Lavoro: 8,5 milioni senza contratto, la spending review colpisce la scuola

Istat. Due lavoratori su tre: è la quota più alta dal 2008. Senza conclusione le trattative per 51 intese, 15 riguardano la PA. Ecco come il blocco dei contratti penalizza il mondo dell’istruzione pubblica

redazione • 27/2/2014 • Copertina, Studi, Rapporti & Statistiche • 826 Viste

Roberto Ciccarelli,

Otto milioni e 500 mila dipen­denti in Ita­lia sono al lavoro con il con­tratto sca­duto. Secondo l’Istituto Nazio­nale di Sta­ti­stica (Istat) due lavo­ra­tori su tre con­ti­nue­ranno a lavo­rare sulla base delle vec­chie intese nel pub­blico e nel pri­vato. Una cifra così alta non si regi­strava dal 2008, il primo anno della crisi e riguarda i com­messi, gli sta­tali. gli edili, i dipen­denti degli studi pro­fes­sio­nali, quelli della sanità pri­vata. Tutti dovranno fare i conti con un red­dito fermo da anni, pro­prio nei mesi suc­ces­sivi all’approvazione della legge di sta­bi­lità voluta dal vec­chio governo Letta e appro­vata dalla mag­gio­ranza che regge quello Renzi che ha impo­ve­rito almeno 3 milioni di dipen­denti pub­blici. Com­ples­si­va­mente, dal 2010, la ridu­zione delle retri­bu­zioni ‘pro capite’ in ter­mini reali del pub­blico impiego supera i 10 punti percentuali.

A feb­braio sono state rati­fi­cate solo quat­tro intese che riguar­dano 500 mila lavo­ra­tori nel campo del tes­sile, della pro­du­zione di pelli e cuoio, del gas e dell’acqua, del turi­smo e delle strut­ture ricet­tive. Restano senza con­clu­sione le trat­ta­tive per 51 intese, di cui ben 15 rife­ri­bili al set­tore della pub­blica ammi­ni­stra­zione. All’inizio del 2014 sono inol­tre deca­duti gli accordi sul ser­vi­zio di smal­ti­mento dei rifiuti e della Rai. Nel limbo c’è anche il con­tratto del com­mer­cio che inte­ressa 2 milioni di per­sone. Poi ci sono 650 mila edili, 260 mila addetti ai ser­vizi di puli­zia locale, 100 mila auto­fer­ro­tram­vieri, 400 mila lavo­ra­tori della sanità pri­vata, 200 mila addetti degli studi pro­fes­sio­nali. Da solo il com­parto della Pa conta 2,9 milioni di per­sone con il sala­rio fermo a quello di sei o otto anni fa. L’attesa media per il rin­novo del con­tratto è di 24,5 mesi per i dipen­denti, 11,8 mesi per chi lavora nel privato.

L’Istat segnala inol­tre un lieve aumento delle retri­bu­zioni con­trat­tuali ora­rio avve­nuta a gen­naio. Il pic­colo balzo è dovuto ad uno scatto di miglio­ra­mento eco­no­mico pre­vi­sto nei con­tratti ancora in vigore. Le sta­ti­sti­che regi­strano anche l’allargamento della for­bice tra i salari e l’inflazione, ferma a gen­naio allo 0,7%.

Ciò che è inte­res­sante in quest ana­lisi è la segna­la­zione da parte dell’Istat della varia­zione nulla per tutta la pub­blica ammi­ni­stra­zione a causa del blocco dei con­tratti rin­no­vato dal governo Letta fino alla fine del 2014. Uno dei modi per fare pagare l’austerità ad una grande fetta della popo­la­zione, con­tri­buendo a tenere il defi­cit sotto il 3% sul Pil, come pre­teso dalla Com­mis­sione Euro­pea. Se l’Italia si atte­sterà sotto que­sta soglia anche quest’anno, il «merito» sarà anche degli sta­tali che con­ti­nue­ranno a lavo­rare con gli stessi salari di sei o otto anni fa.

Letta e Sac­co­manni, in realtà, hanno fatto ancora di più. Hanno defi­nito le moda­lità di com­puto dell’indennità di vacanza con­trat­tuale fino al 2017, con­ge­lan­dola ai valori 2013; hanno tagliato l’ammontare com­ples­sivo delle risorse desti­nate annual­mente al trat­ta­mento acces­so­rio del per­so­nale a fine 2014; hanno limi­tato ancora di più il turn-over; hanno modi­fi­cato al ribasso le regole per il rico­no­sci­mento degli straor­di­nari. Per «rispar­miare» e rien­trare nei para­me­tri dell’austerità lo Stato ita­liano chiede un con­tri­buto sostan­zioso ai suoi dipen­denti, ren­dendo per­ma­nente la nega­zione dei diritti acqui­siti e delle retri­bu­zioni dovute.

Una stan­gata vera e pro­pria. I più col­piti sono i dipen­denti della scuola che hanno lo sti­pen­dio più basso dei paesi Ocse. Se per gli altri il blocco dei con­tratti dura da 4 anni, per loro il 2014 sarà il quinto anno di sacri­fici. Secondo la rela­zione al par­la­mento sul pub­blico impiego della Corte dei conti il blocco dei con­tratti costerà 3.348 euro ai docenti, 6.380 ai diri­genti sco­la­stici, 2.416 al per­so­nale Ata. A que­sto dovrà essere aggiunta la somma non ancora cal­co­lata del con­ge­la­mento dell’indennità di vacanza con­trat­tuale. Il con­ge­la­mento dei salari è accom­pa­gnato dal taglio del per­so­nale della PA, pari ad almeno 300 mila per­sone, avve­nuto dal 2006 a oggi (dati Aran).

Que­sto è il risul­tato delle «riforme» fino ad oggi rea­liz­zate. Il per­so­nale ha perso cen­tra­lità a favore di una gene­rale per­dita di qua­lità e effi­cienza impo­ste dalla spen­ding review pema­nente. Una ten­denza che con ogni pro­ba­bi­lità verrà con­fer­mata nel piano che sta pre­pa­rando l’ex Fmi Carlo Cottarelli.

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