Italicum, il sì (critico) di Berlusconi a Renzi

Italicum, il sì (critico) di Berlusconi a Renzi

ROMA — Via libera da Forza Italia all’emendamento che riduce alla sola Camera la validità dell’Italicum, la bozza di legge elettorale arrivata in Aula a Montecitorio. E via libera del Pd al ritiro di tutti gli emendamenti, a parte quello sulla parità di genere. Se ci si aggiunge il giudizio positivo del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, il percorso della legge elettorale sembrerebbe in discesa (ma il condizionale, vista la materia e i precedenti, è d’obbligo). Che non tutte le difficoltà siano superate, lo dimostra l’ennesimo slittamento dell’esame degli emendamenti che dovrebbero cominciare, se tutto va bene, oggi. E lo dimostra la posizione di Scelta civica, che alza la voce e chiede un vertice di maggioranza. Ma Matteo Renzi, prima su Twitter e poi da Tunisi, si dice ottimista: «È un importante passo avanti, una rivoluzione. Venerdì la portiamo a casa».
A sbloccare la situazione è un comunicato firmato Silvio Berlusconi. Nota double face, perché da una parte dà il via libera, dall’altra segnala il malumore per il cedimento: «Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del premier di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati». Ma come «atto di collaborazione», si manifesta «disponibilità» alla soluzione prospettata dall’emendamento di Alfredo D’Attorre, minoranza pd. Anzi, «l’emendamento Migliore», come lo chiama Lorenzo Guerini, riferendosi al fatto che prima di D’Attore l’emendamento era stato presentato da Gennaro Migliore, di Sel, e da altri.
Che succederebbe se fosse approvato l’Italicum solo alla Camera? Spiega Renzi: «Il fatto che il Senato abbia o no la norma elettorale, nel momento in cui abbiamo deciso di superare il Senato, è un fatto secondario, da addetti ai lavori». Perché il presupposto è che si proseguirebbe l’iter per l’abolizione di Palazzo Madama. Ma si potrebbe votare nel frattempo? Tecnicamente sì ed è quello che potrebbe aver convinto Berlusconi, oltre al rischio di rimanere isolato: si andrebbe al voto con l’Italicum alla Camera e con il Consultellum (ovvero il sistema risultato dagli interventi della Corte Costituzionale sul Porcellum) al Senato. «Però andare al voto così sarebbe un Bordellum — dice Beppe Fioroni —. Neanche Berlusconi vorrebbe andare alle urne con un sistema così».
Comunque sia, Angelino Alfano è soddisfatto. In un tweet dice: «Dobbiamo superare il Senato, quindi legge elettorale solo per la Camera. Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe #avantitutta». A «Otto e mezzo», Alfano spiega: «Ha vinto l’Italia, che non voleva questa legge. Renzi è stato un bravo direttore d’orchestra. Siamo molto orgogliosi e puntiamo ad averla entro giovedì sera, venerdì». Anche a costo di rinunciare alle preferenze.
Nel Pd intanto è pace interna, sia pure parziale. Molti emendamenti sono stati ritirati, compreso il più «pericoloso», quello presentato da Giuseppe Lauricella, che subordinava la validità della legge elettorale alle riforma del Senato. Restano quelli sulla parità di genere. E restano quelli sulle primarie per legge, presentati da Marco Meloni. Gianni Cuperlo è soddisfatto: «Bisognerà lavorare ancora, ma è un bel passo avanti». Non per Pippo Civati. E non per Scelta civica. Renato Balduzzi chiede un vertice di maggioranza, perché non è stato posto «nessun incentivo a superare i tanti ostacoli che nel tempo hanno impedito la revisione del nostro bicameralismo».
Alessandro Trocino


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