“Allarme contratti a termine”

Intervista a Sergio Cofferati, già segretario della CGIL. Il Jobs Act mette a rischio il rapporto a tempo indeterminato

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 15/3/2014 • Copertina • 909 Viste

«Sul calo delle tasse mi pare che siano poco chiare non solo le coper­ture, ma anche la pla­tea dei bene­fi­ciari: si esclu­dono i pen­sio­nati?». Allarme rosso, poi, per i con­tratti a ter­mine: «Se si toglie la cau­sale, diven­te­ranno pra­ti­ca­mente l’unico rap­porto a cui si farà ricorso, sosti­tuendo di fatto il tempo inde­ter­mi­nato». Ser­gio Cof­fe­rati, euro­par­la­men­tare Pd e sto­rico segre­ta­rio della Cgil, vede più ombre che luci nella «svolta buona» ren­ziana, anche se ammette che «abbas­sare le tasse alle fasce più deboli e aumen­tare quelle sulle ren­dite finan­zia­rie va nella dire­zione giu­sta». Ma ci parla anche dello scon­tro Cgil-Fiom: «È fon­da­men­tale – dice – che un con­tratto venga votato solo dai lavo­ra­tori inte­res­sati. E alle assem­blee si dovreb­bero espri­mere tutte le posizioni».

Ini­ziamo dagli sgravi Irpef.

Se si danno soldi alle per­sone che stanno peg­gio, io sono più che con­tento. Ma la comu­ni­ca­zione è stata poco chiara: se mi si dice che cala l’Irpef, dovrei desu­mere che scende per tutti quelli che stanno sotto un red­dito di 1500 euro, quindi anche i pen­sio­nati. Invece mi pare che si con­ti­nui a par­lare di lavo­ra­tori e di buste paga: si dovrebbe dira­dare que­sta con­fu­sione, e se non sono pre­vi­sti i pen­sio­nati, mi pare più che giu­sto includerli.

Le coper­ture sono credibili?

Credo che la spen­ding review sia fatta di azioni che non danno sem­pre introiti certi e soprat­tutto non li danno tutti a breve. Sic­come gli sconti Irpef sono soldi che si ero­gano già da mag­gio, credo si deb­bano indi­care coper­ture più certe.

Le cri­ti­che di Squinzi sulla disputa Irpef-Irap erano condivisibili?

Io ritengo di no. Credo che per rilan­ciare l’economia sia stato giu­sto incre­men­tare i con­sumi attra­verso l’aumento dei red­diti, per­ché l’impresa ita­liana è pre­va­len­te­mente orien­tata ai con­sumi interni. Poi si annun­cia uno sconto Irap gra­zie all’innalzamento delle tasse sulle ren­dite finan­zia­rie: è con­di­vi­si­bile, ora aspet­tiamo l’attuazione concreta.

Però gli impren­di­tori incas­sano la libe­ra­liz­za­zione dei con­tratti a ter­mine. Ma per­ché l’urgenza di un decreto?

Credo sia un modo per com­pen­sare imme­dia­ta­mente la que­stione dell’Irpef. E noto che il sin­da­cato, stra­na­mente, non ha detto ancora nulla. Se si toglie la cau­sale dai con­tratti a ter­mine, diven­te­ranno lo stru­mento pre­va­lente se non unico che le aziende uti­liz­ze­ranno. Uno stru­mento for­te­mente con­cor­ren­ziale rispetto ai con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, e in con­trad­di­zione con il “con­tratto unico” del Jobs Act. A que­sto punto quest’ultimo diventa quasi superfluo.

Insomma l’articolo 18 è già superato.

L’articolo 18 non c’è più, lo ha can­cel­lato la legge For­nero: intro­du­cendo il licen­zia­mento per motivi eco­no­mici, si è aggi­rato il fon­da­mento del 18, e nei fatti è can­cel­lato. Penso che il con­tratto unico poten­zial­mente sia posi­tivo, a patto che si can­cel­lino tutti gli altri con­tratti e che resti vera­mente come unico stru­mento di inse­ri­mento. Inol­tre, biso­gna vedere come sarà costruito inter­na­mente il per­corso delle norme e diritti “a tappe”. Dico però che aver scelto la delega è posi­tivo, per­ché per­mette, se lo si vorrà fare, di con­fron­tarsi con le parti sociali.

E l’apprendistato? Non diventa una sorta di con­trat­tino «low cost»?

Temo di sì: svuo­tato degli obbli­ghi for­ma­tivi e delle per­cen­tuali di sta­bi­liz­za­zione, il rischio è che diventi sem­pre più simile a un con­tratto a ter­mine low cost.

I pro­getti sulla cig vanno bene?

Anche qui, dob­biamo aspet­tare i testi. Ci tengo a dire che va rifor­mato tutto il sistema, intro­du­cendo una tutela fon­da­men­tale: un red­dito minimo garan­tito uni­ver­sale, che copra tutti.

Pas­siamo allo scon­tro Cgil-Fiom. Si dovrebbe ten­tare una ricucitura?

Credo che la Cgil debba fare il pos­si­bile per scon­giu­rare una rot­tura. L’occasione è il con­gresso. E la poli­tica potrebbe aiu­tare: se ci fosse una legge sulla rap­pre­sen­tanza, que­ste divi­sioni si potreb­bero sanare. Per­ché non puoi lasciare que­sto tema tutto ai sin­da­cati: se appli­chi un con­tratto erga omnes, dovre­sti garan­tirti che almeno la mag­gio­ranza dei desti­na­tari di quell’accordo lo condividano.

È cor­retto il mec­ca­ni­smo della «dop­pia urna» scelto da Susanna Camusso? E la deci­sione di non far espri­mere pari­ta­ria­mente le due posizioni?

Se l’accordo riguarda una pla­tea di per­sone, è giu­sto che a votare siano solo quelle per­sone: non intendo sol­tanto gli iscritti, ma tutti gli inte­res­sati. Poi gli orga­ni­smi diri­genti anche degli altri set­tori, e non più i lavo­ra­tori con il voto, pos­sono legit­ti­ma­mente pro­nun­ciarsi sull’accordo fatto. Quanto alle assem­blee: ricordo che sugli accordi del ’93 e sulle pen­sioni sono state pre­sen­tate in tutta tran­quil­lità opi­nioni a favore e con­tra­rie, il che non ha impe­dito di appro­vare quelle intese a lar­ghis­sima maggioranza.

Nel merito, si cri­ti­cano le san­zioni e un rischio di incostituzionalità.

Intro­durre san­zioni nello schema delle rela­zioni sin­da­cali è un segno di debo­lezza, e può distor­cere i rap­porti den­tro le sin­gole imprese. Quando non ci sono com­por­ta­menti coe­renti con un accordo, la solu­zione si trova con un sup­ple­mento di con­fronto. Credo che l’accordo sulla rap­pre­sen­tanza non sia coe­rente con la sen­tenza della Con­sulta sul caso Fiat, ma sui dubbi di ille­git­ti­mità non ho le com­pe­tenze per pronunciarmi.

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