IL TRADIMENTO DI GRILLO

 Ma sono terrorizzati dall’idea e badano soltanto ai propri interessi aziendali. Non si spiegano altrimenti le mosse della Grillo&Casaleggio spa di questi giorni. Un vero e proprio tradimento dei valori e dei principi fondanti del M5S, anche di quelli positivi, che ci sono. La cagnara ordita in Parlamento e sul blog dalla strana coppia è servita a far passare sotto silenzio l’oggetto di una battaglia troppo sbagliata nei modi per risultare poi giustificata nella sostanza, quella dell’opposizione all’ennesimo regalo di un governo italiano alle banche. I molti difensori d’ufficio del grillismo, che ama dipingersi come isolato dai media, insistono nel dire che i linguaggi e i gesti non contano. Quando si bruciano i libri, come quello di Corrado Augias, quando si stilano liste di proscrizione dei giornalisti, quando s’incita a insulti sessisti nei confronti di una delle poche donne che occupa una carica pubblica importante, Laura Boldrini, non si possono accampare alibi o giustificazioni. Il mezzo in questi casi è per intero il messaggio. E il messaggio, piaccia o non piaccia agli amici Dario Fo e a quelli de Il Fatto, è uno solo chiaro, riconoscibile e in una parola: fascista.
È questo il primo tradimento, nei confronti di un elettorato che fascista non è per niente. Ma non è il solo. Ancora più paradossale, rispetto agli obiettivi dichiarati, è l’opposizione frontale della coppia di leader alla discussione di una nuova legge elettorale e delle riforme istituzionali: abolizione del Senato e delle province, riduzione del numero dei parlamentari, taglio ai costi della politica.
Non si tratta di un’opposizione a questo o quel modello di legge, si badi, ma il rifiuto di fare qualsiasi legge elettorale e qualsiasi riforma. In nome, di fatto, del mantenimento dello status quo, anzi addirittura di un ritorno alla prima repubblica, con un sistema proporzionale puro.
Ora, il sistema escogitato da Renzi e Berlusconi è pieno di difetti e bizzarrie, a cominciare da questo strano uso del doppio turno, che di solito o si fa o non si fa. Ma agli occhi dei grillini il cosiddetto Italicum dovrebbe avere almeno un pregio e non da poco. È l’unico sistema elettorale che rende possibile una loro vittoria. Alle condizioni poste dai fondatori, ovvero senza alcuna alleanza. Per il partito che a febbraio è diventato il primo sul suolo italiano, basterebbe un lieve aumento di consensi per arrivare al ballottaggio. E se arrivasse al secondo turno contro la destra o la sinistra, per come sono fatti gli italiani, Grillo avrebbe già vinto. Gli elettori di Berlusconi o quelli del Pd lo voterebbero in massa pur di non vedere vincere l’altro. Il fatto che Renzi e Berlusconi non abbiano minimamente preso in considerazione tale ipotesi, non significa che non si possa realizzare. Si tratta al contrario di uno scenario, a mio parere, assai probabile.
Perché dunque Grillo butta al vento la storica occasione di vincere e governare da solo? Perché si aggrappa a un proporzionale che può rendere possibile una sola maggioranza, la grande coalizione fra destra e sinistra? Perché nei fatti è questo che vuole: l’emergenza eterna e per sé il monopolio di un’opposizione ciarliera quanto inconcludente. Per quanto, certo, redditizia per la Grillo&Casaleggio spa o meglio srl. Società a responsabilità limitata.
Lo stesso discorso si può fare per le riforme costituzionali. L’abolizione delle province e del finanziamento pubblico ai partiti, la riforma del Senato e la riduzione dei parlamentari sono da sempre fra i principali obiettivi del movimento grillino, addirittura le ragioni fondanti. Il fatto che ora anche i vecchi partiti si siano convinti della necessità di cambiare il sistema dovrebbe spingere Grillo a festeggiare la vittoria e a collaborare alle riforme. Al contrario, si lamenta che gli hanno rubato il programma. Come se farsi copiare il programma dagli avversari non fosse il più straordinario dei successi.
Grillo e Casaleggio tradiscono in questo modo i propri elettori. Dirigono con animo manageriale un redditizio partito azienda, fingendo di voler dar voce a chi non l’aveva, a chi voleva un cambiamento reale. E oggi sono proprio loro il maggior fattore di conservazione del sistema. Si tratta di un film già visto in questi venti anni e non sarebbe un dramma. Se non che il M5S è necessario alla nostra democrazia, perché esprime davvero un pezzo di società senza voce. Oggi con il M5S, così come ieri con Lega e Forza Italia, il disgusto per i leader confonde le idee e spinge a sottovalutare la portata sociale del fenomeno. Non si arriva al 25 per cento dei voti in una grande nazione come la nostra perché un leader è bravo a comunicare e a occupare la scena. Lega e Forza Italia erano, ben oltre pregi e difetti di Bossi e Berlusconi, l’espressione di un blocco sociale di piccola e media borghesia da sempre conservatrice minacciata dalla globalizzazione.
Il M5S è oggi l’espressione di un altro blocco sociale, composto in parte da un ceto medio impoverito e disilluso dal berlusconismo, e per l’altra da intere generazioni di giovani esclusi dal mondo del lavoro. Queste due componenti della società italiana hanno mille e giustificati motivi per chiedere un cambiamento radicale di un sistema che le esclude e le emargina, eppure sono quasi totalmente ignorate dai partiti e dai media al seguito. Grillo e Casaleggio hanno occupato il vuoto e se le sono prese, ma per portarle dove? A cambiare l’Italia e questa povera concezione d’Europa? No. Nei fatti, no. All’azienda Grillo&Casaleggio interessa soltanto mantenere le cose come stanno e intanto appagare il narcisismo dei capi, le ambizioni personali loro e del seguito di servi che si portano appresso. Proprio come prima di loro hanno fatto Bossi e Berlusconi. Se non è alto tradimento questo, come vogliamo chiamarlo?


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