Hidalgo: “Ho vinto, con i miei ideali di sinistra”

Hidalgo: “Ho vinto, con i miei ideali di sinistra”

Ha pianto, è stata la sua prima reazione istintiva. Madame le Maire arriva emozionata, sorridente, quando ormai i militanti hanno incominciato a stappare bottiglie di Champagne. Lei, prudente, ha voluto aspettare fino alle dieci di sera, chiusa al primo piano del suo loft elettorale, a due passi da place de la Bastille. «E’ la vittoria di una sinistra fedele ai suoi ideali, rispettosa dei parigini nella loro diversità», commenta in mezzo agli applausi. Anne Hidalgo è forse l’unica socialista che può festeggiare in una giornata terribile per la sinistra francese. Il risultato per la sfida a sindaco nella capitale è stato schiacciante: 54,5 per cento contro il 45,5 di Nathalie Kosciusko-Morizet.
«Avevamo tutti le lacrime agli occhi», racconta il matematico Cédric Villani che era accanto a Hidalgo quando sono arrivati gli exit poll. Vicino a lei c’era anche il marito, il socialista Jean-Pierre Germain, che la chiama affettuosamente “force tranquille” riprendendo uno slogan di François Mitterrand. Figlia di immigrati spagnoli fuggiti dal franchismo, “Ana Maria”, 53 anni, ha vissuto da piccola a Lione ed è arrivata nella capitale solo dopo gli studi, quando era già ispettore del lavoro. Una vocazione politica tardiva, grazie anche all’incontro con Martine Aubry, all’epoca ministro del Lavoro. Ambiziosa, discreta, cresciuta nell’ombra dell’ormai ex sindaco Bertrand Delanoë, Hidalgo è la prima donna a entrare nell’Hôtel de Ville, dopo il primo sindaco dichiaratamente omosessuale. Una staffetta simbolica.
“Merci Paris” scrive su Twitter, slogan che accompagna la notte di festa nella capitale e ripreso da palloni giganti che volano davanti all’Hôtel de Ville. “Vive ma maire” esultano i giovani militanti della gauche, con un doppio senso su parole che si pronunciano uguali: maire, sindaco, e mère, madre. Essere una donna al potere significa qualcosa? Forse sì. «Vi prometto che non scenderò a compromessi sui nostri valori», risponde lei. Poi Hidalgo si toglie un sassolino dalle scarpe, sottolinea quanto sia straordinario questo risultato in un contesto non favorevole. «Attraversiamo una crisi di fiducia nella politica. Io voglio una sinistra più giusta e solidale ».
La suspense a Parigi è durata fino all’ultimo. Una settimana fa, Nathalie Kosciusko-Morizet era arrivata a sorpresa in testa al primo turno. In una Francia che svolta a destra, Parigi va in controtendenza. Ha funzionato la mobilitazione dell’elettorato di sinistra negli arrondissement chiave, il dodicesimo e il quattordicesimo, decisivi per la vittoria. Il contrario di quanto accaduto nel resto del Paese, dove si è registrata un’astensione record.
Hidalgo diventa così anche il secondo sindaco socialista a Parigi, governata dal 1975 al 2001 sempre dalla destra. Madre di tre figli, caschetto nero, tailleur rigorosamente scuri, ha studiato drammaturgia, sa ballare il flamenco e non le piace cucinare. Era la persona più potente dell’attuale giunta anche se poco conosciuta dai parigini. Fedele al “capo”, che l’ha ricambiata designandola sua erede, ha avuto la delega all’urbanistica, da cui ha lanciato cantieri come la pedonalizzazione degli argini sulla Senna nel settimo arrondissement e la riqualificazione delle Halles. Nel programma, Hidalgo ha promesso di aumentare fino al 30 per cento le case popolari, pedonalizzare place de la Bastille, rendere balneabile il lago nel Bois de Vincennes, creare 5mila posti negli asili.
La festa all’ Hôtel de Ville va avanti con lei oltre mezzanotte. Al primo piano del grande palazzo c’è l’ufficio da sindaco: 150 metri quadrati affacciati sulla Senna, con la finestra da cui il generale de Gaulle celebrò la liberazione di Parigi nel 1944. «E’ il sogno di una vita», aveva confessato Hidalgo, che sarà ufficialmente eletta solo tra una settimana dal nuovo consiglio municipale. Un sogno che si realizza merita qualche lacrima, e
pazienza per i logori cliché.


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