Austerità: effetti collaterali

«Lancet» dimostra come abbia influito sulla salute. La Troika sbaglia i conti e la Grecia paga carissimo: aumentati suicidi, mortalità infantili, zero coperture delle spese sanitarie

Cristiana Pulcinelli, l'Unità redazione • 10/3/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 878 Viste

POCHI GIORNI FA IN UN’INTERVISTA RILASCIATA ALL’EMITTENTE AUSTRALIANA ABC, CHRISTINE LAGARDE, PARLANDO DELLA GRECIA, HA AMMESSO CHE LA TROIKA (Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) aveva fatto male i suoi calcoli e che questo ha portato a soluzioni economiche sbagliate per affrontare la crisi greca. Tuttavia, ha detto il direttore del Fmi, le istituzioni avevano fatto in modo che nel Paese ci fosse una rete di sicurezza sufficiente a garantire che le persone più esposte non avrebbero sofferto troppo. Il giorno dopo, sulla rivista medica inglese «The Lancet» è uscito un articolo firmato da alcuni ricercatori di Oxford, Londra e Cambridge che all’elegante signora francese avrà fatto venire qualche dubbio sull’ultima parte della sua affermazione. A tutti gli altri ha sicuramente fatto venire i brividi.
L’articolo in questione infatti racconta come le misure di austerità chieste alla Grecia proprio dalla Troika abbiano avuto un effetto devastante sulla salute dei cittadini greci. Qualche numero: oggi ci sono 800.000 greci senza nessuna copertura per le spese sanitarie. Sono aumentate le malattie dovute a malnutrizione e le morti per violenza. I bambini sono forse la categoria più colpita: la mortalità alla nascita è aumentata del 21% dal 2008 al 2011 a causa del mancato accesso ai servizi prenatali delle donne incinte, mentre la mortalità infantile è cresciuta addirittura del 43% in soli due anni (dal 2008 al 2010) probabilmente a causa del deterioramento delle condizioni socio-economiche delle famiglie. I suicidi sono aumentati del 45% tra il 2007 e il 2011. Non è strano se di pensa che negli stessi anni moltissimi servizi di igiene mentale pubblici sono stati chiusi o drasticamente ridotti: lo Stato ha abbattuto la spesa per la salute mentale prima del 20 e poi di un’ulteriore 55%. Contemporaneamente il numero delle persone che si rivolgono a centri per la salute mentale sono aumentate del 120 %, un segnale del fatto che la crisi economica e la disoccupazione hanno inciso fortemente sul benessere psichico della popolazione. Anche l’Aids ha rialzato la testa. In seguito al fatto che il numero di siringhe e di preservativi distribuiti gratuitamente è crollato, le infezioni da Hiv tra i tossicodipendenti sono passate da 15 nel 2009 a 484 nel 2012, mentre l’incidenza della tubercolosi è più che raddoppiata solo nei 12 mesi che vanno dal 2012 al 2013.
Quello che gli autori dello studio sottolineano è l’atteggiamento negazionista del governo greco e delle agenzie internazionali. «La risposta predominante è stata negare che esista qualsiasi seria difficoltà», si legge nell’articolo. E ancora: «Questa rimozione risponde ai criteri del negazionismo che rifiuta di riconoscere, e anzi tenta di screditare, la ricerca scientifica».
Il negazionismo, peraltro, si diffonde: anche il governo spagnolo non ammette che le politiche adottate abbiano avuto effetti negativi sul sistema sanitario del Paese e quindi sulla salute dei cittadini, denuncia un altro articolo pubblicato qualche mese fa sul «British Medical Journal».
Eppure alternative ci sarebbero. Ad esempio, scrivono gli autori dello studio di «Lancet», le esperienze di altri paesi che sono sopravvissuti alla crisi finanziaria, come l’Islanda e la Finlandia, dimostrano che conservando i budget per la spesa socio-sanitaria e concentrando i tagli su altre settori, i governi possono evitare gli effetti peggiori della crisi economica sulla salute della popolazione. «Nel momento in cui scriviamo – si legge nell’articolo – la Troika è ad Atene e sono stati annunciati altri tagli per 2,66 miliardi di dollari alla sanità e alla sicurezza sociale nei prossimi anni». Il peggio, forse, non è passato

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