L’Iran strappa il 20% sul reattore di Tehran

I tre giorni di round nego­ziale a Vienna si sono con­clusi con un accordo pre­li­mi­nare sul nucleare ira­niano.

redazione • 21/2/2014 • Copertina, Internazionale • 318 Viste

I tre giorni di round nego­ziale a Vienna si sono con­clusi con un accordo pre­li­mi­nare sul nucleare ira­niano. I par­ti­co­lari tec­nici dell’intesa che dovrebbe essere siglata entro sei mesi tra Iran e P5+1 (Stati uniti, Rus­sia, Cina, Gran Bre­ta­gna, Fran­cia e Ger­ma­nia) saranno defi­niti nell’incontro che si svol­gerà a Vienna tra il 17 e il 20 marzo pros­simo.

Il mini­stro degli Esteri ira­niano, Javad Zarif ha par­lato di col­lo­qui «frut­tuosi e det­ta­gliati», sot­to­li­neando che si sono svolti in un’atmosfera «seria e più posi­tiva di quanto ci si potesse aspet­tare». Il capo della diplo­ma­zia ira­niana ha pre­ci­sato che c’è ancora molto lavoro da fare e ha evi­den­ziato che riman­gono delle «diver­genze». «Oltre ai col­lo­qui a livello poli­tico, abbiamo ini­ziato anche discus­sioni sugli aspetti tec­nici», ha aggiunto Zarif. Su que­sto punto il vice­mi­ni­stro degli Esteri Abbas Ara­q­chi ha aggiunto che le parti «hanno con­cor­dato un pro­gramma di lavoro» per col­lo­qui tec­nici in vista del pros­simo appun­ta­mento a Vienna.

Più pru­dente è apparso l’alto rap­pre­sen­tante per la poli­tica estera dell’Unione euro­pea, Cathe­rine Ash­ton. «In que­sti tre giorni abbiamo iden­ti­fi­cato tutti i temi che dob­biamo affron­tare. C’è molto da fare e non sarà facile», ha ammesso Ash­ton. Dal canto suo, la por­ta­voce del dipar­ti­mento di Stato degli Stati uniti, Marie Arf ha defi­nito l’incontro «posi­tivo e utile», aggiun­gendo che nel corso delle trat­ta­tive non si è discusso solo dell’agenda dei futuri nego­ziati, ma si è ini­ziato anche a entrare nel merito dell’accordo.

Dalle prime noti­zie che tra­pe­lano sull’intesa, rag­giunta ieri a Vienna, l’Iran sarà tenuto a rispet­tare il limite del 5% per l’arricchimento dell’uranio per la pro­du­zione di ener­gia a scopo civile, come pre­vi­sto dall’accordo siglato a Gine­vra il 24 novem­bre scorso, ma potrà man­te­nere al 20% l’arricchimento di ura­nio nel reat­tore di Teh­ran, pre­va­len­te­mente usato a scopi di ricerca.

Sul tavolo dei nego­ziati c’è anche la sorte del reat­tore ad acqua pesante di Arak e delle 19 mila cen­tri­fu­ghe di ultima gene­ra­zione, pre­senti in Iran. Anche la guida suprema Ali Kha­me­nei è inter­ve­nuta alla vigi­lia dei col­lo­qui di Vienna per con­te­nere il mal­con­tento dei radi­cali ira­niani sul freno posto al pro­gramma nucleare ira­niano in seguito agli accordi di Gine­vra. Nono­stante Kha­me­nei abbia riba­dito il suo soste­gno al dia­logo con i P5+1, voluto dai tec­no­crati di Has­san Rohani, si è detto scet­tico sull’esito posi­tivo dei negoziati.

Secondo l’intesa sta­bi­lita a Teh­ran, due set­ti­mane fa, tra auto­rità ira­niane e l’Agenzia inter­na­zio­nale per l’Energia ato­mica (Aiea), nei pros­simi mesi si inten­si­fi­che­ranno le ispe­zioni dell’Aiea. Saranno pre­vi­sti con­trolli aggiun­tivi alla miniera di ura­nio di Saghand nei pressi di Yazd. Stesso trat­ta­mento sarà riser­vato alla fab­brica di con­cen­trato d’uranio situata ad Arda­kan e al cen­tro di tec­no­lo­gia spe­ri­men­tale di Lash­kar Abad. Sarà poi messo sotto con­trollo lo svi­luppo di deto­na­tori (Explo­ding Bridge Wire). Infine, saranno sot­to­po­ste a con­trolli alcune ricer­che sullo svi­luppo di polo­nio, por­tate avanti e poi fer­mate negli anni Novanta, dal regime iraniano.

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