Fmi all’Ucraina di Yatseniuk: «Sì al prestito, se aumentate le bollette»

Ucraina. L’austerity di Yatseniuk. una dele­ga­zione del Fondo Mone­ta­rio inter­na­zio­nale è in Ucraina, per giun­gere al ter­mine del nego­ziato che pre­vede il pre­stito al neo governo di Kiev

Simone Pieranni, il manifesto redazione • 25/3/2014 • Copertina, DIRITTI ECONOMICI, Internazionale • 1695 Viste

Dal 4 marzo una dele­ga­zione del Fondo Mone­ta­rio inter­na­zio­nale è in Ucraina, per giun­gere al ter­mine del nego­ziato che pre­vede il pre­stito al neo governo di Kiev, pre­sie­duto da Arseni Yatseniuk, gra­dito tanto al Fmi, quanto a Obama.

In realtà le parti, secondo quanto tra­pe­lato, non sareb­bero ancora giunti ad un accordo, nono­stante la situa­zione eco­no­mica ucraina sia tutt’altro che rosea. La crisi in atto nel paese — intanto — sta facendo crol­lare il valore della hry­v­nja, la moneta locale. Dopo essere stato per anni sta­bile a otto hry­v­nje per un dol­laro, il cam­bio è pre­ci­pi­tato dopo la rivolta di 10,8 gri­v­nie per un dol­laro e 14,05 per un euro.

Il Fmi ha pro­messo a Kiev un pre­stito da 15 miliardi di dol­lari, ma sul tavolo ci sono le richie­ste dell’organismo inter­na­zio­nale, su cui Kiev prova a con­trat­tare. Il nodo prin­ci­pale delle con­trat­ta­zione è ancora una volta, come già lo fu quando era pre­si­dente Yanu­ko­vich, la richie­sta del Fondo di aumen­tare il prezzo del gas per i con­su­ma­tori: una misura impo­po­lare, ma secondo gli esperti dell’Fmi le sov­ven­zioni per man­te­nere basso il prezzo del metano rap­pre­sen­tano il 7percento del Pil e favo­ri­scono i più ric­chi, che con­su­mano di più.

Nel 2010 il Fondo con­cesse all’Ucraina un pre­stito da 15,5 miliardi di dol­lari, ma lo inter­ruppe l’anno seguente, dopo aver ver­sato due tran­che per com­ples­sivi 3,4 miliardi di dol­lari, per­chè Kiev non aveva ancora messo in atto le riforme richie­ste (tra cui appunto il con­tro­verso aumento del prezzo del gas pagato dalle fami­glie).
Insieme al prezzo del gas il Fondo mone­ta­rio chiede anche riforme di vario genere, dalla poli­tica alla giu­sti­zia. secondo quanto comu­ni­cato ieri, la mis­sione del Fmi si con­lu­derà il 25 marzo. Allora si saprà se le misure «lacrime e san­gue» che Yatse­niuk aveva anti­ci­pato poco dopo la sua pro­cla­ma­zione (da parte di Maj­dan) sarà realtà o meno. La sto­ria tra il Fmi e l’Ucraina, del resto, non è certo nuova.

Nel 1994, sotto Kuchma, il Fmi impose un suo pac­chetto al paese: all’epoca a capo della banca nazio­nale ucraina era Yush­chenko, che nel 2004 sarebbe diven­tato pre­si­dente, dopo la «rivo­lu­zione aran­cione», gra­zie anche al fatto di essere il «can­di­dato di Wall Street». Uno dei risul­tati del pac­chetto di misure del Fondo Mone­ta­rio, è sin­te­tiz­zato dallo stesso isti­tuto di sta­ti­stica nazio­nale ucraina, secondo il quale, nel 1998 i salari reali erano dimi­nuiti del 75 per­cento rispetto a quelli del 1991.

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