8 marzo: donne più longeve, ma con più farmaci. Aumentano le immigrate

La fotografia al femminile della società italiana ed europea. Aumentano le immigrate (sono il 53% degli stranieri), calano le rifugiate. Sale l’aspettativa di vita (84,5 anni). E la violenza rimane una piaga sconvolgente

Redattore Sociale redazione • 7/3/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 338 Viste

Donne che vivono più a lungo ma fanno maggiore ricorso ai farmaci. Donne immigrate (sempre più numerose), donne in carcere (numeri che rimangono esigui rispetto a quelli maschili), donne vittime di violenza. Ecco ancora dati e considerazioni sulla condizione delle donne in Italia.
Aspettativa di vita, uso di farmaci. Aumenta, seppure di poco, l’aspettativa di vita per le donne italiane che nel 2011 era mediamente 84,5 anni contro i 79,4 anni per gli uomini: si mantiene il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, anche se il divario tra generi continua a ridursi. Questi alcuni dati sullo stato di salute delle donne italiane “fotografato” nella IV edizione del Libro bianco di O.N.Da, realizzato grazie al contributo di Farmindustria.
Dalla comparazione dei tassi di ospedalizzazione non emergono differenze significative tra uomini e donne, mentre i livelli di consumo di farmaci risultano più elevati per la popolazione femminile (42,92% vs. 34,31%), registrandosi tuttavia una modesta contrazione rispetto al 2009 (44,62%). L’analisi degli indicatori di salute e malattia nelle diverse regioni italiane evidenzia le aree più critiche della salute femminile. Si registra un incremento dell’incidenza e della prevalenza di tutti i tumori maligni nelle donne con una differenza Nord-Sud a svantaggio del Settentrione, anche se il tasso standardizzato di mortalità è quasi doppio per gli uomini (35,60 vs 19,39 per 100.000 abitanti).
Nel mondo oggi “si contano più di 850 farmaci in sviluppo per le malattie che colpiscono il genere femminile. Anche in Italia cresce il numero degli studi clinici che coinvolgono solo donne, la maggior parte dei quali (oltre il 64%) nell’area oncologica.
Donne immigrate… Il XXIII rapporto Immigrazione 2013 di Caritas-Migrantes evidenzia che all’inizio del 2013 gli immigrati erano 4.387.721 (7,4 per cento sul totale della popolazione italiana) con un incremento di oltre 334 mila unità (+8,2 per cento) rispetto all’anno precedente. Nello specifico, l’incremento degli stranieri residenti è dovuto al crescente volume delle nascite di bambini stranieri e al numero di iscritti dall’estero. Ad aumentare sono soprattutto le donne immigrate, che oggi costituiscono il 53 per cento degli oltre 4 milioni e 300 mila stranieri residenti in Italia anche grazie alle varie regolarizzazioni che hanno certamente favorito l’emersione di una rilevante quota di lavoratrici impiegate nel settore domestico.
… e donne rifugiate. Quasi uno su sette tra i beneficiari complessivi del sistema Sprar è afgano, poco meno di uno su dieci, invece, somalo, gli altri provengono da Nigeria, Pakistan, Eritrea, Costa d’Avorio, Ghana, Iraq, Turchia ed Etiopia. Per la maggior parte dei casi, però, si tratta di uomini la cui percentuale nel 2012 è cresciuta rispetto all’anno precedente. È questo il quadro dei beneficiari del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, contenuto nel Rapporto Sprar 2012/2013.
Sono gli uomini più delle donne a mettersi in viaggio verso l’Italia. I dati Sprar evidenziano proprio una diminuzione della componente femminile rispetto agli anni precedenti al 2012. Gli uomini rappresentano complessivamente l’80 per cento degli accolti, quando nel 2010 erano il 76 per cento e nel 2011 il 79,5 per cento. Incidenza maschile che si nota soprattutto tra i pachistani, dove raggiunge il 96,3 per cento, tra i ghanesi (96,2) e gli afgani (94,4).
Violenza. I dati della prima relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sulla violenza fisica, sessuale e psicologica subita dalle donne in ambito domestico, lavorativo, pubblico e su internet rivelano numeri da brivido. Non c’è nessun paese dell’Ue che può dirsi esente dal problema. Nella più completa indagine al mondo sulla violenza contro le donne, emerge infatti che il 33% delle intervistate sopra i quindici anni ha subito violenza fisica e/o sessuale, in pratica una donna su tre. Se proiettato sullo scenario europeo, il dato è sconvolgente: sarebbero 62 milioni le donne ad aver sperimentato una tal forma di violenza. Inoltre il 22% delle intervistate ha subito violenza da parte del partner e il 5% è stata vittima di stupro. Non solo: il 43% ha subito violenza psicologica da parte di un partner attuale o precedente. Il 33% ha subito violenza fisica o sessuale durante l’infanzia, e il 12% in particolare ha subito violenza sessuale (nella metà dei casi da sconosciuti). Il 18% ha dichiarato di essere stata vittima di stalking e il 5% di esserlo stato nell’anno precedente all’intervista.
In carcere. Secondo il Rapporto Antigone, al 30 novembre 2013 negli istituti di pena italiani erano stipate 64.047 persone, a fronte di una capienza stimata di 47.649 posti. Circa due terzi dei detenuti sono italiani, un quarto tossicodipendente. Le donne non raggiungono quota tremila (2789) e nei 16 asili nido penitenziari ci sono 51 madri con 52 bambini. I numeri più alti di donne detenute si registrano in Lazio (507, il 7,2 per cento ) e in Lombardia (549, 6,2 per cento). (daiac)
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