucraina, Yanukovich «in congedo per malattia»

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KIEV — L’altra sera, raccontano, il presidente Viktor Yanukovich, febbricitante, si è tolto il pigiama ed è accorso in Parlamento per mettere in riga una frazione del suo partito pronta a votare la proposta dell’opposizione sull’amnistia. Ieri mattina il malessere che, per definizione, è una questione privata, diventa invece tema di dominio pubblico mondiale quando un comunicato ufficiale annuncia: «Il presidente è in congedo per malattia a causa di un’acuta infezione respiratoria». I più maliziosi hanno subito pensato alla celebre indisposizione attribuita a Mikhail Gorbaciov, prima del colpo di stato nel 1991 (poi fallito). Ma si potrebbero ricordare anche i memorabili raffreddori dei segretari del Pcus Yuri Andropov e Konstantin Cernenko. Un modo per preparare l’uscita di scena del leader. Sta di fatto che il sito della presidenza, nel primo pomeriggio, si è trovato costretto a precisare: «Yanukovich resta in carica come presidente». Non solo: «Il presidente ha fatto il possibile per riportare l’Ucraina sul sentiero della riconciliazione». Vedremo se, presto o tardi, la febbre di Yanukovich, 63 anni, passerà. Di sicuro resta alto l’allarme per le condizioni del Paese. I tre leader dell’opposizione, il moderato Arseniy Yatsenyuk che regge il partito di Yulia Tymoshenko, il movimentista Vitali Klitschko e l’iper nazionalista di Svoboda Oleg Tyagnybok non hanno partecipato al voto del Parlamento sull’amnistia. Tutti e tre giudicano inaccettabili le condizioni imposte dalla maggioranza: non sarà liberato nessuno dei 250 arrestati (o più di un migliaio secondo altre fonti) fino a quando non verranno sgomberati i 25 edifici pubblici nelle mani dei dimostranti nell’intero Paese.
A questo punto lo stallo è totale: sentimenti e analisi opposte convivono nel Paese, esattamente come, camminando da piazza Maidan fino all’ultima barriera che fronteggia la polizia schierata, si incontrano giovani con elmetto, tuta militare e bastoni; anziani con la borsa piena di mele; ragazzi che giocano a pallone. Sergey Poyarkov, 48 anni, artista (così si dichiara), è uno dei portavoce della piazza: «Dopo la legge sull’amnistia qui la gente ha paura di tornare a casa e non se ne andrà finché il governo non si sarà scusato per le violenze e non farà qualcosa di concreto per ripristinare la democrazia».
I rischi reali sono due. Primo: la fine del dialogo e l’arroccamento autoritario del presidente. Osserva la tedesca Rebecca Harms, capogruppo dei Verdi all’Europarlamento, ieri a Kiev (dove è di casa) con una delegazione dei deputati: «Il regime sta intensificando l’azione repressiva. Ho notizie di intellettuali dell’opposizione, giornalisti che sono stati rapiti, picchiati, torturati. Ci sono poche settimane per salvare l’Ucraina,fino al termine delle Olimpiadi russe di Sochi (8-23 febbraio, ndr ). Sappiamo che Vladimir Putin ha chiesto a Yanukovich di non creare problemi in questo periodo. Dopo, se non ci sarà un accordo, il presidente potrebbe dichiarare la legge marziale». L’altra insidia viene dal settore più radicale della piazza, raccolto nella formazione «Settore destro»: ipernazionalisti, con richiami al fascismo e al nazismo. Sono poche centinaia, anche se ben organizzate, rispetto alle 10 mila persone che ogni giorno popolano piazza Maidan. Il portavoce Poyarkov avverte: «Sono una piccola parte, ma stanno crescendo e cresceranno ancora se il governo non trova una via d’uscita».
Ma c’è qualcuno che prova a mantenere vivo il negoziato con il presidente? «Sì, continuiamo a parlare con molti deputati del partito di maggioranza — risponde Mykola Kniazhytsky, deputato del partito di Yatsenyuk e Tymoshenko — ma il problema è che Yanukovich non vuole parlare con noi. Ma lui ormai può solo appoggiarsi alla Russia, l’Ucraina non lo vuole più».


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