Droghe leggere e pesanti La differenza torna legge

Droghe leggere e pesanti La differenza torna legge

Sulla penalizzazione delle droghe leggere alla fine deciderà il Parlamento, ma per la prima volta la macchina del governo ha “sfrizionato” un po’. La titolare della Salute, Beatrice Lorenzin, in sintonia col centrodestra era pronta a fare nuovamente di tutta un’erba un fascio tra cannabis e sostanze come eroina o cocaina, mentre il Guardasigilli, Andrea Orlando, faceva sapere che non se parlava proprio di reintrodurre dalla finestra quel che la Corte Costituzionale aveva appena abrogato. Ossia l’equiparazione da un punto di vista penale di leggere e pesanti, che ha contribuito non poco al sovraffollamento delle carceri.
Ma prima del Consiglio dei ministri di ieri il compromesso è stato raggiunto: gli aspetti penali verranno affrontati entro 60 giorni da Governo e Parlamento. Intanto il decreto, approvato con annesse oltre 500 sostanze psicotrope vietate, ricopre il vuoto che si era creato dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato la legge “Fini-Giovanardi”. Il problema è che la decisione dei giudici ha portato con sè anche le voluminose tabelle, aggiornate negli anni, di antidolorifici e nuovi stupefacenti, lasciando in vigore quelle della vecchia legge Jervolino, ferme alle tradizionali cocaina, eroina, cannabis e derivati. Così, da un lato i medici non sapevano più che pesci prendere quando si trattava di prescrivere a malati gravi antidolorifici a base di morfina e altri oppiacei. Dall’altro erano tornate nell’alveo della legalità centinaia di “smart drugs”, che dietro colori accattivanti contengono sostanze a volte più micidiali delle tradizionali droghe “pesanti”.
Roba da far felici i protagonisti del film-cult di questi mesi, “Smetto quando voglio”, dove i protagonisti, tutti ricercatori precari, decidono di far soldi sintetizzando una nuova sostanza da sballo. Legale perché sconosciuta quindi non inscritta nelle tabelle delle sostanze psicotrope. La realtà che supera la fantasia, tant’è che qualcuno sembrava averne approfittato, spacciando quel che prima della sentenza era illegale e, colto sul fatto, rilasciato, poiché il divieto era stato cancellato. Fino a ieri. Perché il decreto “interviene sugli aspetti amministrativi e non penali”, ha precisato la Lorenzin, però le smart drugs, di fatto, tornano ad essere illegali: lo spaccio è di nuovo punito penalmente e il consumo sanzionato da un punto di vista amministrativo ad esempio con il ritiro della patente.
Se poi lo sballo da smart drugs o droghe leggere porti al carcere lo decideranno partiti e Governo. E si preannuncia battaglia, con Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera che ieri è tornata a chiedere di differenziare leggere e pesanti, mentre a destra Gasparri diceva “no a legalizzazioni surrettizie”. Un appello che potrebbe trovare sponde, tra Giovanardi e i suoi, anche nella maggioranza.


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