Fondo salva Stati, la Germania ha detto sì

Fondo salva Stati, la Germania ha detto sì

BERLINO — Vittoria del governo Merkel nella lunga partita a scacchi con i giudici di Karlsruhe, che hanno dato ieri il via libera definitivo al Meccanismo europeo di stabilità (Ems), il fondo permanente salva Stati creato nel 2012 per aiutare i Paesi europei in difficoltà. I ricorsi sono stati ritenuti «inammissibili e infondati», ha detto il presidente della Corte costituzionale, Andreas Vosskuhle, nell’annunciare il verdetto. L’Esm, la cui dotazione è di 790 miliardi di euro, può così essere utilizzato senza la minaccia di uno stop intimato dai «togati in rosso» e la sua capacità di azione diventa totalmente operativa.
Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha dichiarato che la decisione «rafforza la nostra linea di assicurare la stabilità valutaria, aumenta la credibilità e genera fiducia». Per il direttore generale del fondo, il tedesco Klaus Regling, si tratta di «una sentenza che fa chiarezza» e il fatto che Spagna e Irlanda siano uscite con successo dal programma di aiuti «dimostra che questa strategia sta funzionando». Meno soddisfatto, naturalmente, uno dei presentatori degli esposti, il vice presidente della Csu Peter Gauweiler, secondo cui, comunque, la minaccia alla supremazia del Parlamento nelle decisioni di bilancio «non è stata sradicata, ma considerevolmente limitata».
Proprio il ruolo del Bundestag era stato infatti al centro dell’esame della Corte, che aveva chiesto e ottenuto garanzie sul controllo parlamentare nelle politiche di salvataggio europee a cui partecipa la Germania. Riprendendo le tesi del giudizio preliminare, i “togati in rosso” hanno ritenuto sufficienti le modifiche introdotte. La Corte ha ribadito il limite di 190 miliardi di euro fissato per la quota della Germania nell’Esm, confermando che ogni eventuale aumento deve essere sottoposto ad un parere vincolante dei deputati. «L’autonomia del Parlamento è salvaguardata in modo adeguato, anche per quanto riguarda gli impegni internazionali ed europei», ha osservato Vosskuhle. Il via libera riguarda anche il Fiscal Compact, l’accordo europeo sulle regole delle politiche di bilancio entrato in vigore all’inizio dell’anno scorso.
A questo punto, dopo la decisione presa a maggioranza dal “secondo senato” di Karlsruhe di rinviare la questione alla Corte europea di giustizia, l’ultimo interrogativo riguarda il futuro del programma Omt, il piano di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi indebitati annunciato nel settembre 2012 dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Convinti che ci siano «buone ragioni» per credere che la Bce abbia agito al di là del proprio mandato, i supremi giudici tedeschi si riservano infatti di dire la loro ultima parola, continuando quindi ad esercitare la loro pressione sul funzionamento delle istituzione europee.
Ma i togati in rosso sono ormai abituati alle polemiche. Il loro recente pronunciamento sull’abolizione dello sbarramento del 3 per cento nella legge elettorale per il voto europeo del 25 maggio, è stata accolta molto criticamente in Germania, dove è in vigore una soglia del cinque per cento per l’elezione del Bundestag. I giudici hanno ritenuto che anche uno sbarramento del tre per cento limitasse la piena rappresentanza dei cittadini e non hanno attribuito un valore indispensabile alla necessità di evitare la frammentazione e di garantire la governabilità del Parlamento europeo.
Paolo Lepri



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