Fiducia al 56% per il governo Renzi uno su tre crede che arriverà al 2018

Il sondaggio Demos attribuisce al neo premier il 64% di affidabilità personale. Dopo di lui c’è il suo predecessore Letta con il 52%: una sorta di “risarcimento” per il modo discusso con cui è avvenuto il cambio della guardia

redazione • 3/3/2014 • Copertina, Politica & Istituzioni • 794 Viste

ILVO DIAMANTI, la Repubblica

ALL’INDOMANI della fiducia, ottenuta alle Camere, Renzi e il suo governo procedono spediti. Sostenuti da un elevato livello di consenso. Ma, al tempo stesso, da una diffusa consapevolezza circa le difficoltà e i rischi che li attendono.
Il consenso attorno al capo dell’esecutivo conferma che la “domanda di autorità” si è ormai trasferita dai partiti alle persone. E che non scandalizzano più le alleanze trasversali, come quella con Berlusconi sull’Italicum
OLTRE il 56%, degli elettori, secondo l’Atlante Politico di Demos, attribuisce loro — a Renzi e al governo — un giudizio positivo. Pari o superiore a 6. Non è poco, visto che si tratta del terzo governo negli ultimi tre anni. Da quando Mario Monti, nel novembre 2011, subentrò a Silvio Berlusconi. L’arrivo di Monti, allora, apparve la fine di un incubo. Il suo, non a caso, resta il governo più stimato, al momento dell’incarico. Anche se, un anno dopo, la delusione travolse anche lui.
Matteo Renzi, invece, ha rimpiazzato Enrico Letta alla guida del governo, nelle scorse settimane, dopo tensioni interne alla maggioranza e, per primo, al Pd. Con un’accelerazione che non è piaciuta agli stessi elettori di centrosinistra. Eppure il consenso a favore del governo e, a maggior ragione, del Premier appare molto ampio. La fiducia personale nei confronti di Renzi, infatti, supera il 64%. Ma è interessante osservare come il più apprezzato, dopo di lui, resti proprio Letta (52%). D’altronde, la quota di chi valuta il governo Renzi migliore del precedente, guidato da Letta, non è maggioritaria. Misura, infatti, intorno al 44%, mentre oltre un terzo degli elettori li giudica più o meno equivalenti.
La considerazione di cui ancora dispone Letta appare, in qualche misura, un riconoscimento e, forse, anche un “risarcimento” di fronte al — discusso — finale del suo governo. Ciò, però, rende ancor più significativo il grado di fiducia personale nei confronti di Renzi. (Che, fra i “simpatizzanti” di Letta, sale all’85%.) E ne suggerisce la ragione, forse, più importante. La domanda di “autorità”. La richiesta di guida e di rappresentanza che ampia parte della società ha, ormai, trasferito dai partiti alle persone. Tanto che, lo rammentiamo, quasi il 70% degli italiani si dice d’accordo con l’opinione secondo cui, in questo clima di confusione, «ci vorrebbe un uomo forte alla guida del Paese» (Sondaggio Demos, gennaio 2014). Renzi, in fondo, risponde a questa estesa domanda di leadership. Sottolineata dal consenso trasversale di cui egli dispone. Da Sinistra a Destra, passando per il Centro. Con la sola eccezione degli elettori del M5S, fra i quali, peraltro, è apprezzato da oltre il 43%.
Certo, a Renzi manca la legittimazione del passaggio elettorale. Tuttavia, egli è stato plebiscitato alle primarie del Pd, l’unico partito “vero” rimasto. Ma il suo consenso dipende anche dal “modo” in cui si è imposto. Con la forza. Per certi versi, con la prepotenza. Renzi appare, quindi, il premier di un “governo personale”, che egli ha plasmato. E solo da lui ottiene significato. D’altronde, egli eredita una maggioranza definita, dal suo stesso predecessore, “strana”. Uscita da un’elezione senza vincitori. Che ha rivelato un Paese diviso in tre grandi minoranze, poco comunicanti. Così, oggi la maggioranza degli elettori non si scandalizza se, per approvare alcune
leggi, il governo debba ricorrere al sostegno dell’opposizione. Al voto di Sel, a parlamentari del M5S o a Forza Italia. Le polemiche suscitate dal negoziato con Silvio Berlusconi per delineare una nuova legge elettorale, l’Italicum, sembrano poco significative a gran parte degli elettori. D’altra parte, è difficile sostenere che ad avvantaggiarsene sia stato Berlusconi. Semmai, pare vero il contrario, a giudicare dalle stime elettorali, che vedono il Pd in crescita e il Centrosinistra largamente in vantaggio. Mentre, in caso di ballottaggio fra le due principali coalizioni, come previsto dall’Italicum, il successo del Centrosinistra guidato da Renzi sul Centrodestra di Berlusconi (o meglio, del leader da lui designato) risulterebbe schiacciante.
Dunque, Matteo Renzi oggi appare l’Uomo Forte e Veloce, richiesto da una parte (ampia) del Paese per fare fronte alla debolezza della politica. Tuttavia, le riserve sulla sua effettiva capacità di “salvare” l’Italia e di realizzare i suoi buoni propositi appaiono diffuse. Da un lato, infatti, il 57% degli intervistati, nel sondaggio di Demos, crede che egli sarà, davvero, in grado, come ha promesso, di realizzare 4 riforme nei prossimi 4 mesi. Ma, dall’altro, oltre 4 elettori su 10 la pensano diversamente. Allo stesso modo, il 54% pensa che riuscirà a portarci “oltre la crisi”. Ma, al momento dell’insediamento a Palazzo Chigi, la quota di quanti credevano nella capacità di Enrico Letta di “salvarci” era superiore al 60%. Nel caso di Mario Monti: superava l’80%. Il problema è che ci siamo abituati all’instabilità. All’insicurezza. Peraltro, gli italiani tendono a “rimuovere” i pericoli che vengono dall’esterno. La crisi che lacera l’Ucraina, infatti, appare una minaccia al 41% circa degli intervistati, ma il 44% (cioè, una componente maggiore) pensa il contrario. La vede, cioè, come un’ombra lontana.
Tuttavia, il clima di incertezza che ci avvolge rende difficile guardare distante. Solo un terzo degli italiani, infatti, crede che questo governo durerà fino alla conclusione della legislatura. Non pochi, viste le difficoltà di questa fase. Ma, comunque, una minoranza. Matteo Renzi, dunque, è costretto a correre veloce. Perché la velocità è il suo marchio. Ma anche una necessità. Per affrontare molteplici insidie che, a detta degli stessi italiani, gli giungono da diverse direzioni. Lontane e vicine. I mercati, l’Europa, la delusione dei cittadini. L’opposizione di Fi e, ancor più, del M5S. Le trappole tese dai nemici. Ma, soprattutto, dagli amici. Dagli alleati e, in primo luogo, dal suo stesso partito. Il Pd. Dove molti sono in attesa. Che inciampi in qualche ostacolo. In qualche promessa mancata. Per questo Renzi è condannato a correre. A fare tutto in fretta. Senza troppi programmi. Perché domani è un altro giorno. Si vedrà.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This