Expo a rischio dopo lo scandalo Infrastrutture lombarde

Expo a rischio dopo lo scandalo Infrastrutture lombarde

I ver­tici del Pirel­lone non pote­vano non sapere. E’ que­sta l’ultima novità che esce dalle carte dell’inchiesta che ha tra­volto Infra­strut­ture lom­barde. Il caso rischia di tra­vol­gere un intero sistema di potere e di com­pro­met­tere i lavori già molto in ritardo per Expo 2015. Il gover­na­tore Maroni ha pro­messo di isti­tuire una com­mis­sione di inchie­sta e di sosti­tuire gli uomini chiave finiti agli arre­sti entro lunedì. Par­lerà anche con il mini­stro per le Infra­strut­ture Mau­ri­zio Lupi. Ma ormai ogni presa di distanza o ten­ta­tivo di rele­gare tutto a vicende pas­sate non è in grado di argi­nare le pre­oc­cu­pa­zioni di un intero paese che su Expo a pun­tato mol­tis­simo. La magi­stra­tura ha col­pito un sistema di potere mar­cio che però deve con­tem­po­ra­nea­mente rige­ne­rarsi e non crol­lare, almeno fino al 2015. Un salto mor­tale tri­plo vera­mente azzar­dato ma ine­vi­ta­bile che com­porta una par­tita sem­pre più com­plessa tra rispetto della lega­lità e inte­ressi poli­tici e eco­no­mici. Val­gono per tutti le parole del pre­si­dente di Con­fin­du­stria Gior­gio Squinzi: “A 400 giorni dall’Expo non pos­siamo per­derci in pole­mi­che, ini­zia­tive legali e giu­di­zia­rie ma dob­biamo con­cen­trarci sull’esecuzione dei lavori. Ferma restando l’assoluta indi­pen­denza della magi­stra­tura l’importante è arri­vare a Expo nei modi giusti”.

Gli arre­sti dell’ex diret­tore gene­rale mai sosti­tuito di Infra­strut­ture lom­barde Anto­nio Rognoni e di altre sette per­sone hanno spaz­zato via alcuni per­so­naggi ancora deci­sivi per la rea­liz­za­zione dell’evento. Nell’inchiesta sono impli­cati anche le figlie del fac­cen­diere Daccò, pro­ta­go­ni­sta degli scan­dali della sanità lom­barda, la diri­gente di AreeExpo, la società che gesti­sce i ter­reni dell’Expo, e per­sino l’ex colon­nello del Ros Giu­seppe De Donno impu­tato nel pro­cesso sulla trat­ta­tiva Stato-Mafia. Il com­mis­sa­rio unico di Expo Giu­seppe Sala non potrà più con­tare nem­meno sul diret­tore dei lavori sul sito espo­si­tivo, Alberto Porro, inda­gato a piede libero. Sala ieri si è recato in pre­fet­tura poi ha incon­trato il gover­na­tore Maroni e il sin­daco Pisa­pia. Ha pre­ci­sato che gli arre­sti non riguar­dano la società di Expo, si è detto più pre­oc­cu­pato per i tempi di rea­liz­za­zione dei lavori che per le vicende legali ma non ha potuto negare il grande pro­blema che si è venuto a creare. “Sarei vera­mente uno sciocco met­tendo le mani avanti e dicendo che Expo non viene toc­cato. Dob­biamo lavo­rare nel rispetto ella lega­lità ma non pos­siamo avere un’ora di ritardo e que­sto devo garantire”.

Maroni invece, iro­nia del destino, ha par­lato in occa­sione della gior­nata per la lega­lità e in memo­ria delle vit­time di mafia, dove è stato con­te­stato dai con­si­glieri del Movi­mento 5 Stelle. Ha con­ti­nuato a riba­dire che la vicenda riguarda la giunta pre­ce­dente ma non ha potuto fare a meno di par­lare del pre­sente e del futuro: “La prio­rità adesso è evi­tare che le ope­ra­zioni che Infra­strut­ture lom­barde faceva su Expo fer­mino i lavori visto che siamo con tempi piut­to­sto stretti. Un pro­spet­tiva disa­strosa paven­tata anche dal pre­si­dente del con­si­glio regio­nale lom­bardo e ex asses­sore di For­mi­goni, Raf­faele Cat­ta­neo: “C’è un rischio serio per­ché cono­sco il ruolo impor­tan­tis­simo che Infra­strut­ture lom­barde ha”. Per Cat­ta­neo ci sarebbe “una siste­ma­tica dele­git­ti­ma­zione di quanto fatto in 18 anni in regione” e di “inti­mi­da­mento che biso­gna com­bat­tere, anche se non viene dalla mafia ma da un potere dello Stato”.

Insomma se Expo rischia è tutta colpa dei magi­strati. Di tutt’altro avviso il sin­daco Giu­liano Pisa­pia: “Sarei pre­oc­cu­pato se non ci fos­sero gli arre­sti, il fatto che invece ci sono mi fa dire che ci sono i con­trolli”. Quanto basta per far infu­riare For­mi­goni che gli ha rispo­sto con un acido tweet: “Il corvo Pisa­pia si dice lieto degli arre­sti! Mila­nesi chi avete eletto!”. In realtà sono i lom­bardi che dovreb­bero chie­dersi per­ché per vent’anni hanno eletto For­mi­goni. Nel prov­ve­di­mento del gip che ha por­tato agli arre­sti si parla espres­sa­mente di mail che dimo­strano la con­sa­pe­vo­lezza delle “mano­vre occulte” di Rognoni e soci da parte dei piani alti della Regione allora gui­data dal Cele­ste. Forse a Milano ne erano con­sa­pe­voli in tanti ma nes­suno ha avuto finora la forza di vol­tare pagina e con Expo alle porte, come dice Maroni, a que­sto punto “i tempi sono piut­to­sto stretti”.


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