Lavoro, scontro nel governo: no alla staffetta generazionale

Lavoro, scontro nel governo: no alla staffetta generazionale

Sia l’una che l’altra dicono che le rispettive date di nascita non c’entrano, che il problema è solo politico. Ma la prima vera spaccatura all’interno del governo corre lungo una linea retta, chiara e forte come la differenza d’età fra Marianna Madia, 33 anni, e Stefania Giannini, che di anni ne ha 20 di più. Aveva detto il ministro della Pubblica amministrazione di voler applicare agli statali il meccanismo della staffetta generazionale, il passaggio di consegne dai lavoratori anziani a quelli giovani. Un funzionario assunto ogni tre dirigenti che vanno in pensione in anticipo, questa la formula. «Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra», le risponde il ministro dell’Istruzione. Che poi aggiunge: «Un sistema sano non ha bisogno di mandare via gli anziani per far entrare i giovani. È necessaria un’alternanza costante». Poi certo, ci sarebbe anche la sotto polemica, con Bruno Tabacci che ricorda come pochi mesi fa proprio Scelta civica, il partito della Giannini, aveva proposto di pre pensionare 100 mila statali in cambio di un piano di assunzioni per gli under 30. Ma la vera questione che resta sul tavolo a fine giornata è proprio quella generazionale: con una disoccupazione giovanile che supera il 40% e la difficoltà a creare nuovo lavoro è giusto redistribuire il lavoro che c’è? E, soprattutto, è giusto chiedere un passo indietro a chi è vicino alla pensione?
«Sarà anche un idea geniale ma secondo me è inapplicabile», dice il fondatore del Censis Giuseppe De Rita. «Ne butto fuori tre, magari i migliori, in cambio di uno nuovo che non so nemmeno com’è. No, questi automatismi non funzionano». Con un’aggravante, secondo De Rita: «Dopo gli esodati avremo gli staffettati. Altre persone espulse dal sistema pur di far quadrare i conti». Dagli 81, lucidissimi, anni di De Rita ai 33 di Carmelo Lentino, consigliere del Forum nazionale giovani: «La staffetta generazionale è un po’ come le quote rosa. Non il massimo, magari non ce ne fosse bisogno». E ce n’è bisogno? «Sì, perché in tutte le professioni l’accesso è bloccato e siamo alla gerontocrazia». E qui si impone un piccolo break sulle pensioni. Lentino finì nei tg un paio di anni fa, quando incontrò il ministro Elsa Fornero che stava preparando la sua famosa riforma. La staffetta generazionale è figlia della scelta di alzare a 67 anni l’età pensionabile? «Certo — risponde l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Pd — è proprio da quel brusco innalzamento che deriva l’aumento della disoccupazione giovanile, non dal conservatorismo di sindacati e imprese. Per questo la staffetta servirebbe sia per il settore pubblico sia per quello privato».
Anche il governo Letta aveva studiato la pratica. Nel settore privato la staffetta era stata esclusa perché troppo costosa. Per gli statali, invece, si disse che l’operazione poteva essere a costo zero. Quando a ritirarsi è un dipendente pubblico, in effetti, lo Stato ci risparmia: sia lo stipendio che la pensione sono a suo carico ma in media l’assegno previdenziale è più basso della busta paga di 8 mila euro l’anno. Ogni tre pensionati si liberano 24 mila euro l’anno, il costo di un giovane. Sono proprio questi i conti che hanno portato al nuovo annuncio del ministro Madia. Allora perché, finora, nulla è stato fatto? Perché l’operazione è a costo zero nell’immediato ma non nel lungo termine, visto che i nuovi assunti versano meno contributi di chi è a fine carriera e questo peggiorerebbe i conti dell’Inps. E perché c’è il rischio che la staffetta solo per i dipendenti pubblici venga vista come un privilegio. Loro a casa con lo scivolo mentre i lavoratori privati fanno lo slalom fra crisi aziendali e cassa integrazione.
Lorenzo Salvia



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