La Nato si affida a Stoltenberg il mediatore venuto dal Nord

by redazione | 29 Marzo 2014 9:35

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Per primo, la notizia l’ha rilanciata egli stesso, su Twitter: «Il Consiglio Nord Atlantico ha nominato Jens Stoltenberg segretario generale della Nato. Entrerà in carica dal primo ottobre 2014». Tutto come previsto: la scelta unanime cade sul candidato considerato da sempre il più favorito, appoggiato soprattutto dagli Usa, dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dal Canada, e naturalmente dai Paesi scandinavi. L’ex primo ministro norvegese, 55 anni, laburista, sposato con due figli, raccoglie così l’eredità del danese Anders Fogh Rasmussen, il timone dell’alleanza militare che riunisce 28 Paesi al di qua e al di là dell’Atlantico. Il candidato ufficiale del governo italiano Franco Frattini non taglia il traguardo, e non hanno alcun seguito neppure i sussurri romani degli ultimi giorni, che accennavano a una «candidatura-ombra» di Enrico Letta, peraltro subito smentita da fonti diplomatiche.
Stoltenberg assume il suo incarico in un momento che non potrebbe essere più teso e carico di preoccupazioni per tutta l’Europa: nelle ultime ore Barack Obama, il presidente americano, ha intimato alla Russia di «ritirare le sue truppe dal confine con l’Ucraina», accreditando così un nuovo allarme per un dispiegamento di forze sempre più massiccio. Sono già 50 mila gli uomini dell’Armata russa pronti a invadere l’Ucraina orientale «con un’offensiva su vasta scala», secondo il Wall Street Journal , e addirittura il doppio secondo il governo di Kiev. Mentre il Cremlino smentisce tutto, citando le recenti ispezioni condotte nella regione dalla Svizzera o dai Paesi baltici. E Vladimir Putin, alzando la fiamma del contrasto, ricorda a chiunque voglia ascoltare, e capire: «Quello che noi russi valiamo, l’abbiamo dimostrato in Crimea».
In tutto ciò, la Nato riveste ovviamente il ruolo più delicato. Ha accolto l’appello della Polonia e dei Paesi baltici, tutti membri dell’Alleanza e della Ue, ha promesso di proteggerli. Ma non può varcare una certa linea di rischio nel rapporto con Putin. Stoltenberg è stato scelto non tanto per la sua esperienza internazionale, quanto per la sua nota capacità di mediazione, e per il ruolo giocato nel momento più drammatico della recente storia norvegese: quando, nel luglio 2011, il suo governo dovette affrontare con i nervi saldi la strage compiuta dal terrorista neo-nazista Anders Breivik, 77 giovani uccisi nello spazio di un pomeriggio. La prova fu superata. Ma più tardi, lo scandalo di un’inchiesta sull’operato in quei giorni della polizia e dei servizi segreti fece deragliare il governo: Stoltenberg e i suoi vennero soppiantati da una coalizione popolar-conservatrice, che portò a destra la Norvegia.
Oggi, la Nato si prepara dunque a una nuova guida. Anche l’Italia ha fatto convergere il suo voto su Stoltenberg, per garantire l’unanimità del consenso. Quanto a Frattini, che si è felicitato con l’eletto, ha espresso «un ringraziamento particolare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha sempre incoraggiato un ruolo forte dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica e che ha creduto fino alla fine nella mia candidatura». Ma le cose sono andate diversamente, e l’amarezza di molti è ovvia. Così pure un velo di imbarazzo, che si intuisce anche dalle parole del ministro degli Esteri, Federica Mogherini: «Ho parlato con Frattini in queste settimane, anche poche ore fa. È una decisione che comprende e condivide» anche perché «c’è consapevolezza della qualità che l’Italia aveva espresso nella sua candidatura».
Luigi Offeddu

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