La Camera affossa l’amnistia

Carceri. Quattro ore di dibattito liquidano il messaggio al Parlamento di Giorgio Napolitano. Nella relazione approvata, la via per arrivare all’appuntamento con Strasburgo

Eleonora Martini, il manifesto redazione • 5/3/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Politica & Istituzioni • 699 Viste

Cin­que mesi a bagno­ma­ria, mezza gior­nata di svo­gliata cucina veloce e il pro­blema del mes­sag­gio alle camere inviato da Gior­gio Napo­li­tano l’8 otto­bre scorso è risolto. Dopo quasi tre anni di moniti e grida d’allarme sulla «pre­po­tente urgenza» del sovraf­fol­la­mento car­ce­ra­rio, la Camera ha liqui­dato ieri l’invito del capo dello Stato a ricor­rere a prov­ve­di­menti di amni­stia e indulto per ripri­sti­nare la con­di­zione di lega­lità del sistema giu­di­zia­rio, con poche righe inse­rite in una rela­zione messa a punto dalla com­mis­sione Giu­sti­zia e appro­vata in Aula dalla mag­gio­ranza dei depu­tati (325 sì, 107 con­trari e 42 aste­nuti) in cui si dà sem­pli­ce­mente atto dello stu­dio sulle con­se­guenze di un even­tuale prov­ve­di­mento di cle­menza gene­ra­liz­zata.
Boc­ciate invece, col parere con­tra­rio del governo espresso dal vice­mi­ni­stro di Giu­sti­zia Enrico Costa del Ncd, le altre riso­lu­zioni più net­ta­mente favo­re­voli all’amnistia e all’indulto. Ma soprat­tutto, con il no espli­cito della respon­sa­bile giu­sti­zia del Pd, Ales­sia Morani, che con­ferma la linea di Mat­teo Renzi, è ormai evi­dente che «una mag­gio­ranza per i prov­ve­di­menti di cle­menza non c’è», come fa notare il depu­tato Daniele Farina di Sel.«Abbiate il corag­gio di dire – scan­di­sce in Aula Farina – che non si farà né amni­stia né indulto: fate capire al pre­si­dente della Repub­blica che ci avete messo una pie­tra sopra». Fuori, in piazza Mon­te­ci­to­rio, a pro­te­stare con­tro la mala piega che ha preso il dibat­tito par­la­men­tare c’è anche un pic­colo gruppo di Radi­cali capi­ta­nati da Marco Pan­nella e da Rita Ber­nar­dini. «La rela­zione della com­mis­sione Giu­sti­zia letta dalla pre­si­dente del Pd Dona­tella Fer­ranti è di fatto un fil­tro — attacca la segre­ta­ria di Radi­cali ita­liani – dove si dimen­tica di dire che le riforme strut­tu­rali che il capo dello Stato ha indi­cato val­gono per il futuro men­tre per il pre­sente non c’è che un prov­ve­di­mento di cle­menza. Nella rela­zione – aggiunge Ber­nar­dini – non si valu­tano indulto e amni­stia, ci si limita a dire con sta­ti­sti­che nean­che pre­cise di quelli che sono rien­trati in car­cere dopo l’indulto del 2006, ma omet­tendo di para­go­narli a quelli che invece non avendo usu­fruito di alcun prov­ve­di­mento di cle­menza reci­di­vano più del dop­pio».
Para­dos­sal­mente invece i prov­ve­di­menti cle­men­ziali erano invo­cati aper­ta­mente nella riso­lu­zione di Forza Ita­lia che però infi­lava tra le misure più urgenti l’agognata «riforma del sistema delle inter­cet­ta­zioni tele­fo­ni­che». La boc­cia­tura della riso­lu­zione ha dato l’occasione per un po’ di sana lotta inte­stina (via stampa par­la­men­tare) tra i depu­tati di Renato Bru­netta – che hanno rin­fac­ciato al vice­mi­ni­stro Costa di «rin­ne­gare il pro­gramma elet­to­rale con cui Alfano è stato eletto» – e i cugini del Ncd che hanno lasciato agli atti delle cro­na­che «il banco vuoto» del capo­gruppo di Forza Ita­lia al momento deci­sivo del voto.Messe da parte le note di colore, rimane il chia­ro­scuro dell’intervento di Morani: «Il Pd ritiene i prov­ve­di­menti di cle­menza inef­fi­caci. La via della cle­menza è un alibi per la poli­tica che non vuole fare scelte strut­tu­rali», ha detto in Aula la respon­sa­bile di Giu­sti­zia demo­cra­tica che ha elen­cato le azioni da intra­pren­dere per affron­tare la que­stione a tutto tondo «e non solo l’emergenza car­ce­ra­ria», par­tendo da quella «situa­zione intol­le­ra­bile del 40% dei dete­nuti in car­ce­ra­zione pre­ven­tiva».
Per Morani si deve per esem­pio pen­sare a far scon­tare la pena nei Paesi d’origine ai cit­ta­dini stra­nieri; rive­dere la nor­ma­tiva sullo spac­cio; desti­nare risorse ai Sert, per il lavoro in car­cere, per gli assi­stenti sociali e gli edu­ca­tori, o per la poli­zia peni­ten­zia­ria in con­ti­nua carenza di organico.È, in estrema sin­tesi, anche la via trac­ciata da Fer­ranti nella rela­zione della com­mis­sione Giu­sti­zia per arri­vare almeno con una parte di com­piti a casa fatti all’appuntamento del 28 mag­gio con la Corte euro­pea dei diritti umani. Il lavoro sarebbe in alto mare se non ci fosse stata la Corte costi­tu­zio­nale che ha boc­ciato la legge Fini-Giovanardi sulle dro­ghe e ha per­messo così un ral­len­ta­mento di fatto degli ingressi in car­cere, visto che uno su tre dei dete­nuti attuali è den­tro per quelle norme inco­sti­tu­zio­nali. Un’altra serie di pic­coli inter­venti cor­ret­tivi è con­te­nuta nel decreto Can­cel­lieri appena varato in Par­la­mento e nei pros­simi mesi è pre­vi­sto il recu­pero di alcune migliaia di posti letto rego­la­men­tari indi­spo­ni­bili attual­mente per ristrut­tu­ra­zioni edi­li­zie in atto. Sarà così che si cer­cherà di otte­nere da Stra­sburgo almeno un rin­vio al ter­mine ultimo per ottem­pe­rare a quanto sta­bi­lito dalla sen­tenza Tor­reg­giani. La spe­ranza, rin­vi­go­rita dai con­tatti finora avuti tra i Guar­da­si­gilli ita­liani e il pre­si­dente della Corte euro­pea Dean Spiel­mann, è di poter così evi­tare il ricorso all’amnistia e all’indulto.

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