Costo lavoro, Italia sotto la media Ue

L’Eurostat smentisce il luogo comune che nel nostro Paese il costo del lavoro sia al top in Europa Un’ora lavorata costa da noi 28,1 euro contro i 28,4 di Eurolandia. Siamo invece quarti nella classifica del cuneo fiscale

ROSARIA AMATO, la Repubblica redazione • 31/3/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 493 Viste

Secondo i nostri imprenditori l’eccessivo costo del lavoro è tra i principali macigni che impediscono al Paese di crescere, eppure quello italiano non è il più alto in Europa.
Anzi, il costo orario del lavoro italiano nel 2013 non è neanche il più alto dell’Eurozona: è perfettamente in linea, 28,1 euro contro 28,4 della Ue-17. Mentre sarebbe fuorviante confrontarlo con quello della Ue-28, che include Paesi come la Bulgaria, con un costo del lavoro orario di 3,7 euro, o Lituania e Lettonia, di poco sopra ai 6 euro. Le statistiche si riferiscono alle imprese con almeno 10
dipendenti, escluse quelle dei settori agricoltura e pubblica amministrazione. Sommando salario, oneri sociali e tasse del datore di lavoro (escludendo dunque quelle a carico del lavoratore), l’Italia è ampiamente superata da diversi Paesi: Svezia (40 euro), Danimarca (38,4) Belgio (38), Lussemburgo (35,7), Francia (34,3), Olanda (33,2), Austria e Finlandia (31,4), Germania (31,3) e Irlanda (29). C’è di più: il peso del cuneo fiscale a carico del datore di lavoro in percentuale rispetto al salario (28,1%) supera di poco la media dell’Eurozona
(25,9%), ma anche in questo caso all’Italia non spetta alcun primato: la precedono Svezia, Francia e Lituania.
L’Italia non svetta neanche per percentuale di aumento del costo del lavoro: tra il 2008 e il 2013 è cresciuto dell’11,4%, pochissimo di più rispetto all’Eurozona (10,4%). Difficile fare confronti europei generalizzati, visto che ci sono Paesi come la Bulgaria dove la crescita è stata del 44,1%, ma solo perché il costo orario del lavoro in cinque anni è passato da 2,6 a 3,7 euro. Però anche in Paesi dai salari più vicini ai nostri si registrano aumenti di molto superiori alla media: ancora Svezia (26,9%), Austria (18,9%), Finlandia (15,9%), Lussemburgo e Belgio (15,4%).

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