Erdogan si riprende la giustizia

by Sergio Segio | 15 Febbraio 2014 23:00

Al ter­mine di una ses­sione tesis­sima, che ha per­sino regi­strato una furi­bonda scaz­zot­tata tra i depu­tati, il par­la­mento turco ha appro­vato ieri una con­tro­versa mini-riforma della giu­sti­zia che accre­sce il potere di con­trollo del governo sulle toghe e alza ancora di più il livello della duris­sima sfida che sta con­trap­po­nendo le due anime dell’islam poli­tico turco. Da una parte c’è Erdo­gan, dall’altra Fetul­lah Gulen, capo di Hiz­met, orga­niz­za­zione religiosa-culturale con forte influenza su gior­nali, mondo delle imprese, poli­zia e magi­stra­tura.
È pro­prio gra­zie alle sponde che vanta nella poli­zia e nel corpo giu­di­zia­rio che Gulen, a sen­tire Erdo­gan, avrebbe fatto istruire la maxi inchie­sta sulla cor­ru­zione che, scat­tata lo scorso dicem­bre, ha coin­volto i figli di tre mini­stri dell’esecutivo incri­nan­done l’immagine. Le inda­gini hanno sfio­rato anche uno dei ram­polli di Erdo­gan, Bilal.
Il primo mini­stro ha rilan­ciato con con­trat­tac­chi vio­len­tis­simi. Prima ha varato una grande purga nella poli­zia, poi ha ridi­se­gnato in senso favo­re­vole al governo l’assetto di diverse pro­cure. È inol­tre fil­trata la noti­zia di una pos­si­bile inchie­sta sullo «stato pro­fondo» che Gulen, secondo Erdo­gan, avrebbe costruito nell’intento di dare la spal­lata all’Akp. Adesso è la volta di que­sta mini-riforma, che pone un ulte­riore freno alle inchie­ste sulla cor­ru­zione. Si com­pone di poche leggi, ven­ti­due. Ma ha un impatto rile­vante.
La misura più con­te­stata sta­bi­li­sce che il mini­stro della giu­sti­zia possa intra­pren­dere pro­ce­dure disci­pli­nari nei con­fronti dei mem­bri del con­si­glio supe­riore dei giu­dici e dei pro­cu­ra­tori (Hsyk), l’organo di auto­go­verno della magi­stra­tura. Il tutto con­fi­gura una forma di pres­sione, pesante e costante, che a detta dei più limita seve­ra­mente l’indipendenza delle toghe.
Un altro pas­sag­gio sen­si­bile della riforma è l’abolizione delle «corti spe­ciali auto­riz­zate», isti­tuite nel 2004. Sono state lo stru­mento con cui Erdo­gan ha scar­di­nato a colpi di con­danne la casta mili­tare, prin­ci­pale osta­colo all’ascesa dell’islam poli­tico turco, in quanto guar­diana dell’ideologia lai­ci­sta del fon­da­tore della Tur­chia moderna, Mustafa Kemal Ata­turk. Ora, dopo esser­sene ser­vito, Erdo­gan ban­di­sce que­ste strut­ture.
Da qual­che tempo ha ini­ziato del resto a guar­darle con cre­scente fasti­dio e a con­si­de­rarle una filia­zione di Hiz­met. La svolta è arri­vata quando nel 2012, nel corso di un’indagine con­dotta da una corte spe­ciale auto­riz­zata sul Kck, orga­niz­za­zione vicina al Par­tito dei lavo­ra­tori del Kur­di­stan (Pkk). Saltò fuori che Hakan Fidan, uomo messo da Erdo­gan a capo dell’intel­li­gence, avrebbe fatto il dop­pio gioco con i kurdi. Una mossa sporca archi­tet­tata dai giu­dici di Gulen: que­sta la let­tura dell’Akp. A lungo il primo mini­stro e il capo di Hiz­met hanno mar­ciato a brac­cetto, con­di­vi­dendo il pro­getto di spin­gere all’angolo il potere mili­tare e dare più spa­zio all’islam poli­tico, coniu­gan­dolo con la demo­cra­zia libe­rale. Rag­giunto l’obiettivo s’è aperta una lotta, fisio­lo­gica, tra i vin­ci­tori.
Gulen ha visto nella gestione della fac­cenda di Gezi Park uno scatto auto­ri­ta­rio di Erdo­gan, che in pre­ce­denza aveva fatto chiu­dere le scuole di pre­pa­ra­zione all’accesso uni­ver­si­ta­rio, molte delle quali gestite da Hiz­met. Oltre a fare da cassa, ser­vi­vano a dif­fon­dere il verbo del movi­mento, ispi­rato da una sorta di cal­vi­ni­smo isla­mico, nella futura classe diri­gente del paese. In rispo­sta Gulen avrebbe dato il via libera all’inchiesta sulla cor­ru­zione. Un’indicazione su come potrebbe finire que­sto scon­tro arri­verà dalle ammi­ni­stra­tive di fine marzo e dalle pre­si­den­ziali di ago­sto. Con quanto scarto vin­cerà l’Akp? Erdo­gan diven­terà il capo dello stato? Sono le domande poste, in attesa del responso delle urne. Nel frat­tempo si regi­stra il disap­punto dell’Ue per le nuove misure. La legge imbriglia-giudici dilui­sce altre norme che, al con­tra­rio, avvi­ci­na­vano la giu­sti­zia turca a quella comunitaria.

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