L’Italia taglia il debito e paga 22 miliardi alle imprese

by Sergio Segio | 23 Gennaio 2014 10:33

ROMA — Nel 2013 lo Stato ha pagato, direttamente e attraverso gli enti locali, quasi 22 miliardi di debiti arretrati alle imprese. I dati sono stati resi noti ieri dal ministero dell’Economia, proprio mentre da Bruxelles il vice presidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, preannunciava l’intenzione di aprire una procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva che impone il pagamento dei debiti entro 30 giorni.
Tra luglio, quando è cominciata l’operazione, e dicembre sono stati girati alle imprese una media di 3,6 miliardi al mese: in tutto 21,6 miliardi pagati sui 27,2 resi disponibili dai vari decreti «sblocca debiti». Non tutte le Regioni, in ogni caso, hanno sfruttato appieno l’opportunità, chiedendo al Tesoro i fondi disponibili per il saldo degli arretrati. La Campania non ha chiesto 865 milioni, la Calabria ha rinunciato ai suoi 150, la Sicilia non ha presentato l’istanza per ottenere 206 milioni ed è in ritardo sugli adempimenti per ottenere i 606 milioni stanziati per pagare le fatture arretrate della sanità. In ritardo anche Sardegna e Molise.
Il pagamento degli arretrati inciderà sul debito pubblico 2013, previsto dal governo al 132,9% del prodotto interno lordo. Secondo i dati diffusi ieri da Eurostat, nel terzo trimestre del 2013, il debito italiano è comunque apparso per la prima volta in calo dopo molto tempo, con una riduzione del rapporto sul pil rispetto ai tre mesi precedenti.
Nel frattempo, il governo si avvia a chiudere l’accordo con i Comuni sull’impianto della nuova tassa sulla casa. I sindaci avranno la possibilità di alzare le aliquote della Tasi sulle prime e le seconde case, in un misura complessiva compresa tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille, per finanziare una riduzione dell’imposta sulla casa di abitazione per le famiglie con i redditi più bassi. E otterrebbero dallo Stato una parte del gettito Imu sugli immobili strumentali delle imprese, per un importo di un altro miliardo di euro, e raggiungere così lo stesso gettito garantito dall’Imu prima versione.
L’intesa di massima è stata raggiunta nel corso di un incontro all’Economia tra il ministro Fabrizio Saccomanni ed una delegazione dell’Associazione dei Comuni, guidata dal presidente e sindaco di Torino, Piero Fassino, al termine del quale tutti si sono detti soddisfatti. L’ipotesi di accordo sarà approfondita da un tavolo tecnico, poi sottoposta a una verifica definitiva tra il governo ed i Comuni martedì 28, e dovrebbe eliminare le incertezze residue che ancora gravano sulla struttura ed il peso delle nuove imposte sulla casa per quest’anno. I contribuenti con i redditi più elevati pagheranno un po’ di più su prime e seconde case, mentre quelli che guadagnano meno o hanno più figli a carico dovrebbero avere un alleggerimento dell’imposta sulla prima casa.

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