La Spagna tra monarchia e repubblica

Suo marito, Iñaki Urdan­ga­rin, è impu­tato per cor­ru­zione e rici­clag­gio nell’affaire Aizoon. Il giu­dice istrut­tore ritiene pro­ba­bile che l’infanta sia con­sa­pe­vol­mente inter­ve­nuta per favo­rire i traf­fici di suo marito. La monar­chia spa­gnola è, quindi, ancora una volta sotto esame: sotto esame la pre­tesa che la monar­chia — che discende dall’investitura di Franco — sia una vera «monar­chia costi­tu­zio­nale» sog­getta alla «sovra­nità della legge». Una domanda: la magi­stra­tura spa­gnola è vera­mente indi­pen­dente, osa inda­gare seria­mente e fino in fondo nei con­fronti di una com­po­nente della casa reale? La magi­stra­tura ita­liana è di esem­pio in Europa per la sua indi­pen­denza: giu­dici indi­pen­denti con garan­zia affi­data al Con­si­glio supe­riore della magi­stra­tura, pub­blici mini­steri indipendenti.

I giu­dici spa­gnoli si dicono indi­pen­denti (nelle demo­cra­zie occi­den­tali tutti i giu­dici si dicono indi­pen­denti), ma – è que­sta la seria que­stione — lo sono real­mente? Fino a quale punto lo sono? In Ita­lia sono indi­pen­denti e lo devono dive­nire ancor di più. Da rimar­care: a dif­fe­renza da quelli ita­liani, i pub­blici mini­steri spa­gnoli non sono indi­pen­denti — come non lo sono in tutta Europa — sic­ché è già visi­bile il con­tra­sto (la dif­fe­renza di valu­ta­zione degli indizi e delle prove) fra giu­dice istrut­tore e pub­blico mini­stero. In aprile, il giu­dice Castro aveva già impu­tato l’infanta ma, su impu­gna­zione del pub­blico mini­stero, la sua deci­sione era stata annul­lata in appello. Ancor oggi il pub­blico mini­stero con­tra­sta il giu­dice istrut­tore, asse­rendo che con­tro l’infanta non vi è prova e che, quindi, l’infanta non deve essere incri­mi­nata.
La “Casa Real” ovvia­mente ha fatto sapere — come usa nelle monar­chie costi­tu­zio­nali — che rispet­terà tutte le deci­sioni dei giu­dici. Un fatto comun­que è certo: la nuova impu­ta­zione dell’infanta Cri­stina, di cui si discute nel mondo intero, inde­bo­li­sce ulte­rior­mente il re di Spa­gna già debole in ragione di pre­ce­denti scan­dali. Basti ricor­dare la cac­cia all’elefante, in galante com­pa­gnia — men­tre la Spa­gna attra­ver­sava la grave crisi eco­no­mica che ancor oggi l’attanaglia (Aldo Grasso, “I safari di Juan Car­los re delle mille avven­ture”, Cor­riere della sera 22.4.2012); e il caso Bal­ta­sar Gar­zón di cui la stampa inter­na­zio­nale ha par­lato per anni: tre pro­cessi con­tro Gar­zón (Raphael Min­der, “Spa­nish Judge Indic­ted for Inquiry Into Franco-Era Abu­ses”, The New York Times 7.4.2010). Caso ampia­mente trat­tato anche in Ita­lia (Alberto D’Argenzio, “Lo scan­dalo anti-Garzón nella Spa­gna di Zapa­tero”, il mani­fe­sto 16.4.2010). Il caso Gar­zón nella Spa­gna di Zapa­tero, la sua epul­sione dalla magi­stra­tura. Chi aveva torto e chi ragione allora? Gar­zón don Chi­sciotte che fa poli­tica, che non rispetta i limiti di legge, oppure la magi­stra­tura ancora dipen­dente che si coa­lizza con­tro di lui (Per­fecto Andrès Iba­nes, “I pro­cessi Gar­zón: è neces­sa­rio distin­guere”, “Que­stione Giu­sti­zia” n. 4/2012)?

Secondo un son­dag­gio del 5 gen­naio scorso, il 62% degli spa­gnoli pensa che il re dovrebbe abdi­care in favore di suo figlio Felipe (San­drine Morel, “La nou­velle mise en exa­men de l’infanta Cri­stina affai­blit encore le roi d’Espagne”, Le Monde 9 gen­naio). Meno del 50% degli spa­gnoli è oggi a favore della monar­chia. Molti in Spa­gna pen­sano che il “com­pro­messo sto­rico” anni set­tanta (il “patto dell’oblio”, la “memo­ria selet­tiva”), dopo tanti anni dall’uscita di scena di Franco e tanti anni di monar­chia sem­pre più discussa, devono por­tare alla repub­blica. Due que­stioni di fondo. La prima: vi è un diritto all’oblio e fino a quanto può durare? La seconda: la Spa­gna è oggi matura per la repubblica?


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