Riforme, scuola, jobs act, piano casa. Renzi a tutta forza verso le europee

Democrack. Il giro (elettorale) d’Italia in 80 giorni. Il premier: dobbiamo fare le riforme, non c’è alternativa

Daniela Preziosi, il manifesto redazione • 6/3/2014 • Copertina, Politica & Istituzioni • 1308 Viste

Sarà anche una mezza legge, per­ché vale solo per la Camera; sarà anche un mezzo «pastic­cio», come sostiene Pippo Civati; o un «bor­del­lum» intero, come mali­gna Beppe Fio­roni; ma venerdì, o al mas­simo l’inizio della pros­sima set­ti­mana, Mon­te­ci­to­rio appro­verà l’Italicum. E così Mat­teo Renzi met­terà la bol­li­na­tura (il tim­bro «fatto», di recente memo­ria) alla prima delle sue pro­messe: la riforma della legge elettorale.In realtà fra il sì della Camera e l’approvazione di una legge dav­vero uti­liz­za­bile in caso di voto, c’è di mezzo il mare: intanto per­ché sarebbe appunto un «bor­del­lum» andare alle urne con due mec­ca­ni­smi diversi per cia­scuna camera, quindi la legge è inser­vi­bile fino alla riforma del senato, e cioè campa cavallo; secondo, per­ché è ancora tutto da veri­fi­care che «l’Italicum» non pre­senti dubbi di costi­tu­zio­na­lità; terzo, per­ché ieri in Tran­sa­tlan­tico e in aula si con­ta­vano frotte di scet­tici: dai resi­stenti let­tiani che hanno man­te­nuto l’emendamento per le pri­ma­rie obbli­ga­to­rie, alle demo­cra­ti­che in rivolta con­tro l’accantonamento della parità di genere, ai fal­chi for­zi­sti, all’ex mini­stro Mauro che annun­cia il ricorso alla Consulta.Ma alla fine la solu­zione della riforma per una camera sola, che san­ci­sce la fine del rischio di voto anti­ci­pato (peral­tro mai real­mente corso) ha messo d’accordo tutti. E cioè, in ordine di peso: Ber­lu­sconi con cui Renzi ha stretto l’accordo; Ndc che resta impre­scin­di­bile per l’azione di governo; la sini­stra Pd che segna una vit­to­ria, anche solo appa­rente, dei pro­pri argo­menti e si vede rico­no­sciuto un ruolo. Renzi è riu­scito a tenere tutti, sta­volta. «La coperta è corta. Quando prima la tirava, sco­priva Letta. Ora se la tira troppo sco­pre se stesso», ragio­nava ieri il vel­tro­niano Wal­ter Verini. C’è molto rea­li­smo nel Renzi di governo, spie­gava invece Giu­seppe Lau­ri­cella sul Secolo XIX: «Il van­tag­gio per Renzi è che incassa lo stesso risul­tato che voleva. Il suo obiet­tivo è di far appro­vare una legge. Non gli inte­ressa che si tratti di un modello piut­to­sto che un altro. Que­sta è la verità». Lau­ri­cella è il depu­tato del Pd sici­liano autore del lodo della riforma mono­ca­me­rale. La cui vera ispi­ra­trice sarebbe però la sena­trice Anna Finoc­chiaro, dale­miana doc.Qual­siasi legge pur­ché sia. Quello che conta, per Renzi, è arri­vare con il vento in poppa alle euro­pee del 25 mag­gio, la prova del fuoco del suo ’assalto’ a Palazzo Chigi senza pas­sare per il voto popo­lare e con la ruvida defe­ne­stra­zione di Enrico Letta. Per que­sto ora l’Agenda Renzi è zeppa. Di titoli. «L’urgenza della sua azione rifor­ma­trice è det­tata dalle urgenze del paese, dalle euro­pee, e ora anche dall’Europa», ragiona ancora Verini. L’avviso della Com­mis­sione euro­pea, che ieri ha alzato il livello di allerta sull’Italia retro­ce­den­dola a «paese con squi­li­bri macro-economici ecces­sivi», è per il pre­mier un motivo in più per correre.Dun­que la ’fase uno’ del governo sarà l’annuncio di tutte le riforme pos­si­bili. La cam­pa­gna pre­vede un giro per le scuole d’Italia in 80 giorni, tanti ne man­cano al voto euro­peo. Ogni set­ti­mana uno scalo. Ieri da Sira­cusa ha spie­gato: «non pas­se­relle poli­ti­che, non ne abbiamo biso­gno. Dob­biamo fare cose ope­ra­tive». E, in con­si­glio dei mini­stri, lavori a tappe for­zate. Mer­co­ledì pros­simo lan­cerà «alcuni prov­ve­di­menti impor­tanti come il jobs act, gli inter­venti sulla scuola e inter­venti per il piano casa. Ci sono 2 miliardi di euro pronti per l’edilizia sco­la­stica». Ma ieri il pre­mier era preso da una coa­zione all’annuncio: «Sbloc­care il patto di sta­bi­lità» per il Nord, «garan­tire un migliore impiego dei fondi euro­pei al Sud». E fare in modo che ven­gano uti­liz­zati i soldi che ci sono per il dis­se­sto idro­geo­lo­gico, «un miliardo o due». E ai sin­daci: «Vi faremo scatenare».Se tutti tutto que­sto sarà rea­liz­za­bile, e poi rea­liz­zato, lo si vedrà dopo il 25 mag­gio: «Mi pren­dono in giro per­ché annun­cio una misura al mese, ma non c’è alter­na­tiva: o pro­viamo a fare misure choc di cam­bia­mento o spre­chiamo la ripresa come abbiamo già spre­cato la crisi». «Ora aspet­tiamo il merito dei prov­ve­di­menti, e vedremo. Ma ha ragione», ammette anche Mat­teo Orfini, della sini­stra pd che ormai non può non tifare per il suc­cesso alle euro­pee, ovvero per il suc­cesso di Renzi: «Quando si sce­glie di andare in bici­cletta non c’è alter­na­tiva: o si pedala, o si cade».

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