Internet, la svolta di Obama il controllo sugli indirizzi non sarà più solo americano

Dal 2015 Icann sostituito da un ente internazionale

Federico Rampini, la Repubblica redazione • 16/3/2014 • Copertina, Internazionale, Scienze & Tecnologie • 585 Viste

Internet non sarà più un monopolio americano. Almeno per quanto riguarda la creazione e il controllo del “cyber- indirizzario” o registro globale. La svolta è storica, chiude una fase durata un quarto di secolo. L’addio al monopolio Usa è strettamente legato agli scandali del Datagate.
E’ una concessione di Barack Obama per venire incontro alle preoccupazioni di diversi paesi stranieri, dalla Germania al Brasile, sull’inaffidabilità di una Rete troppo esposta allo spionaggio Usa. L’annuncio è venuto dallo U.S. Commerce Department, il ministero da cui dipende l’agenzia federale di settore, la National Telecommunications and Information Administration. A parte gli addetti ai lavori e gli esperti, pochi tra la massa sterminata di utenti di Internet lo sanno, ma fin dalla sua nascita tutto il sistema di creazione di siti e indirizzi ha una supervisione americana. L’assegnazione degli indirizzi e i criteri per farlo, è un servizio che può sembrare prosaico e banale, ma è una sorta di infrastruttura elementare che consente di ordinare e convogliare il traffico online. La responsabilità – e il potere – di assegnare i numeri o “protocolli” che identificano gli indirizzi, coi vari suffissi “.com” “.gov” “.org” è rimasta in capo agli Stati Uniti, per la semplice ragione che lo sviluppo originario della Rete ebbe qui il suo epicentro prima di diventare un fenomeno veramente globale. Un controllo attraverso un registro centrale è stato necessario fin dalle origini per impedire duplicazioni di indirizzi che avrebbero generato un caos nel traffico. L’Amministrazione federale Usa a sua volta diede in appalto questo mestiere ad un’istituzione non profit, la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, nota con l’acronimo Icann. Un organismo indipendente, teoricamente immune da influenze politiche, ma pur sempre americano: con sede a Playa Vista, Los Angeles. Icann si finanzia con una minuscola tassa (20 centesimi di dollaro) ogni volta che viene creato un nuovo indirizzo con uno dei suffissi autorizzati. Fin dal 1998 gli europei si preoccuparono che Internet non fosse un monopolio Usa, e crearono il Council of European National Top Level Domain Registries (Centr), anch’esso un’organizzazione non profit, per la gestione degli indirizzari nazionali che finiscono con i vari suffissi “.it” per l’Italia, “.de” per la Germania, “.uk” per il Regno unito e così via. Tuttavia il coordinamento globale dei registri rimane nelle mani di Icann e quindi negli Stati Uniti. Da anni si discute dell’opportunità che questo compito
venga trasferito a un ente sovranazionale, che sarebbe più consono alle dimensioni universali della Rete. Ma fino alla deflagrazione del Datagate il resto del mondo, compresi i rivali strategici come la Cina e la Russia, avevano accettato il ruolo dell’Icann in nome dell’efficienza di un sistema che ha funzionato bene nell’interesse di tutti. Di recente Icann per “de-americanizzarsi” ha aperto delle succursali-hub a Singapore e Istanbul, ha diversificato i suffissi per includervi indirizzi nazionali in caratteri arabi, cirillici, cinese-mandarino. (L’unica sfida seria al monopolio Icann fu tentata da una società privata anch’essa americana,
VeriSign).
Le rivelazioni di Edward Snowden hanno cambiato le cose. Lo shock mondiale dopo la scoperta dell’ampiezza dello spionaggio americano in Rete, ha scatenato reazioni particolarmente accese in alcuni paesi dove gli stessi capi di governo sono stati spiati: la Germania di Angela Merkel, il Brasile di Dilma Rousseff. Per la prima volta anche in paesi alleati si è ventilata la possibilità di creare delle Reti a dimensione nazionale, “protette” contro lo spionaggio Usa. Di qui la decisione simbolica di Obama: nel 2015 allo scadere del contratto con Icann, quell’incarico non sarà rinnovato. Ma per sostituirlo con che cosa? Gli americani pongono una condizione: che subentri un altro ente privato, sia pure sotto vigilanza internazionale, non un’istituzione intergovernativa. Obama e i repubblicani su questo sono d’accordo: guai se Internet finisse sotto la governance di un’istituzione tipo Onu. Ne riprodurrebbe tutti i difetti, come i poteri di veto dettati da logiche politiche, la lentezza nelle decisioni. L’incubo peggiore, confida la Casa Bianca, è che dietro l’alibi di una “internazionalizzazione” della Rete i governi di Mosca e Pechino possano esportare i metodi di censura già applicati dentro i loro paesi.

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