Fiat-Chrysler tra l’Europa e Wall Street

MILANO — Il nome della società. La Borsa di quotazione. La nuova base legale e la nuova sede fiscale. Due giorni, e il consiglio d’amministrazione Fiat-Chrysler approverà la road map che Sergio Marchionne ha pronta sulla scrivania. Probabile ci sia la classica limatura di dettagli fino all’ultimo momento utile. Ma le linee principali, quelle lungo cui il gruppo si muoverà per costruire un futuro globale sul piano finanziario e societario oltre che industriale, sono tracciate da tempo. E in attesa delle decisioni che il board di dopodomani prenderà è anche la stampa internazionale a rilanciare le ipotesi di cui in Italia si parla da almeno un mese. L’agenzia di stampa Bloomberg venerdì. Il Wall Street Journal nel fine settimana. In questo caso con una singolare «assenza». Con riferimento a «fonti vicine al dossier» il quotidiano cita New York come Borsa principale e Londra, o comunque la Gran Bretagna, come «residenza fiscale». Non fa invece alcun accenno alla sede legale che Fiat-Chrysler avrà d’ora in poi.
Potrebbe essere, certo, negli Stati Uniti. Se però, com’è probabile, Marchionne e John Elkann — in questi giorni al lavoro insieme al quarto piano del Lingotto — seguissero lo schema già sperimentato con Cnh Industrial e facessero rotta sull’Olanda, otterrebbero lo stesso risultato garantito dall’eventuale scelta americana. Anzi, raddoppierebbero: oltre a beneficiare di una legislazione societaria su misura di multinazionale, come Fiat-Chrysler è sempre più anche dal lato dell’azionariato, presidente e amministratore delegato risparmierebbero un po’ delle scontate polemiche.
L’Italia sembra aver ormai digerito l’idea che il gruppo porti all’estero la residenza legale e quella fiscale. Si sa che il Lingotto continuerà in ogni caso a essere il quartier generale per l’Europa (come Auburn Hills lo è per il Nord America e Belo Horizonte per l’America Latina, mentre tra i prossimi step c’è sicuramente il rafforzamento della presenza in Cina, India e resto dell’Asia). Si sa che qui resterà il cuore tecnologico, in simbiosi sempre più stretta con Detroit, e che il piano industriale in preparazione per maggio confermerà i nuovi investimenti e il ruolo centrale delle fabbriche italiane: la scommessa è farne una «base da esportazioni». Si sa, infine, che nulla cambierà sul fronte delle tasse pagate e da pagare al fisco della Repubblica. Le critiche però non mancheranno. Comunque. Una sede legale in Olanda anziché negli Stati Uniti aiuterebbe a rispondere a chi, nelle decisioni post-fusione, vedrà la conferma del teorema sul «Lingotto in fuga negli Usa».
Anche perciò, per pura logica politico-diplomatica, sono altissime le chance che queste siano davvero, dopodomani, le proposte di Marchionne al consiglio presieduto da Elkann (e che dovrà tra l’altro approvare il bilancio 2013). È vero anche, tuttavia, che negli anni l’amministratore delegato ha abituato a più di una sorpresa. Carte da giocare se ne è preparate come sempre più d’una. Ragion per cui, se lo schema Cnh rimane quello più probabile e ovvio, su un punto solo la scommessa va davvero sul sicuro: Wall Street. Fiat-Chrysler sarà quotata al New York Stock Exchange, a Milano resterà la bandierina simbolica della piazza secondaria. E qui sul serio c’è poco da dire: il confronto tra efficienza, accessibilità, disponibilità, costi dei due mercati finanziari non ha storia. Per fine 2014 il titolo potrebbe già essere «americano».
Raffaella Polato


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LA MINACCIA DELL’ARTICOLO 8

I commenti all’articolo 8 del decreto sulla manovra finanziaria hanno insistito per lo più sul rischio che esso faciliti i licenziamenti, rendendo di fatto inefficace l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori allorché si realizzino “specifiche intese” tra sindacati e azienda. È stato sicuramente utile richiamare l’attenzione prima di tutto su tale rischio, di importanza cruciale per i lavoratori. Tuttavia un’attenzione non minore dovrebbe essere rivolta ad altre parti dell’articolo 8 che lasciano intravvedere un grave peggioramento delle condizioni di lavoro di chiunque abbia o voglia avere un’occupazione alle dipendenze di un’azienda.

Precari per decreto e per sempre

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