“Obama, clemenza per Snowden”

NEW YORK — «Ha reso al suo Paese un grande servizio»: il New York Times scende in campo con un editoriale per chiedere al presidente Obama «un atto di clemenza o una qualche forma di patteggiamento » in favore di Edward Snowden, l’ex
contractor della Nsa che con le sue rivelazioni ha dato il via allo scandalo dell’intelligence americana. Insieme al Guardian,
(per «assoluta coincidenza» secondo le parole del direttore inglese Alan Rusbridger), il più influente giornale degli Stati Uniti usa parole molto chiare: «Avrà anche commesso un reato, ma grazie al suo atto di coraggio tutti adesso conoscono il programma di spionaggio. Considerando l’enorme valore delle informazioni che ha rivelato e gli abusi che ha messo in evidenza Snowden merita qualcosa di meglio che passare la vita in esilio oppure in carcere. È tempo che gli venga offerto un accordo che gli permetta di tornare a casa con una pena sostanzialmente ridotta e che gli sia consentito di proseguire la sua battaglia in difesa della privacy e per un cambiamento radicale di un sistema ormai fuori controllo». Poi ancora: «Quando qualcuno rivela che il suo governo ha violato la legge non dovrebbe temere di essere punito duramente dallo stesso esecutivo».
La presa di posizione arriva dopo sette mesi dalle prime rivelazioni e nel pieno della discussione che continua ad animarsi attorno all’Agenzia per la sicurezza nazionale. Nelle ultime settimane due tribunali si sono espressi in maniera opposta: il primo dichiarandone l’incostituzionalità, il secondo definendola «legittima e utile». In mezzo l’amministrazione Obama che, sull’onda delle polemiche, ha comunque già avviato la riforma del programma affidandone la riscrittura a un panel di esperti che seguono la linea della «maggior trasparenza».
Il presidente sostiene da sempre che Snowden «deve tornare in Patria e affrontare un processo equo per rispondere dei reati commessi». Ma in una recente intervista alla CbsNews, Rick Ledgett il capo della task force della Nsa che si occupa della fuga di notizie si lascia scappare: «Potremmo considerare una grazia», dichiarazione subito smentita dalla Casa Bianca che infatti a novembre respingeva una richiesta di clemenza avanzata dell’ex agente.
Il New York Times nell’editoriale mette in fila tutte le violazioni commesse, poi spiega che le rivelazioni non hanno danneggiato la sicurezza degli Stati Uniti e infine accende i riflettori sulle bugie pronunciate a marzo davanti al Congresso dal capo dell’intelligence Usa, Eric Clapper: «Aveva detto che non c’era nessun programma di spionaggio di massa: nessuno gli ha ancora chiesto conto di quella menzogna ». L’ultima stoccata è ancora per Obama: «Sostiene che Snowden doveva denunciare gli abusi ai suoi superiori. Lui lo ha fatto ma loro non hanno agito in alcun modo».
Alcuni senatori democratici approvano la linea della clemenza, come rivela il sito specializzato The Politico, ma non mancano le reazioni contrarie. Su Twitter la star dei commentatori neo-liberal Josh Barro scrive: «Concedergli la grazia sarebbe un pericoloso
precedente».
Polemica che si accende anche sulla homepage del New York Times dove migliaia di lettori scrivono migliaia di post: «Grazie per averci fatto riflettere » e ancora «Finalmente parole chiare», ma anche accuse e insulti: «Vergogna, è una spia russa». Tanto da spingere Andrew Rosenthal, direttore dell’Editorial Page, a spiegare la scelta in un colloquio con la garante dei lettori Margaret Sullivan: «Era da tempo che ci pensavamo, abbiamo deciso che era il momento giusto dopo le sentenze dei giudici, il parere della commissione, le proteste dei giganti di Internet solitamente non molto inclini alla privacy. Non penso che Obama ci ascolterà, in passato ci ha spesso deluso su questi temi. Ma a volte bisogna andare oltre quello che sembra realistico: dire non quel che potrebbe succedere, ma quello che dovrebbe succedere ».


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