In Turchia oscurato anche YouTube «Minacciata la sicurezza nazionale»

In Turchia oscurato anche YouTube «Minacciata la sicurezza nazionale»

Turchia, Istambul — Sembra una città in festa. Le bandierine dei partiti attraversano le strade in un tripudio di colori. Ma a Istanbul la realtà è ben diversa: siamo alle ultime battute di una campagna incandescente. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan gira il Paese convinto di giocarsi il tutto per tutto nelle elezioni amministrative di domenica prossima. È talmente provato che, ieri, durante un comizio nella provincia di Van, ha perso la voce riducendosi a parlare in uno strano falsetto. Nonostante gli sforzi, però, da gennaio continuano a uscire sui social network video e registrazioni che lo mettono in difficoltà. L’ultimo, diffuso ieri, ha portato alla chiusura di YouTube. La registrazione riguarda un vertice in cui si parla di una possibile azione militare in Siria nella zona del mausoleo di Suleyman Shah, a 30 km dal confine, considerata territorio turco grazie ad un accordo firmato con la Francia nel 1921 quando Damasco era sotto il controllo di Parigi. Alla riunione sono presenti il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, il suo sottosegretario Feridun Sinirlioglu, il capo dei servizi segreti Hakan Fidan e il vicecapo di Stato Maggiore Yasar Guler. «È un’operazione che ha una sua legittimità internazionale», dice il vice di Davutoglu. Già, ma come giustificarla? «La motivazione può essere creata. Basta che ci sia la volontà di farlo», aggiunge Fidan. L’audio sembra dar ragione al leader del Chp, Kemal Kiliçdaroglu, che nei giorni scorsi aveva parlato di un piano del governo per attaccare la Siria prima delle elezioni in modo da distrarre il popolo dallo scandalo sulla corruzione che coinvolge il premier e altri personaggi di spicco dell’Akp.
Erdogan ha definito la diffusione della registrazione «un attacco alla sicurezza nazionale». Il ministro degli Esteri ha parlato di «una dichiarazione di guerra». Per questo l’Authority turca per le telecomunicazioni (Tib) si è affrettata a bloccare l’accesso a YouTube. Una settimana fa era successa la stessa cosa con Twitter. E il prossimo nel mirino è Facebook. La commissaria Ue all’agenda digitale Neelie Kroes ieri è tornata a criticare la limitazione della libertà di espressione su Internet: «È un’altra disperata e deprimente mossa in Turchia. Esprimo il mio appoggio a tutti i sostenitori della vera libertà e democrazia».
Altre registrazioni turbano i sonni di Erdogan. Mercoledì scorso è stata diffusa, sempre su YouTube, un’intercettazione telefonica che sembra smascherare il premier come mandante dello scandalo sessuale che nel 2010 travolse l’allora leader dell’opposizione Deniz Baykal, costretto alle dimissioni. Kemal Kiliçdaroglu ha definito la vicenda un «Watergate turco». Nelle settimane scorse si era sentito il premier ordinare al figlio di nascondere grosse somme di denaro o intimare al dirigente di un quotidiano di non dare spazio ai politici dell’opposizione. Erdogan ribadisce che si tratta di un complotto dell’arcinemico Fetullah Gulen, il predicatore islamico che vive negli Usa. In Turchia i suoi adepti sono nel mirino: ieri è stata revocata la licenza per le trasmissioni nazionali all’emittente Kanalturk Tv e sono state effettuate perquisizioni in due sedi del gruppo Kaynak Holding.
Monica Ricci Sargentini


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